Diavolanthropoi

 
…the days are bright
and filled with pain…
(JDM, TCS) 

Riassumiamo i fatti. Dante, dalla solida cultura classica, capace di parlare fluentemente il latino, entusiasta – come tanti all’epoca – del genio letterario di Virgilio, scrive la Commedia. La parte più famosa di essa è l’Inferno: la grande fortuna di questa cantica si deve soprattutto ai maggiori che l’animano e che vi si trovano dannati. Sono essenzialmente i protagonisti del mondo, le stelle del potere attorno cui la storia dell’umanità ha girato. All’inizio dell’Inferno propriamente detto Dante pone Minosse, al suo termine è Lucifero. E qui la questione si complica.

Il Divin Poeta non fa mistero dei precedenti culturali che lo ispirarono: la discesa agli inferi di Enea o quella di S. Paolo. Ma l’inferno è un luogo chiuso, circolare, enigmatico. Un luogo da esplorare, da indagare. Senza alcun delitto commesso, tranne quello sempre possibile ai danni dell’indagatore. Esattamente la situazione che troviamo in un altro mito tragico dell’antichità: quello di Teseo e il Minotauro.

Il Minotauro, nella propria dimora racchiuso, incastrato. Il Minotauro destinato ad un’eterna non-esistenza circolare, fatta di giorni sempre illuminati dalla stessa luce, la propria, e irrorati dal sangue delle sue vittime. Il Minotauro, che ebbe nome Asterione, e dunque anche in questo troviamo un punto di contatto col Lucifero dantesco, oltre al condividere con Minosse la gestione di un edificio di dannazione, oltre all’aspetto titanico e taurino insieme, oltre alla stupidità.

Su cosa poggia il cielo? sull’inferno. Cos’è l’inferno? Il luogo del sacrificio umano, spiega Dante senza accorgersene. Perché il Paradiso possa esistere il peccatore diventa sacrificio umano. Nel Labirinto-Inferno-Biblioteca d’anime si collezionano esistenze. Si accalcano persone senza più valore agli occhi del Creatore. Vite passate che possiamo sfogliare alla maniera di Asterione-Lucifero, come libri che tuttavia a noi danno anche alimento per le nostre speranze di redenzione.

Quello stesso Redentore che ha reso la pena del mostro eterna.

Classicità e Cristianesimo si congiungono ancora una volta, la comune mediterraneità rivive ancora. Gehenna, Armagheddon, Inferi, Inferno, Labirinto… luoghi da colonizzare, da esplorare, con il valore aggiunto della sete della conoscenza. I libri sono materia celebrale, sono testimonianza. Dante umanizza le testimonianze dirette o cartacee di cui dispone, dà corpo letteralmente al proprio corpus di culture, si ispira ai miti confondendoli e noi ci avvinchiamo alla storia dell’inferno come potremmo fare solo con l’altra storia, quella di una biblioteca che brucia. Ossia, la scena finale del Nome della Rosa.

Ma ci sono menti talmente semplici che se guardano al sole, ossia al fulcro del cielo, riescono già esso a trovarlo intricato. Come il protagonista della “Casa di Asterione” di Borges, la cui citazione m’ha ispirato a scrivere stasera.

Sarà stato il demone meridiano, il protagonista del primo dopopranzo delle periferie romane, quando a ipnotizzarmi è lo stallo concretizzato nella desertificazione della città da qualsiasi presenza umana? Il protagonista di almeno cinquemila anni di pomeriggi mediterranei, quando fa scendere il sonno inquieto sulle persone accalcate alle sponde di questo mare, quando il meriggiare/quasi un mareggiare/ si fa pallido e assorto… sarà stata questa compagnia inavvertibile e perciò vicinissima?

Allora, immaginiamo la scena.

Preso dal calore del giorno, dal sole abbacinante, dal pasto appena consumato, cerco stancamente rifugio in una zona d’ombra. Tutto è incredibilmente inanimato, secco, polveroso. Il mare piatto trama le sue trappole sotto una bonaria superficie, la bonaccia del vento mi accarezza appena. Il paesaggio è privo di presenza umana, come fosse la strada principale di un paese del west, improvvisamente spopolata dall’approssimarsi rapido di un duello. La mattanza è il residuo di antiche cerimonie sacrificali. Io non piango ancora alla maniera del coccodrillo, ma già mi pento della mia ingordigia nell’affrontare il pasto. La pesantezza del cibo aumenta ulteriormente la sensazione di calore asfissiante, non mi interessa più la mia meta ma cercare un rifugio, un morbido asilo. Fra il sottobosco di un verde diafano, artefatto, e la roccia calcarea scorgo l’entrata a un riparo, forse una piccola caverna o, come dicevano gli antichi, un onphalos. Entro.

Gli occhi non resistono al cambio repentino tra la luce epilettica e il buio totale. Nell’anfratto non c’è riverbero, e anche se ci fosse io non lo vedo, accecato come sono dal giorno che mi sono lasciato alle spalle. La retina mi fa strani scherzi, vedo figure sinuose, ombre, il fumo di una visione, forse sono caduto e ho battuto la testa e adesso sto sognando.

Tutto ciò che vedo lo riorganizzo sotto forma di racconto orale che, si badi bene, non è ancora una religione ma può essere un mistero, una rivelazione. Un’epifania.

Per farla rivivere mi aiuto, ricostruendo in un antico insano teatro la scena del delitto.

Il teatro con la sua compiuta circolare è il luogo ideale, il tempio dove si celebra il fluire del tempo. Risolvere il passato, redimere le nostre vite. Il teatro quale vasta e silente bolgia della nostra estinzione.

Nel teatro, il delitto riprende forma. Il delitto di aver ucciso la realtà lineare e inspiegabile, e aver adottato la supervisione circolare del tutto. Il delitto di aver voluto placare quelle luci ruggenti che ci eravamo dati, e che a un certo punto abbiamo cominciato a trovare noiose, scoccianti. Abbiamo visto che ci incasinavano l’esistenza, abbiamo provato ad associarle alle stelle, a dar loro un nome, abbiamo provato a relegarle in una sola.

Il demone meridiano sveglia tutti gli altri e facilita a noi uomini il compito di religione.

 

La politica è una cosa sporca. Da qualsiasi parte la si analizzi, la politica è incessantemente condannata a tradire se stessa, ciò che la mosse.
La politica è una cosa sporca. Vedere Bertinotti vestito elegantemente anziché da rappresentante delle classi lavoratrici, quando potrebbe destinare ciò che guadagna al partito e non a qualche negoziante, dovrebbe far riflettere su quello che accade in qualsiasi altro partito, sindacato, istituzione.
Ma se Bertinotti si veste così – se ha quella erre moscia, quando potrebbe tranquillamente pagarsi un corso di dizione e sarebbe pure suo dovere farlo, mentre parla in maniera tanto elevata, tanto intellettuale – è per avere l’arma di poter dare agli altri del populista. Questa è la politica. Non sarebbe più democratico che nell’agorà televisivo io vedessi rappresentato fisicamente il lavoratore, l’operaio, il contadino? E quando Bertinotti, perché Bertinotti è solo un esempio, venisse a trovarsi tra la sua gente – sua per modo di dire, mica so se è così – chi si sentirebbe a suo agio di fianco a uno vestito da signore?
Questa premessa per far capire ciò che sta succedendo in questi giorni. A un angolo del ring abbiamo lo stralogoro Berlusconi, capace grazie ai suoi tv-dollari di risalire rapidamente , dall’altro abbiamo uno che sulle bugie altrui ci campava di rendita: Fassino.
Fassino dal punto di vista dell’immagine è uno alla Veltroni. Uno che sembra non abbia ambizioni, sembra uno che riceve volentieri ordini, che si difende quand’è giusto difendersi, non ha reazioni volgari, non è un irascibile. Un tipo fidato. Vai a capire poi perché i DS avessero bisogno di una seconda banca oltre MPS.
Cosa sta accadendo? una cosa molto semplice. Come era già successo 10 anni fa a Brescia, Berlusconi smentisce e rilancia, divertendosi come un matto adesso che è arrivato il suo turno. Fa bene? Certo che fa bene, visto che la politica è una cosa sporca, visto che in un paese a maggioranza egoista costruire un impero gli deve essere costato il triplo in termini di ipocrisia e ruffianeria rispetto a un qualsiasi altro imprenditore europeo o americano. Allo stesso tempo, leggo su repubblica la reazione di Fassino ogni volta che gli arrivano ste scudisciate. Sono chiacchiere. La persona di valore, trovandosi al suo posto, si dimette. L’analogia, che forse ha spinto Pansa a chiedere le dimissioni del gruppo dirigente, è con Brescia 10 anni fa. Perché dobbiamo dire grazie a Brescia, grazie a Berlusconi, se Di Pietro si dimise e finì Mani Pulite. Il cavaliere c’aveva già provato offrendogli la poltrona di ministro. C’è riuscito facendo leva sulla coerenza di una persona normale. La stessa operazione che sta tentando oggi con Fassino, che si è sempre dipinto come politico coerente e attento. Non lo è: non c’è solo questa o quell’intercettazione, ma anche la mancanza di fiducia nei compagni di partito, o l’ambizione al potere, che lo spingono a non dimettersi.
Di Pietro tornò da Brescia pulito, assolto con formula piena, senza amnistie, prescrizioni, leggi ad hoc, politici amici, televisioni amiche, giudici amici, senza un partito fatto in fretta e furia per salvarlo da sicura condanna, senza che gli avvocati che lo difendono siedano in parlamento. Tornò soprattutto pulito da qualsiasi eventuale conflitto di interessi, seppur piccolo. Perché una Mercedes non è paragonabile a BNL, nè a ciò che ha fatto sinora l’impero berlusconiano per la tenuta della democrazia. Se si chiama impero ci sarà un motivo no?
Fassino il conflitto di interessi ce l’ha. Il problema è che non ce l’ha solo come personaggio politico. Ce l’ha per la carica che ricopre. Quell’abbiamo è sintomatico. Qui non c’è un singolo politico con le mani in pasta, ma un partito che è stato impostato per non fare sola politica. Ci sono molte ragioni perché Fassino si dimetta.
In questo momento Forza Italia e gli ex-democristiani rappresentano la parte meno nobile della politica. Pretendere da essi gesti democratici, aperti, coerenti è troppo per le loro forze. Da bravi rappresentanti della destra, sono incapaci di vedere la trave nel proprio occhio, mentre ingigantiscono a dismisura la pagliuzza nell’occhio altrui. RIpeto: se una Mercedes aveva davvero tutto quel valore, avremmo dovuto spedire Berlusconi al confino su Plutone, in vacanza.
Tuttavia, per chi si dipinge come migliore, come eticamente alto, non è possibile lo stesso metro. AN, DS, Lega e Rifondazione non possono sgarrare nemmeno un po’. Fassino si dimetta. Non faccia il riformista fino in fondo.
Ma non lo farà. È un politico, e la politica è una cosa che bisogna conservare così com’è: sporca.

Presunti punti di contatto tra il biopic di Gesù e quello di Alessandro Magno – specchietto sinottico

Le Nozze di Cana: incarna i desiderata della madre dopo averla contestata a parole, anzi rinnegandola. Protagonista il vino.
Le nozze del padre Filippo: il padre lo rinnega, lui lo contesta ma poi ne incarnerà i desiderata, ossia l’andare dall’europa all’asia. Protagonista il vino.

La nascita accompagnata da eventi soprannaturali.
La nascita accompagnata da eventi soprannaturali o eccezionali.

Quando Gesù muore, il tempio di Gerusalemme subisce lo squarcio del velo.
Quando Alessandro nasce, il tempio di Diana a Efeso viene distrutto da un incendio.

Il tempio a 12 anni
l’oasi di Siwa

i dodici apostoli
i diadochi – i dodici dei dell’olimpo tra i quali Filippo si pone come Dio in terra il giorno del proprio assassinio

s’è rivelato per ciò che era dopo la morte di Giuseppe
s’è rivelato per quel che era dopo la morte di Filippo

Non era uno stilita come Giovanni il Battista
“Se non fossi Alessandro vorrei essere Diogene” noto eremita metropolitano

Alexander-Ktistes
Gesù Cristo

Si divisero le sue vesti
si divisero l’impero

ha scatenato le guerre di religione
ha provocato le guerre civili

un sepolcro vuoto
un sepolcro vuoto

ancora oggi lo cerchiamo
ancora oggi ne cercano il corpo

nessuna biografia attendibile, solo di seconda mano
nessuna biografia attendibile, solo di seconda mano

i suoi discepoli hanno distrutto la pace universale romana
lui e i suoi diadochi hanno distrutto la pace universale persiana

la stella cometa
la stella cometa della storia umana

è raffigurato ovunque nel mondo
era così spesso raffigurato che a Gesù Cristo gli hanno dovuto mettere barba e baffi, anche se gli sono rimasti i capelli lunghi sciolti sopraelevati intorno alla fronte secondo l’iconografia di Alessandro (anastolé)

ha conquistato il mondo
ha conquistato il mondo

l’ascensione al cielo
l’ascensione tramite i grifoni

la discesa agli inferi
la discesa nel mare con lo scafandro

le frustate nel tempio
l’incendio del palazzo reale di persepoli

il triangolino con l’occhio da ciclope in mezzo
al padre era rimasto solo un occhio

muore a 33 anni
muore a 33 anni

I papi si proclamano i legittimi eredi successori e rappresentanti di Gesù e in mancanza di meglio assicurano il supposto corpo di San Pietro al colle Vaticano, il colle romano dei vaticini
Tolomeo si proclama figlio illeggittimo di Filippo e leggittimo successore di Alessandro, mentre se ne assicura il corpo portandolo nella capitale più antica dell’Egitto, quella che ne conserva il luogo che ne originò il nome, Menfi.

assume su di se i mali del mondo
“mostratemi le vostre ferite soldati, io vi farò vedere le mie”

ci ha portati ai confini della terra
ci ha portati ai confini della terra

un dio giovane
un dio giovane

un mito
il mito politico e religioso dell’antichità

le stimmate dei santi
Pompeo inclina il collo come lui

“Date a Cesare quel che è di Cesare a Dio quel che è di Dio”
il nodo di Gordio

l’ultima cena
l’ultima cena

l’importanza del vino
si ubriacava

il rapporto col padre assente
il genio del padre lo segue

la sua dottrina è stata saccheggiata da tante confessioni figlie
il suo regno non esiste più ma ogni diadoco se ne proclamò erede

l’imitazione di Cristo
ogni sovrano dell’antichità cercò di apparire come la sua reincarnazione

il suo corpo non si trova
il suo corpo non si trova

l’importanza legittimante del suo cadavere
l’importanza legittimante del suo cadavere

il re dei re
il re dei re

irascibile
l’ira di achille

buon oratore
buon oratore

lo tradiscono
lo tradiscono

becca i traditori
becca i traditori

il discepolo ch’egli amava
efestione

i discepoli si sentono perseguitati
i diadochi si perseguitano fra loro

si proclama figlio di Dio (genitivo greco di Zeus: in greco figlio di zeus sarebbe dio-figlio e non zeus-figlio… bar-teos)
si proclama figlio di Zeus

il vaticano
nel vaticano venne trovata una tomba sotto la tomba di pietro, con un dipinto parietale raffigurante il sole che guida il carro, il sole ha il volto imberbe di Alessandro, l’aureola riproduce la stella macedone che in fin dei conti è una rosa dei venti, ossia una croce (dalla trasmissione connections)

Veniva inizialmente raffigurato come Mitra
Ha dato il volto a Mitra

Natali oscuri
Natali oscuri

Il padre si sentiva “cornuto e mazziato”
Il padre si sentiva cornuto e la mazzulea

va in Egitto
va in Egitto

parlava come una rockstar
era la rockstar dell’antichità

era contro il sistema
ha abbattuto l’impero più grande di allora

era per la pace universale
ha condotto una politica di pace universale ch gli ha alienato i sudditi greci e macedoni ed ha ispirato Roma (p.e. l’editto di Caracalla), gli ideologi della Monarchia Universale, l’unione europea

San Paolo cambia vita e rifonda il cristianesimo
Giulio Cesare cambia vita e rifonda l’impero universale

morendo ha cambiato il mondo
morendo ha dato vita al nuovo mondo

la sua esistenza ci viene ricordata quantomeno tutte le domeniche
la sua biografia è assolutamente moderna

Perché gli uomini si circondano di cose belle? Perché abbiamo speso migliaia di anni in arte, cultura, civiltà? Perché addirittura arriviamo a concepire le virtù come garanzia per noi, perché possiamo apprezzare la bellezza delle cose?

Perché esistono le donne. Le belle donne. La magia che elettrizza e incanta.

Scrivo queste righe per una donna. Le mie notti insonni, io che dormo nove ore, sono tutte sue da almeno sette o otto anni. Io mi ricordo a un tratto che la devo chiamare, che non la sento ormai da un po’. Non so se dormo , non so se avviene sognando o pensando. La devo chiamare per sentirla, ma devo avere anch’io qualcosa da dire. E allora mi torna in mente tutta la questione, mentre continuo a credere di doverla chiamare. Le due opposte mozioni chamala/stacci lontano si danno battaglia, e il sonno è perduto.

La donna si chiama **** ma per tanti motivi ne tacerò qui le altre generalità. È una persona intelligente, e di questo mi sono accorto tardi, preso come sono a fare di ogni mia azione una personale vanity plate. È una ragazza furba, e questo è ciò che mi ferì, che avvelenò la mia visione di lei. Seppi che non era spontanea. Una sera, davanti al monitor, il suo ragazzo – per la cui supposta presenza mesi prima rinunciai a insistere trasformandomi in un amico rispettoso e in un platonico cretino – la piantò per e-mail. Lei disse: “M’ha giocato”.

La sua reazione non fu quella di una persona abbandonata da chi amava sopra ogni altra cosa. Non fu una reazione rabbiosa, nè si mise a piangere. Non si alzò per chiedermi un abbraccio consolatore o una parola gentile che ne ricomponesse l’io ferito, non mi chiese sesso nè io l’avrei concesso in quella situazione. La sua fu la reazione di uno scacchista. Poiché loro non sanno stare senza ragazzo (e il ragazzo per convincerle deve essere un buon partito, deve essere sceso a patti con i regni della terra, per usare una espressione evangelica, e non vivere nel deserto) ella si mise alla frenetica ricerca di qualcuno. Volle uscire anche con me. Ma io, quando vedo queste cose, divento uno straccione, uno sconfitto della vita, uno sfigato.

Conosco un sacco di persone che avrebbero fatto di tutto per scoparsela. I collezionisti di scopate badano al sodo e, sapendo quali agenti del fisco siano oggi potenzialmente le donne, non gli si può dare torto. Ma io mi sentirei una bestia a fare così. Mi sentirei sporco.

La ragazza di cui sono stato innamorato non fu che una mia illusione che questa tipa di nome **** si limitò ad amministrare. Avrei voluto abbracciarla, stringerla, proteggerla, mille e mille volte, e tutte per una ragione concreta, che si realizzava davanti ai miei occhi tramite le piccole cose che affioravano da quel viso bellissimo.

Ogni volta che vedo Michelle Pfeiffer, o Esther Canadas, o qualsiasi altro volto le somigli, io soffro. Vedo la donna che amo, che amo ancora, che non riuscirò a togliermi più dalla testa. Ma proprio con la testa saprò che giusto la donna di cui sono innamorato è colei con cui non posso costruire nulla. Perché fuma, e io proprio con lei capii di non poter stare con una che fuma. Perché è una che bluffa, e io cerco le virtù che mi consentano di apprezzare la bellezza senza pagarne lo scotto. In questo sono antiqvo.

La crisi del maschio la puoi vedere nell’arte concettuale. Non è vero che l’arte astratta o tutte le schifezze di oggi siano sopraggiunte per l’arrivo della fotografia. L’arrivo della fotografia generò il liberty, il simbolismo pieno di realismo magico.

No.

A fare l’arte sono gli uomini. Il linguaggio dell’arte è la bellezza. Il concetto della bellezza è la donna. Oggi la donna non esiste più. L’arte del Novecento ha fotografato questa situazione. Il linguaggio della bellezza nell’arte viene a dissolversi, e questo è quello che è rappresentato. La tristezza cosmica che si prova di fronte alle bruttezze, alla vacuità dell’arte moderna è profonda, reale, fisica. L’arte moderna È il maschio in crisi. Il maschio in crisi È l’inutilità, l’inutilizzabilità delle donne di oggi.

Quando io ero innamorato di una tipa, e soprattutto quando ero totalmente sopraffatto, incantato da ****, io ero me stesso. Io sentivo di esistere. Lei mi faceva esistere. Il suo pensiero mi faceva esistere. Avevo forza.

Oggi le persone mi guardano e dicono fra loro: “Ecco un uomo”. Perché mi vedono reagire. Perché rispondo. Perché guardo in faccia. Perché sono arrabbiato. Perché sono una stella danzante.

Perché so che l’amore è un’illusione, dunque so di non esistere. So che l’universo è un luogo privo di senso, a cui sono io a dare senso, come diceva più o meno quell’intellettuale nelle spiegazioni del Prof. Bernardini nel corso di Sociologia a scicom alla fine degli anni Novanta, a Roma.

Un intellettuale. Direi piuttosto un fratello di sventura. La bellezza della donna, non di tutte le donne intendiamoci, ma delle belle donne, è la chiave che apre ogni porta. Facciamoci attenti a questo. La bellezza delle donne popola il tempo dell’esuberanza, quello dell’equilibrio, e quello della stanchezza.

****, se tu dovessi mai leggere queste righe, ti siano di spiegazione per il mio comportamento così anomalo nei tuoi confronti. So che ti sei sentita tradita. Ma tu hai tante piccole scelte tra tanti piccoli imbecilli, che ti riempiono la testa di ciò che sono di fronte alla società romana, o milanese, e trascurano il fatto di essere poveri vermi striscianti, ovvero povere creature di Dio. Dettagli marginali, I suppose.

Io ho preferito avere te. Ho preferito essere fedele a quel capolavoro che mi hai creato in testa. Ho preferito non adeguarmi a ciò che venivo scoprendo di te, alle tue tante mediocrità.

Ho preferito non rinunciare al dolore, e lo sai, ma non sai che il dolore è ciò che sopporto per rimanere intimamente avvinghiato all’idea.

Ho provato diverse volte a riavvicinarti, ma il disgusto è troppo forte. Il sesso è una parte dell’amore, tu ne hai fatto un tributo al potere. Il mondo non ti biasimerà il tuo comportamento, chi vive attraversando il deserto… si.