Come terminare degnamente un convegno…

A: “Bene, siamo arrivati al termine delle relazioni di questo convegno… ci sono domande?”
B: “No.”

A: “Bene, i relatori hanno concluso i loro interventi… dal pubblico ci sono domande?”
B: “Grazie per il microfono.
Sicuramente è un’impresa titanica mettere in campo una tale macchina costruttrice di significati, e di significati costruiti su altri significati, soprattutto affiancando due settori dello scibile umano, ovvero della rappresentazione umana della realtà immanente – immanente perché eterna e infinita appare a noi povere creature mortali – che sono non dico lontani tra loro ma appartenenti quantomeno a emisferi diversi della mente. Dico questo proprio per giustificare il silenzio, religioso e non certo omertoso, con cui ho seguito da un lato lo svolgersi di questo happening e dall’altro il turbinio dei pensieri e delle voci passate, voci che fanno parte del mio vissuto, che all’ovvia insaputa del resto del vostro rispettabile uditorio ho lasciato sciamare liberamente nel chiuso et luminoso buio della coscienza. In altre parole, se il silenzio dell’ascolto si è rivelato per quel che mi riguarda ampiamente fecondo, proprio i frutti di cui beneficio mi fanno avere non domande di chiarimento ulteriore alla limpidezza del pensiero che avete esposto, così come l’egregio moderatore mi domanda relazione, ma una muta ammirazione per l’opera di cui questa sera noi tutti siamo stati testimoni.

Ancora grazie!”

un oratore ha più soddisfazione… 😉

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