Perché gli uomini si circondano di cose belle? Perché abbiamo speso migliaia di anni in arte, cultura, civiltà? Perché addirittura arriviamo a concepire le virtù come garanzia per noi, perché possiamo apprezzare la bellezza delle cose?

Perché esistono le donne. Le belle donne. La magia che elettrizza e incanta.

Scrivo queste righe per una donna. Le mie notti insonni, io che dormo nove ore, sono tutte sue da almeno sette o otto anni. Io mi ricordo a un tratto che la devo chiamare, che non la sento ormai da un po’. Non so se dormo , non so se avviene sognando o pensando. La devo chiamare per sentirla, ma devo avere anch’io qualcosa da dire. E allora mi torna in mente tutta la questione, mentre continuo a credere di doverla chiamare. Le due opposte mozioni chamala/stacci lontano si danno battaglia, e il sonno è perduto.

La donna si chiama **** ma per tanti motivi ne tacerò qui le altre generalità. È una persona intelligente, e di questo mi sono accorto tardi, preso come sono a fare di ogni mia azione una personale vanity plate. È una ragazza furba, e questo è ciò che mi ferì, che avvelenò la mia visione di lei. Seppi che non era spontanea. Una sera, davanti al monitor, il suo ragazzo – per la cui supposta presenza mesi prima rinunciai a insistere trasformandomi in un amico rispettoso e in un platonico cretino – la piantò per e-mail. Lei disse: “M’ha giocato”.

La sua reazione non fu quella di una persona abbandonata da chi amava sopra ogni altra cosa. Non fu una reazione rabbiosa, nè si mise a piangere. Non si alzò per chiedermi un abbraccio consolatore o una parola gentile che ne ricomponesse l’io ferito, non mi chiese sesso nè io l’avrei concesso in quella situazione. La sua fu la reazione di uno scacchista. Poiché loro non sanno stare senza ragazzo (e il ragazzo per convincerle deve essere un buon partito, deve essere sceso a patti con i regni della terra, per usare una espressione evangelica, e non vivere nel deserto) ella si mise alla frenetica ricerca di qualcuno. Volle uscire anche con me. Ma io, quando vedo queste cose, divento uno straccione, uno sconfitto della vita, uno sfigato.

Conosco un sacco di persone che avrebbero fatto di tutto per scoparsela. I collezionisti di scopate badano al sodo e, sapendo quali agenti del fisco siano oggi potenzialmente le donne, non gli si può dare torto. Ma io mi sentirei una bestia a fare così. Mi sentirei sporco.

La ragazza di cui sono stato innamorato non fu che una mia illusione che questa tipa di nome **** si limitò ad amministrare. Avrei voluto abbracciarla, stringerla, proteggerla, mille e mille volte, e tutte per una ragione concreta, che si realizzava davanti ai miei occhi tramite le piccole cose che affioravano da quel viso bellissimo.

Ogni volta che vedo Michelle Pfeiffer, o Esther Canadas, o qualsiasi altro volto le somigli, io soffro. Vedo la donna che amo, che amo ancora, che non riuscirò a togliermi più dalla testa. Ma proprio con la testa saprò che giusto la donna di cui sono innamorato è colei con cui non posso costruire nulla. Perché fuma, e io proprio con lei capii di non poter stare con una che fuma. Perché è una che bluffa, e io cerco le virtù che mi consentano di apprezzare la bellezza senza pagarne lo scotto. In questo sono antiqvo.

La crisi del maschio la puoi vedere nell’arte concettuale. Non è vero che l’arte astratta o tutte le schifezze di oggi siano sopraggiunte per l’arrivo della fotografia. L’arrivo della fotografia generò il liberty, il simbolismo pieno di realismo magico.

No.

A fare l’arte sono gli uomini. Il linguaggio dell’arte è la bellezza. Il concetto della bellezza è la donna. Oggi la donna non esiste più. L’arte del Novecento ha fotografato questa situazione. Il linguaggio della bellezza nell’arte viene a dissolversi, e questo è quello che è rappresentato. La tristezza cosmica che si prova di fronte alle bruttezze, alla vacuità dell’arte moderna è profonda, reale, fisica. L’arte moderna È il maschio in crisi. Il maschio in crisi È l’inutilità, l’inutilizzabilità delle donne di oggi.

Quando io ero innamorato di una tipa, e soprattutto quando ero totalmente sopraffatto, incantato da ****, io ero me stesso. Io sentivo di esistere. Lei mi faceva esistere. Il suo pensiero mi faceva esistere. Avevo forza.

Oggi le persone mi guardano e dicono fra loro: “Ecco un uomo”. Perché mi vedono reagire. Perché rispondo. Perché guardo in faccia. Perché sono arrabbiato. Perché sono una stella danzante.

Perché so che l’amore è un’illusione, dunque so di non esistere. So che l’universo è un luogo privo di senso, a cui sono io a dare senso, come diceva più o meno quell’intellettuale nelle spiegazioni del Prof. Bernardini nel corso di Sociologia a scicom alla fine degli anni Novanta, a Roma.

Un intellettuale. Direi piuttosto un fratello di sventura. La bellezza della donna, non di tutte le donne intendiamoci, ma delle belle donne, è la chiave che apre ogni porta. Facciamoci attenti a questo. La bellezza delle donne popola il tempo dell’esuberanza, quello dell’equilibrio, e quello della stanchezza.

****, se tu dovessi mai leggere queste righe, ti siano di spiegazione per il mio comportamento così anomalo nei tuoi confronti. So che ti sei sentita tradita. Ma tu hai tante piccole scelte tra tanti piccoli imbecilli, che ti riempiono la testa di ciò che sono di fronte alla società romana, o milanese, e trascurano il fatto di essere poveri vermi striscianti, ovvero povere creature di Dio. Dettagli marginali, I suppose.

Io ho preferito avere te. Ho preferito essere fedele a quel capolavoro che mi hai creato in testa. Ho preferito non adeguarmi a ciò che venivo scoprendo di te, alle tue tante mediocrità.

Ho preferito non rinunciare al dolore, e lo sai, ma non sai che il dolore è ciò che sopporto per rimanere intimamente avvinghiato all’idea.

Ho provato diverse volte a riavvicinarti, ma il disgusto è troppo forte. Il sesso è una parte dell’amore, tu ne hai fatto un tributo al potere. Il mondo non ti biasimerà il tuo comportamento, chi vive attraversando il deserto… si.

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