I Patti Lateranensi

Ogni 4 Febbraio il Capo dello Stato e il Papa festeggiano l’anniversario dei Patti Lateranensi con cui Sua Eccellenza il Duce pagò tangente allo Stato della Città del Vaticano all’epoca, per risolvere la Questione Romana (eredità risorgimentale). I soldi avuti da un Regno d’Italia poverissimo e piagato dalla gravissima emorragia dell’emigrazione (che da un lato fece del colonialismo italiano una deviazione dallo standard britannico allora in voga, e dall’altro fa capire quanto le Leggi Razziali del 1938 – 16 anni dopo la Marcia su Roma in un’epoca in cui i treni non tardavano 5 minuti – fossero un’umiliazione italiana verso il dittatore austroungarico della Germania) permisero ai sacerdoti, ai vescovi, ai cardinali e ai pontefici di imporre lo IOR nei mercati finanziari internazionali e di fare del Vaticano un paradiso fiscale.
Questo tanto per dire qualcosa sul convitato di pietra di oggi. I Patti Lateranensi sono parte integrante dell’eredità fascista, come le Leggi Razziali, il welfare, le infrastrutture e l’incapacità italiana di respingere l’abbraccio mortale dell’Asse d’Acciaio, istigato dall’Inghilterra, che sulla falsariga di esso churchillianamente imporrà all’Europa la Cortina di Ferro.

E oggi? Oggi che la UE unisce il continente e le politiche inglesi di divisione ed “equilibrio” vanno alla deriva verso l’Atlantico, non solo l’Irlanda ma anche la Scozia cercano di staccarsi da Londra.
Per quel che riguarda l’Italia invece la Questione Romana si estende all’impunità vaticana in materia fiscale e finanziaria. Perché è per questo che il Vaticano esiste: per garantire loro l’impunità.

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