Differenze geopolitiche tra regimi totalitari

Il manifesto della razza e le leggi razziali furono emessi tutti 16 anni dopo la marcia su Roma. Nel frattempo, la Gran Bretagna aveva derogato al Trattato di Versailles concludendo un patto bilaterale con la Germania hitleriana sul riarmo della flotta marina tedesca, dopo i negoziati che già la Repubblica di Weimar aveva avviato con Londra.

Mussolini era alleato con la Francia e l’Italia aveva una unione doganale con Austria e Ungheria, che saranno le uniche due nazioni nel 1936 a votare contro le sanzioni per l’invasione dell’impero etiope, che però non poteva essere a sua volta membro della Società delle Nazioni perché legittimava la schiavitù (che scomparirà, forse anche per propaganda, sotto il fascismo).

I Trattati di Versailles vietavano a Weimar anche l’Aschluss dell’Austria, contro cui la repubblica weimeriana prima e Hitler dopo lavoreranno sempre.

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Il pangermanesimo è movimento antecedente sia a Weimar sia al nazismo.

 

La politica europea della Gran Bretagna, improntata all’equilibrio (ossia al divide et impera) nel primo dopoguerra deve andare evidentemente contro Versailles. In questo conteso cresce il bubbone nazista. Gli alleati, con Mussolini recalcitrante, e la Francia subordinata a Londra, invece di dividere il suolo tedesco in zone di occupazione (come pure Roma chiedeva) nel momento in cui l’asse Londra Berlino diventa preponderante su quello Parigi Roma Vienna Budapest, permettono alla Germania di diventare la potenza egemone del continente, con annessioni illegali.

Perciò Mussolini schiera truppe al Brennero e si oppone al possibile revanscismo tedesco, di cui teme di essere il primo sfogo. Tutto il resto è propaganda fascista che oggi fa intendere a filo e antinazisti che Italia e Germania fossero negli anni Trenta nazioni amiche. Ma le colonie italiane sono tutte attorno alla rotta Londra Suez India, e questo è un movente sufficiente a scatenare il bis della prima guerra mondiale.

L’idea che uno si fa cioè è che la Gran Bretagna, preoccupata dalla diga possibile (mare nostrum) che il giovane (e antiemigrazione interna) colonialismo italiano potrebbe opporre alle sue rotte commerciali con il proprio quarto di pianeta, abbia spinto la Germania alle diverse annessioni per poi deviarla verso il sud Tirolo e l’Italia stessa. In parole più semplici, Londra toglie guinzaglio e museruola a un mastino bastonato e umiliato sperando che morda per lei.

Alcuni punti.

  • Hitler era austriaco e non tedesco (e Hitler e Mussolini venivano e si legittimavano per l’aver combattuto su fronti contrapposti).
  • Hitler aveva una politica estera austroungarica e non tedesca (in poche parole, niente colonialismo outremar ma ostpolitik, e lo scrive in prigione nel Mein Kampf, e un servizio segreto abituato alle Mata Hari non poteva non interessarsene) che faceva tanto contenta l’isola britannica e molto poco il continente europeo.
  • Dato inconfutabile: sono quei due galauter (governatori) che per conto del Reich (e chi era la nazione capo del Reich tedesco sotto gli Asburgo? l’Austria) governano in quanto territori tedeschi Trento e Trieste durante l’occupazione tedesca in Italia (vedi l’omonimo tomo di Lutz Klinkhammer), esito scontato che Mussolini (deprimendosici con la propria volontà di potenza annichilita) tenta di contenere durante tutti gli anni Trenta. Per esempio Mussolini, non so se consapevolmente o meno, fa sua la proposta di Keynes di azzerare il debito pubblico tedesco in quanto possibile fonte di nuovi lutti.
  • Hitler cioè, nel suo pangermanesimo di origine austroungarica, non coltiva tanto nel cuore il revanscismo tedesco quanto il proprio revanscismo austriaco, di cui l’Italia è la prima vittima designata dopo esser stata non solo la prima colpevole (ma la Triplice Alleanza era solo difensiva e non offensiva) ma la prima beneficiaria del crollo dell’Impero Viennese cercando di sostituirsi ad esso come nazione di riferimento nei Balcani.
  • Il revanscismo tedesco è invece funzionale per le masse tedesche (che questa politica austromaniaca prende in prestito persino nelle pulizie etniche) perché sostituisce ogni riferimento a Roma nella copia pedissequa e di facciata che il nazismo fa del fascismo italiano. Le masse italiane, abituate a non approfondire le questioni, non si rendono conto che l’apprezzamento per il proprio regime da parte delle potenze straniere è anche un modo per misurarlo, nel valutarlo non come pericolo ma come concorrente sui mercati internazionali. Resta da capire se la vicinanza folkloristica e ideologica di questo periodo tra i due regimi sia un’idea interna al nazismo o suggerita furbescamente da fuori, come punto da realizzare in cambio ai finanziamenti occulti al partito nazista in fieri.

Se non puoi combatterli fatteli amici. Mussolini c’ha provato con Hitler. Anche approvando ideologicamente (e rinunciando, e non poteva non saperlo tramite OVRA, a menti brillanti come Enrico Fermi, che non diventa improvvisamente genio di armi militari definitive toccando il suolo americano) le leggi razziali. E qui un appunto: l’impero romano è noto per l’integrazione, addirittura per l’editto di Caracalla. E gli italiani negli anni trenta non pensavano a fare soldi in Etiopia, bensì a sposarsi le etiopi.

Di fronte il duce aveva Londra e Parigi che godevano del suo progressivo indebolimento, e la prima era la nazione che aveva armato la pistola nazista e la sua politica estera. Perché Hesse, angloegiziano di nascita, vola a Londra?

Non dobbiamo solo ragionare col senno di poi, per cui la persecuzione degli ebrei è esecrabile e quella di zingari e omosessuali non altrettanto celebrabile, o i dieci milioni di nativi americani dimenticabili perché genocidio antecedente al novecento, anche se molto più fondativo della nostra epoca.

Dobbiamo anche riflettere su quello che quegli esseri umani in quell’epoca sapevano di se stessi, il loro passato e il loro vissuto. E in questo senso il presente può essere parte di una chiave che ci apre meglio il passato.

Gli Italiani non conoscevano Mussolini per essere il duce (DUCE ERA GARIBALDI) ma per essere un giornalista socialista che “pazzamente” aveva rotto il fronte comune antiniterventista, e grazie a quella che poi sarà in parte vista come l’ultima guerra risorgimentale si era autonominato duce e girava l’Italia offrendo comizi-spettacoli gratuiti (e questo è molto somigliante a Grillo). Ci sono molti video dell’Istituto Luce su You Tube che andrebbero analizzati al di qua della propaganda anglo americana, cui si può essere favorevoli o contrari. Come in Palestina, laddove i nemici in guerra si accordano segretamente per continuare a farsela, perché altrimenti dovrebbero costruire e semiticamente hanno notevoli difficoltà culturali a farlo, e i fatti e i morti anche innocenti e anche kamikaze sono lì a dimostrarlo, anche qui le opposte fazioni vogliono lo status quo del male assoluto.

La nostra costituzione è antifascista ma non specifica che la lotta politica violenta, le ingiurie agli avversari politici, la discriminazione politica (Berlusconi che spolvera la sedia VS Ruotolo che non stringe la mano) e le Stragi di Stato sono esecrabili (e potrebbero anche dirsi fascismo, se ciò può servire alla nostra democrazia a perfezionarsi un poco e stare al passo delle altre). Ma non lo fa, perché è stata scritta in realtà sotto dettatura. Piena di promesse come Berlusconi non potrebbe mai (e si è visto quando Benigni l’ha spiegata: tutti quei verbi propositivi sono degni di un trattato utopico) viene in realtà disattesa nella prassi soprattutto quando tocca punti che il filoatlantismo contingente non permette di vedere attuati.

Gli italiani, nella gran parte, non erano colti, e andavano affollando le adunate oceaniche per divertimento. Guardate i videoclip: sono troppe quelle persone.

E il roboante: “E anche sulla questione della razza noi tireremo diritto!” suona come una resa a cose molto più grandi dell’Italietta di allora.

Cosa accade a un paese europeo che ha vinto la guerra, ch ha buona parte della popolazione esterofila (“Con la Franza o con la Spagna pur ché se magna” e del resto la nostra tv ci tratta come un popolo che teme la fame), verso cui per una ragione o un’altra le altre vincitrici scagliano un lupo rabbioso?

L’Italia di allora aveva alcune linee guida di politica estera (=geopolitica) che condizionano pesantemente il quadro complessivo: un colonialismo all’altezza delle altre nazioni europee, la vittoria mutilata come tema da recuperare lentamente, l’emigrazione da contenere e magari dirottare verso le colonie in Africa, una situazione balcanica instabile in cui giocare le proprie carte per le terre irredente stando attenta che non sorga una nuova potenza austroungarica (ciò che al contrario cerca di fare Hitler l’austriaco).

L’unico austriaco che dovrebbe essere simpatico ai neofascisti di oggi dovrebbe essere Dollfuss. La simpatia per Hitler è stato il boccone amaro che il tardo fascismo ha dovuto ingoiare e far ingoiare ai propri sostenitori, al punto di dover propagandare l’idea che noi tradimmo Germania e Austria nella Prima Guerra Mondiale, quella guerra di liberazione di Trento e Trieste fortemente osteggiata dai nostri socialisti e fortemente pubblicizzata dal Mussolini giornalista.

Ma è davvero illecito tradire lo straniero che spadroneggia in casa mia? Come ci si deve comportare con un tedesco che vuole a tutti i costi essere invasore? In parte la Seconda Guerra Mondiale è stata la rivincita che gli austriaci si sono voluti prendere sulla nostra Quarta Guerra d’Indipendenza. La Repubblica di Salò infatti non vedeva tra le proprie terre amministrate Trento e Trieste, passate nuovamente sotto mano straniera.

In parte invece è stato l’ottimo servizio che la superpotenza di allora, la Gran Bretagna, fece a una potenza regionale emergente, l’Italia. Nel febbraio 1940, l’Italia era ancora neutrale: la Gran Bretagna le organizzò contro un blocco navale, cosa ben più seria delle “sanzioni” che la Società delle Nazioni, pure burattino inglese, esercitò contro il nostro Paese. Quel blocco non colpiva semplicemente la nostra capacità bellica: divenimmo improvvisamente dipendenti dalla Germania per le materie prime, in particolare il carbone, necessarie alla nostra economia civile. Fummo ulteriormente messi tra le braccia dell’ “alleato” nazista, e fu chiaro che un “mare nostrum” alla fascista o comunque alla italiana non avrebbe mai potuto rendere possibile quel blocco navale, quel “diritto di angheria” che gli inglesi avevano imparato ad esercitare fin dai tempi di Napoleone.

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4 thoughts on “Differenze geopolitiche tra regimi totalitari

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  4. “Il fronte di Stresa”: così Mussolini tentò di fermare Hitler

    10 APRILE 2015

    di ANGELO PARATICO

    11 aprile 1935, ottant’anni fa. Benito Mussolini sbarcava sull’Isola Bella, a Palazzo Borromeo, saltando giù da un motoscafo che lui stesso aveva pilotato. Lo attendevano i massimi rappresentanti politici di Gran Bretagna e Francia, mentre Adolf Hitler non era stato invitato. Le discussioni terminarono tre giorni dopo con la firma di un accordo molto importante, che creò quello che fu definito il ‘Fronte di Stresa’. Siamo convinti che nessuno in questi giorni ricorderà tale anniversario, che pure ebbe risonanza mondiale e il cui fallimento, provocato dalla codardia della Gran Bretagna, portò diritto alla seconda guerra mondiale. In Italia non sono mai stati pubblicati libri su questo tema, o dei saggi contenenti una analisi storica spassionata dedicata agli effimeri accordi che vi furono sottoscritti e dei loro tragici sviluppi. Eppure possiamo dire che quei giorni segnarono l’apogeo del prestigio e della fama di Mussolini, più ancora che Monaco nel 1938.
    Le migliori analisi dedicate a questo intricato argomento sono dovute in Italia a Rosaria Quartararo, una brillante allieva di Renzo De Felice, oppure a storici francesi, cito solo Léon Noél “Les Illusions de Stresa. L’Italie abandonée a Hitler” del 1975, mentre nella storiografia inglese poco è stato scritto, forse perché non si sanno liberare del loro complesso di superiorità, rafforzato da una vittoria nella II Guerra Mondiale che si attribuiscono ma che in realtà andrebbe ascritta all’URSS in primis e agli Stati Uniti in secundis: forse per questo motivo continuano a vedere nel Mussolini diplomatico solo una sorta di clown.
    Tale accordo è stato definito da Pat Buchanan, nel suo Churchill, Hitler and the Unnecessary War, come ‘il più importante tentativo fatto in Europa per fermare Adolf Hitler prima dell’inizio della II Guerra mondiale’ e, addirittura, rincarando la dose egli sottolinea che fu una follia, pochi mesi dopo, per la Gran Bretagna di aver votato contro l’Italia e applicato sanzioni punitive per l’invasione dell’Etiopia, spingendoci nelle braccia di Hitler. La Francia invece accettò obtorto collo la sovranità italiana sull’Etiopia come uno scotto da pagare per mantenere unito il ‘Fronte di Stresa’: una ulteriore dimostrazione della sua importanza.
    L’Italia e la Francia desideravano fortemente far fronte comune contro Hitler, dopo che il 16 marzo 1935 aveva ripristinato la leva obbligatoria e dichiarato di voler creare una flotta aerea e di aumentare il numero di divisioni, stracciando gli accordi sottoscritti a Versailles. Le nazioni vincitrici della I Guerra Mondiale si limitarono a note di protesta, ma l’errore più evidente lo fece la Gran Bretagna inviando John Simon e Antony Eden a Berlino per una visita precedentemente programmata, come se nulla fosse accaduto.
    Benito Mussolini pose sul tavolo vari argomenti, anche se la necessità di evitare l’Anschluss dell’Austria fu quello centrale. Egli esordì mostrando di conoscere bene la situazione a Vienna, dicendo ai rappresentanti della Gran Bretagna, Ramsay MacDonald e John Simon, e a quelli francesi, Pierre Laval e Pierre-Etienne Flandin, che una coscrizione obbligatoria in Austria avrebbe voluto dire la fine della sua neutralità, dato che i giovani austriaci erano tutti filo-nazisti. Mussolini non voleva la Germania al Brennero e auspicava che l’Austria restasse una nazione cuscinetto, inoltre desiderava avere un avallo che gli consentisse l’occupazione dell’Etiopia, per vendicare l’onta di Adua. Non si parlò esplicitamente dell’invasione dell’Etiopia, ma Mussolini fece delle pesanti allusioni, facendo capire che in cambio di quelle terre egli avrebbe sostenuto le altre potenze europee contro la Germania nazista. Nessuno eccepì o lo avvertì di non azzardarsi a farlo. Se lo avessero fatto, dubitiamo che Mussolini avrebbe mosso l’esercito e, come ebbe poi a dire lo stesso primo ministro francese, Pierre-Etienne Flandin, se la Gran Bretagna fosse stata chiara non avrebbero inflitto poi una cocente umiliazione a Mussolini, ‘perché i dittatori non accettano umiliazioni.’ Prova della propensione a un compromesso da parte di Mussolini fu il fatto che si mostrò disposto ad accettare il piano Hoare-Laval, prima che una soffiata lo rendesse pubblico, provocando indignazione in tutta Europa. Dunque la Gran Bretagna, il paese con più colonie al mondo, votò per le sanzioni all’Italia che attaccava l’Etiopia. Come poi ebbe a dire il sottosegretario permanente al Foreign Office, Vansittart: ‘Con questo fiasco perdemmo l’Abissinia, perdemmo l’Austria, creammo l’Asse, e rendemmo inevitabile la prossima guerra con la Germania.’
    La Gran Bretagna – il suo nomignolo di Perfida Albione in questo caso è meritato – tenne un comportamento assai ambiguo in quegli anni, credendo di poter addomesticare Hitler, la cui natura sanguinaria e i cui fini Mussolini invece conosceva benissimo e, subito dopo Stresa, cedettero alle lusinghe naziste firmando, il 18 giugno 1935, un accordo navale, senza informare Francia e Italia, che pose in proporzione diretta Germania e Gran Bretagna per numero e tonnellaggio in navi da guerra, di fatto rinnegando sia gli accordi di Stresa che quelli di Versailles.
    Benito Mussolini s’infuriò e, purtroppo per l’Italia, si convinse che Hitler non poteva più essere fermato e che, pertanto, la tigre andava cavalcata.

    http://lanostrastoria.corriere.it/2015/04/10/11-aprile-1935-il-fronte-di-stresa-cosi-mussolini-tento-di-fermare-hitler/

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