Dopo di me la tempesta…

Non so se si è capito. Il mio impegno, minimo quanto si vuole e risibile quanto si vuole, prosegue con il PD per appoggiare le istanze renziane.
Se capite il mio punto di vista, ma soprattutto se avete a cuore che questo paese rimanga integro, mi trovate lì.
Mi impegno per fare del Lazio la prima regione italiana (attualmente è la seconda, ma doppiata dalla Lombardia) in termini di PIL, nonché la prima regione a tributare tasse allo Stato, COM’E’ IN TUTTE LE NAZIONI MODERNE. Questo vuol dire, al solito, infrastrutture.
E qui faccio un grosso appunto a come FARE si è comportata a VT. Non si difende lo status quo, se si vuole la crescita. Dalla Baldassari non è venuta una proposta concreta per la Tuscia. Solo critiche per quel poco che è stato messo in passato sul tavolo da altre parti politiche e tuttavia distrutto. E non parliamo di Gallo, che parla e non conclude nulla. Penso che, per via della sua inutile metafora, non mangerò miele per un anno.
Per quel che mi riguarda ogni tavola rotonda non può ridursi all’autocelebrazione dei propri cv e delle proprie vite esemplari. Si ascoltino le proposte almeno, non si esponga il vuoto se non si hanno cose concrete da realizzare nel quinquennio.
Il mondo e il tempo fuggono, pur nella decadenza l’America è trent’anni avanti a noi, e noi stiamo fermi ad aspettare che qualcuno ci imbocchi.

Grillo a piazza del Teatro ha detto di più dei candidati Fare, su VT.
Monti è venuto a VT. A VT ci sono venuti tutti, eppure io ed altri, nonostante le nostre divergenze, abbiamo avuto le maggiori difficoltà per trascinare a VT una, dico una personalità nazionale. Difatti non ci siamo riusciti, difatti i fondatori (che non sono i Diadochi di Alessandro, tranne che nel numero sacro, quelli 12, questi 7) litigano tra loro e con la DN che loro hanno nominato.

Sarebbe tutto superabile, anche litigando. Le potenzialità laziali sono ENORMI. Solo gli ignoranti (l’ultima? la Sardegna sta per diventare TAX FREE e il primo porto con cui comunica è Civitavecchia) possono non vederle. E io, conoscendo con chi devo combattere e chi devo destare, l’economia reale di questa regione, troppo sottomessa allo statalismo e alla rendita, non ho alcun dubbio da che parte stare.

E’ l’economia reale a garantire il Paese, la democrazia, il ceto medio, i diritti e i doveri, e a finanziare lo Stato: se lo ricordino tutti coloro che sono in un modo o nell’altro attaccati alla mammella statale.
Voglio che le gazzelle trovino di che brucare e voglio che tutti i leoni diminuiscano di numero e diventino gazzelle. Ma senza terra, ossia senza infrastrutture, e senza cultura e formazione continue che ognuno di noi deve compiere durante l’arco della propria vita lavorativa e professionale, l’erba, cioè l’economia, non cresce.

Cmq si, lo confesso, mi sono diviso tra tre comitati, anche se ho prediletto Area9. Ed ho aiutato Cristina con la grafica, e mi sono fatto portavoce di Eligio presso tutti. Queste due sono persone eccezionali, verso cui nutro sentimenti d’amicizia umana e politica, e non l’ex PRI che ieri l’altro alla DN ha scontentato centinaia di attivisti di FARE collegati in streaming, I QUALI SE NE SONO APERTAMENTE LAMENTATI SUI SOCIAL NETWORK!!

Termino con una citazione impropria e improvvida.

L’Italia è il paese che amo.

Questa frase, impropria e improvvida buttata lì come incipit da un ghost writer nel 1994 per la scivolata in campo, in bocca a me sta bene.
Ma non perché io abbia l’ego come altri, o perché sono chissà chi, visto che non sono proprio nessuno.
MI STA BENE ADDOSSO PERCHE’ IO SONO CITTADINO ITALIANO.
La storia insegna che Roma e l’Italia sono una cosa sola, e senza questo concetto gli abitanti di questa penisola vivono nella schiavitù, nella barbarie, nell’incertezza del domani. Non è lo Stato d’azeglianamente a dover fare gli Italiani, sono gli Italiani a doversi riscoprire tali abbandonando l’ignoranza della propria identità, della propria lunga storia, e imparando a piangere e a commuoversi per chi ha dato la vita perché loro prosperassero.

Su questo, mi spiace, sono assolutissimamente illiberale, non transigo.

Ecco perché vado via da FARE. Non ammetto che possano esistere istanze separatiste e indipendentiste in Italia.
E trovo che tutti quegli atti legislativi che parlano di autodeterminazione e indipendenza di entità etniche che non siano specificamente il popolo italiano nella sua interezza, emanati da enti locali e approvati dalle varie corti a Roma, siano anticostituzionali. Di più: contraddicano la morale della storia trimillenaria di questo Paese.
Ccosì come non è possibile che su quello che ritengo essere un dogma laico la Costituzione Italiana sia assoggettata al diritto internazionale, saldamente in mano al divide et impera anglosassone. Chi conosce un po’ di geopolitica sa di cosa sto parlando.

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