Una testa in gioco…

Ho un’ipotesi su quello che è successo. La spiego brevemente.

Immaginate i due archetipi di studente universitario. Uno si laurea, l’altro perde tempo. Bene.

Ora, molto probabilmente Giannino non fu nessuno dei due.

Simenon fu sceneggiato dalla Rai negli anni sessanta, ridotto a copione da Andrea Camilleri (quello di Montalbano) e Maigret fu interpretato da Gino Cervi.

Uno dei destini da “rabberciare”, da raddrizzare, era quello di un certo Radek, interpretato benissimo da Volonté. Come per ogni personaggio di Volontè, è suo destino morire.

Radek era uno studente universitario brillante, ma studiando capì che la malattia che aveva ereditato dalla madre, costretta dalla povertà e da lavori umili a finanziarlo negli studi, lo portava alla morte. E già qui (studente brillante e malattia che lo perseguita) vi sono tratti comuni.

Radek, ecco la colpa criminale, concepisce di morire perché condannato dalla giustizia umana per un suo crimine rocambolesco, anziché per la fatalità.

Egli non è capace di laurearsi, per via degli umili natali. Se fosse appartenuto a un censo differente probabilmente le cure sarebbero arrivate per tempo.

Dirà a Maigret “Oh, il mio è un caso tutto particolare” e improvvisamente si trova a spendere una barca di soldi, e lo fa in maniera plateale.

Ma vuole anche dimostrare, forse innanzitutto a se stesso, che il fortunato non ha capacità di affrontare la sfortuna, ancor meno di lui. Di Radek.

E resiste fino all’ultimo a Maigret, commissario parigino venuto dalla provincia, totalmente in sua balia fino a poco prima. E poi?

E poi racconta tutto. E lì è la sua perdita, la sua sconfitta. Nel momento in cui pubblicizza la cosa di cui fu più geloso: il movente, la verità della sua coscienza.

Ma la mia è solo un’ipotesi. Perché possiate verificarla su Giannino avete solo un modo: guardare un vecchio sceneggiato Rai.

Una variante. La chimica-fisica per esempio è una scienza esatta, l’equazione di stato dei gas perfetti un’utopia, non replicabile, non sperimentabile, non popperianamente falsificabile, e passa la voglia di studiarla.

o anche: la materia da studiare modifica il tuo cervello, perchè non impari a memoria (=non paghi una tassa alla società per un pezzo di carta) ma comprendi, a tal punto da elevarti. La materia studiata ti in-segna, ti segna dentro, ferendoti, e tu hai bisogno di anni per riaverti.

Intanto, gli altri si laureano, perché hanno imparato l’unica cosa che nessun professore può approvare: hanno imparato a dimenticare. Learn to forget (doors, soul kitchen). Dimenticando, liberano spazio, e quei concetti non li ossessionano più, togliendo loro risorse mentali. Loro si riappropriano del loro piccolo cervello e vanno avanti, tu in quanto Radek (medicina) o Giannino (economia e diritto) non ci riesci. Il tuo cervello intellettualmente diventa sempre più ingombrante nel quotidiano della tua vita, dimentichi tante cose che pure a fatica hai ricevuto nell’educazione (faccio delle illazioni: lavarsi i denti, mangiare regolarmente, non tenere animali in casa, vestirsi in maniera sabauda).

Provi anche a scriverne, sperando che estrinsecando compiutamente quei concetti luminosi tu te ne possa liberare. Invece diventi un divulgatore, da divulgatore insegnante, da insegnante accademico. Per uno strano scherzo del destino, tu che ti assillavi sui tomi al punto di non concludere assumi concetti con le scorciatoie della mente, con le reductio, con i bignami giornalistici dei trafiletti, persino con i semplici dati macroeconomici a bella vista sui quotidiani neoliberisti.

C’è un altro destino da ora in avanti, dopo l’ecpirosi delle vanità. Il destino di Salgari, uno dei più grandi scrittori italiani, asfissiato dalla povertà al punto di uccidersi. La provenienza è comune, ma Giannino si salva con la memoria del suo passato, la consapevolezza che questo paese nonostante tutto ha necessità della sua mente e lo ospiterà, non più come giornalista o politico, ma come opinion leader.

In altre parole la memoria di ciò che ha fatto, delle soddisfazioni professionali, non è semplicemente sua. Certo, un calo psicologico lo avrà, ma in un paese che fa fatica a trattenere i suoi laureati, un paese che non si è ancora aperto alla modernità, Giannino è epicamente un eroe di mezzo. La visione della sua condizione iniziale lo spinge incessantemente a buttarsi, a ri-formarsi, a essere fenice di sè in un modo che è prezioso per buona parte di noi, e che politicamente può giovare a tutta la nazione.

Si è fattivamente liberato dell’autorizzazione accademica a parlare. D’ora in poi parlerà con un lasciapassare molto più elevato, il più elevato che chi ha a cuore questo paese possa apprezzare: l’essere cittadino italiano, in diritti e doveri.

p.s.: particolare, o coincidenza, inquietante. Il titolo originale del libro di Simenon è “La testa di un uomo”. Radek chiede ripetutamente a Maigret “Quanto vale la testa di un uomo?”.

Giannino dirà: “Ho dato loro la mia testa: ci giochino pure a bocce”.

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Perchè sono contro la rinegoziazione del debito pubblico italiano

Allora… poniamo che Luigi va da Alessandra e gli chiede 10 euro. Alessandra glieli presta e Luigi dopo una settimana glieli restituisce. Bene.

Ora Luigi va da Alessandra e le dice: Hai visto che bravo debitore che sono? Alessandra concorda, e Luigi le chiede 100 euro. Alessandra rimane lì per lì sorpresa per il nuovo ordine di grandezza, ma poi glieli dà.

Ogni volta che Alessandra presta i soldi a Luigi non sta scommettendo sulla restituzione, ma è certa che Luigi le darà indietro i suoi soldi.

Ora, c’è un particolare. L’inflazione. L’inflazione dice che se a inizio anno mangiavi con 5 euro il cento per cento di un pollo arrosto, alla fine dello stesso anno ne mangi una percentuale inferiore. Attualmente è circa del 3 per cento. Ogni anno cioè, il potere d’acquisto del denaro perde all’incirca il 3 per cento del suo valore. O viceversa, il valore del denaro che si ha in tasca perde annualmente il 3 per cento del suo potere d’acquisto.

Allora Alessandra, capito il concetto, va da Luigi e gli dice: “Senti, bello guaglione, qua non ci stanno santi. Tu non solo mi levi le cient’euro dal portafogli, ma quando me le ridai chelle hanno perso potere d’acquisto. E’ chiaro stu fatt?”
Al che Luigi le risponde: “Va bbuo’. Allora ch’agg ffa?”
E Alessandra: “Tu m’e dda u ttre pe’ ccient, anzi, visto che la cosa varia, pe’ sta ssu’ssicure m’e dda u tre e miezz”
E Luigi le risponde: “Va bene, allora dal momento in cui me li hai dati al momento in cui te li ridarò, ti darò in aggiunta questo interesse su base annua. E questo lo considero il prezzo del tuo prestito, perché tu mi hai fatto il favore di darmi cient’euro togliendo il pane ai tuoi figli”
E Alessandra se ne va tutta contenta. Arrivato il momento che Luigi non ha più bisogno di quei soldi, che gli sono in più, s’incontra con Alessandra e glieli restituisce, CON GLI INTERESSI.

Ora, Luigi un bel giorno viene a sapere che Alessandra ha, poniamo, diecimila euro da parte, tutti i suoi averi, e si vuole comperare una bellissima automobile che è un affare. Con la macchina non è più costretta ad accompagnare i figli a scuola a piedi, ad andare in ufficio a piedi, a fare la spesa e portarla a casa a piedi. Siccome Luigi è un tipo che alla fine si svela, ORDISCE UNA MACCHINAZIONE.
La incontra e le chiede, tra le lacrime, esatti esatti diecimila euro, perchè (ma è una bugia) deve pagare un’operazione chirurgica impellente a un congiunto.
Alessandra, che di cognome fa BONOCORE, è molto triste, ma non può dirgli di no. Però gli ricorda la questione dell’interesse.
“Quando me li restituisci ricordati di darmi 350 euro, se lo fai dopo un anno, e 700 euro più l’interesse composto se dopo due” e Luigi annuisce.

Luigi ha un debito con Alessandra, è vero. Ma la cosa più importante è che Luigi ora è liquido, ha dieci mila euro in tasca. Alessandra invece non ha più potere d’acquisto, per esempio sull’auto che voleva, perché i dieci mila euro glieli hanno tolti.

Arriva la fine dell’anno e Alessandra incontra Luigi. “Allora, quest’operazione? L’ha fatta il tuo parente?”
“Si, si” Luigi finge d’essere accigliato “però dobbiamo parlare dei tuoi soldi”
“Non ce li hai?”
“Non è questo. E’ che so che i debiti grandi si negoziano”
“Ma come si negoziano… mi hai tolto tutto quello che avevo… per darli a te non ho comperato la macchina, i vestiti e le scarpe della mia famiglia si sono consumate per andare a piedi, ho dovuto fare poca spesa perché sennò tornavo troppo carica e stanca a casa e non potevo spicciare le faccende per la famiglia… ne ma pecchè? Per sentirmi dire che invece di 10350 euro me ne vuoi dare 8000??”

La verità, fuor di metafora, è che i debiti si pagano. Se oggi lo Stato dicesse ai cittadini: ok sono 30 mila euro a testa e ci liberiamo per sempre della questione, e in cambio m’impegno a non emettere più obbligazioni di Stato né qualsiasi altro tipo di debito acquistabile, mi impegno a pagare le aziende che mi forniscono nell’istante della consegna, mi impegno nel pareggio di bilancio, e nel non avere alcun debito con alcuno, beh per me farebbe la cosa più giusta al mondo.

Quei 400 e passa miliardi di euro che le banche francesi avevano dato allo Stato Italiano in cambio di BTP, CCT, BOT, e quant’altro sono 400 miliardi e passa di euro che l’economia francese s’è vista togliere sotto forma di minori investimenti, minori mutui per le famiglie francesi, minori fidi per le aziende e anche minori acquisti di titoli di Stato francesi (per cui c’è stata la fuga di Depardieu, visto che non potendo agire sul debito in mancanza d’acquirenti nazionali più facilmente controllabili lo Stato francese ha ipertassato i ricchi).

Ora, noi possiamo discutere su anatocismo e usura, di interesse minore, di spread con l’interesse tedesco (addirittura minore dell’inflazione, per cui chi investe in bond tedeschi erode il proprio capitale goccia a goccia) ma chi porta il suggerimento di abbattere il debito pubblico alla islandese pone questa questione: si possono negoziare due mila miliardi di CAPITALE di debito pubblico.

Si, si può, l’Argentina lo ha fatto due volte, l’Equador lo ha fatto, la Grecia lo sta necessariamente per fare, la Germania addirittura (che oggi pretende soldi dalla Grecia) doveva anche alla Grecia il famoso debito di guerra (e Keynes affronterà l’altro debito di guerra tedesco, quello del primo dopoguerra, nel suo esortazioni e profezie, ed. il saggiatore).
Però, mi domando, che debiti erano i loro? Erano dentro il G8 loro? Erano nel G20? Premono, come fa l’Italia, per entrare tra i membri permanenti delle Nazioni Unite? Premono, come fa l’Italia, per essere il terzo contribuente UE (per giunta in attivo) e il terzo contingente ONU al mondo?

Il debito italiano non è occasionale o incidentale, ma sistemico del complesso bancario e finanziario continentale. Quello che è successo è che le perdite finanziarie anglosassoni del 2008 si è cercato di portarle in UE attaccando proprio i debiti sovrani.
Uno si dirà: siccome sono debiti sovrani possono essere rinegoziati. Si, se non fosse che sono anche sistemici. Se non fosse per esempio che la Francia aveva da salvare Dexia insieme al Belgio e le mancava liquidità perché investita e a rischio nel debito italiano. Se non fosse che la Germania ha una sua sorta di Cassa Depositi e Prestiti (e Tremonti vuole copiarla) che finanziando le imprese tedesche ha in realtà esposto lo stato tedesco di molti volte il debito pubblico italiano.

Quindi, noi vent’anni fa abbiamo firmato Maastricht. Non ho mai visto in vent’anni alcuno scendere in piazza per pagare il proprio debito e togliere questo macigno dal futuro non solo suo e dei propri figli ma anche dal futuro di chi ci ha prestato i soldi e legittimamente li vuole indietro. L’UE ci da a disposizione altri vent’anni per restituirlo.

Paghiamolo, togliamoci dalla testa di poter sostenere l’economia con l’assistenza della spesa pubblica, e cominciamo a costruire un’economia reale sana in questo paese.

Contro un’opinione su Facebook

Fare può apparire elitaria perché coloro che vanno in tv oggi sono spesso prof dell’università, Zingales Boldrin ecc… , poi c’è Giannino che ha alle spalle attività di giornalista e se vogliamo anche di divulgatore (ma il pubblico di Radio24 è per forza di cose di nicchia ahimé). Tuttavia, e lo so perché ci sono dentro, Fare non ha semplice necessità di voto come altri.
C’è bisogno di dare una mano a qualsiasi livello, e in qualsiasi modo ci venga voglia di darla: dal volantinaggio, alle idee per il programma, dalle candidature al sostegno a chi ha raccolto le dieci firme per candidarsi.
NEO-ITALIA: PILLOLA ROSSA O PILLOLA BLU???
Soprattutto abbiamo bisogno di cittadini italiani che si fanno vivi con le istituzioni quali che siano, che sentano la cosa pubblica come propria, che si sentano come è internazionalmente titolari sia del debito pubblico, sia della spesa pubblica, sia di ogni ente o azienda controllata dallo Stato. Cittadini che non votano come firmerebbero una delega, che non abbandonano chi li rappresenta a se stesso, che si fanno latori dei bisogni del territorio e ne fanno loro campagna elettorale presso l’eletto lungo i cinque anni di legislatura.

Io non sto dando una mano a Fare perché ho un tifo da esprimere verso una particolare forza politica, perché così come mi sono avvicinato se non mi piace più me ne allontano. Ma mi interessa il mio Paese, da cui non voglio andar via verso altri lidi. Non sono un candidato ma sostengo i candidati. Sono un cittadino, un libero professionista che non vuole che lo Stato gli dia con le proprie mancanze alibi per le mancanze professionali che può esprimere nell’attività lavorativa.

Uno Stato cattivo rende onorevole qualsiasi fallimento imprenditoriale, io difendo il non diritto alla sconfitta onorevole.



I Patti Lateranensi

Ogni 4 Febbraio il Capo dello Stato e il Papa festeggiano l’anniversario dei Patti Lateranensi con cui Sua Eccellenza il Duce pagò tangente allo Stato della Città del Vaticano all’epoca, per risolvere la Questione Romana (eredità risorgimentale). I soldi avuti da un Regno d’Italia poverissimo e piagato dalla gravissima emorragia dell’emigrazione (che da un lato fece del colonialismo italiano una deviazione dallo standard britannico allora in voga, e dall’altro fa capire quanto le Leggi Razziali del 1938 – 16 anni dopo la Marcia su Roma in un’epoca in cui i treni non tardavano 5 minuti – fossero un’umiliazione italiana verso il dittatore austroungarico della Germania) permisero ai sacerdoti, ai vescovi, ai cardinali e ai pontefici di imporre lo IOR nei mercati finanziari internazionali e di fare del Vaticano un paradiso fiscale.
Questo tanto per dire qualcosa sul convitato di pietra di oggi. I Patti Lateranensi sono parte integrante dell’eredità fascista, come le Leggi Razziali, il welfare, le infrastrutture e l’incapacità italiana di respingere l’abbraccio mortale dell’Asse d’Acciaio, istigato dall’Inghilterra, che sulla falsariga di esso churchillianamente imporrà all’Europa la Cortina di Ferro.

E oggi? Oggi che la UE unisce il continente e le politiche inglesi di divisione ed “equilibrio” vanno alla deriva verso l’Atlantico, non solo l’Irlanda ma anche la Scozia cercano di staccarsi da Londra.
Per quel che riguarda l’Italia invece la Questione Romana si estende all’impunità vaticana in materia fiscale e finanziaria. Perché è per questo che il Vaticano esiste: per garantire loro l’impunità.