In questo post vorrei ringraziare e ricordare Carl Sagan. Nella sua trasmissione Cosmo, Sagan è riuscito a coniugare l’intelligenza del buon senso con quella, articolata e quasi impercettibile, dello scienziato. Nel farlo abbiamo goduto di una di quelle trasmissioni di astronomia che più avvicinano, ammesso che ce ne sia bisogno, un bambino o un uomo comune al cielo stellato, e all’andare oltre la linea dell’orizzonte.

Bambino qual’ero gli sono grato e spero che le voci su Wikipedia in italiano che lo riguardano si moltiplichino e si appesantiscano a dismisura di testi immagini e link!

Ma la mia speranza più grande è che di quella trasmissione facciano dei DVD da vendere in edicola. Riuscii allora a registrare solo l’audio e vent’anni dopo ho sbobinato quelle audiocassette, che contengono solo alcune puntate e a volte parzialmente, facendone degli mp3.

Riascoltandole, lo vedo girare ancor oggi per la Toscana parlando di Galileo, o fare colazione mentre mi spiega perchè una mela possa essere tagliata solo in accordo con il complesso dei legami atomici, alcuni dei quali possono essere separati da un coltello, altri invece no. E devo dire che la voce del doppiatore, Cesare Barbetti, contribuisce notevolmente a distendere, a pacificare, a farci sentire parte del cosmo senza per questo trattarci come hippie californiani. E anche la musica, con quella maintheme bellissima, ha un impatto mentale fortissimo, segno che per fare televisione da prima serata non sia necessario il disimpegno del varietà, ma vada bene anche un documentario scientifico che impegna perché ipnotizza con il fascino degli elementi che lo compongono. E infatti a me faceva piacere sia Drive In (soprattutto nella parte dissacratoria della politica fatta da Gianfranco D’Angelo alla fine della trasmissione) sia Cosmo.

Non ho mai più assistito a un documentario altrettanto bello.

Thanks very much, Carl!

Annunci

Il dono della pentecoste somiglia tanto alla presa di coscienza del melting pot realizzato con l’impero romano. La consapevolezza che la lingua non fosse più una difficoltà, una maledizione divina. Parlare due o tre lingue non era più un segno di doppiezza, ma l’acquisita cittadinanza di uno stato cosmopolita il quale era l’unica soluzione possibile all’ansia di pace. L’impero romano rese impossibile l’esilio per come lo conoscevano gli antichi (oggi chi parte per l’esilio si regala dei lunghi soggiorni a Parigi, Londra o New York).

Ho una fede assoluta nella verità. Non credo di incarnarla, ma mi sforzo di farlo. Mi piace farlo.

GP… Gran Prix trasmissione sportiva di Italia1 condotta dal mitico Andrea de Adamich

 

 

 

GP… Grande Punto auto destinata a risollevarci ancora una volta da un destino avverso

http://put.edidomus.it/auto/mondoauto/attualita/pdf/Case_ott05.pdf

La situazione del mercato di ottobre in europa.

Come si vede, perfino la Mercedes vende più della Fiat, e la Smart ha una quota mercato maggiore di Alfa o Lancia. Ricordo che il marchio Smart è stato suscettibile di notizie sulla sua chiusura nelle passate settimane per via delle sue scarse vendite!

È da notare come l’accoppiata Bentley-Lamborghini del gruppo Volkswagen venda più di quella Ferrari-Maserati del gruppo Fiat. Seat e Skoda, insieme, vendono più del brand Fiat. Il gruppo Volkswagen è a quota 21% del mercato europeo, cifra che non ricordo d’aver mai visto toccare a un marchio o un gruppo.

Il problema maggiore della Fiat è stato quello di non essere mai competitiva a livello internazionale. Una volta scardinata nel mercato interno, è scivolata nelle vendite. Ma questo non poteva che accadere.

In un momento in cui le grandi compagnie pubbliche, vedi Telecom, dismettono e si indebitano per permettere al privato di acquistarle, la ripresa potrebbe passare ancora una volta dall’auto. Ma la situazione è tale che, come storicamente è oramai tradizione, l’Italia è solo ancora una volta terreno di conquista. L’egoismo e il menefreghismo dei singoli non paga.

La ricerca del divino e la ricerca dell’anima gemella credo siano strettamente imparentate. Non ho mai creduto al divino dentro di me. Vedo il divino come qualcosa verso cui io mi pongo, mi relaziono. Non mi interessa nemmeno annullare la mia volontà. Preferisco obbedire mantenendo la mia identità. Altrimenti sarebbe l’esistenza di un vegetale, e allo stesso tempo non avrebbe più valore l’obbedienza. Credo che l’obbedienza sia esaltata proprio dal carattere che ci si mette in essa, dal proprio spirito che in essa si libera percorrendo il sentiero di libertà che è proprio della creatura e non di Chi la creò.
Ho una visione padronale del divino, e allo stesso tempo mi considero un servo. Mi piace l’ordine che c’è in questo, mi piace l’armonia, e vedo nella confusione moderna tra Creatore e creatura l’elemento gnostico (sotto la coperta del Buddha) che era stato cacciato, ufficialmente per questioni dottrinali, ma più significativamente per la lotta al potere dell’ellenismo romano di cui non conosciamo esaurientemente la realtà.
La dannazione in tutto ciò è che aspetterò fino alla fine della notte la voce a cui rispondere: “Parla perché il tuo servo ti ascolta”, mentre sarebbe più facile quella che considero una pericolosa e disgustosa autoillusione. Scientemente e lucidamente perpretata.
È una mia convinzione profonda che sentirsi in comunione in un’unica Chiesa voglia dire avere coscienza sia di coloro che partecipano della Luce Divina, soprattutto i propri cari, sia di coloro che da vivi si trovano in quel momento in uno Stato di Grazia. Tutto quello che non fa parte del nostro quotidiano sentire è morto.