Il punto di vista dell’estraneo

Tutti noi nel corso dell’esistenza affrontiamo alti e bassi. Ci troviamo in situazioni stupende, in luoghi incantevoli, in compagnia di amici veri, e poi improvvisamente becchiamo una serie di eventi che scombussola questa visione fortunata che avevamo della nostra esistenza.

Ma non è solo una questione di fortuna… anche se ci mettiamo di impegno, anche se non molliamo, le cose vanno male. Qualcuno che ci ha preso di petto, circostanze che si susseguono e si ostinano tutte a peggiorare la nostra condizione, fino a una crisi amorosa o lavorativa grave. E’ allora che pensiamo come risolvere secondo la nostra volontà sì, ma in maniera non ortodossa.

Per esempio, mi ricordo di quella favola di Esopo che raccontava di Ercole che andava per un sentiero. Trova un ciottolo lo calcia e lo butta via. Ne trova un altro, idem. Magari s’annoiava e in questo modo scandiva il proprio cammino.
Ma, calciando un terzo sassolino, questo non solo non si muove, ma insomma diventa un bel sassetto. Lo calcia di nuovo e quello diventa un pietrone. Ercole ci si affatica in tutti i modi e quello alla fine è talmente grande da ostruirgli il sentiero.
Lo soccorre Minerva, quella che per noi oggi sarebbe la Madonna del Soccorso e del Buon Consiglio, vedi anche il rapporto tra Atena e Ulisse. Insomma, per farla corta, Minerva gli si accosta e gli dice:
“Fratello, perché ti intestardisci? Non vedi? Il problema si ingrandisce proprio perché cerchi di risolverlo. Invece, fa una cosa, abbandona per un momento il sentiero, fai un giro intorno a questa cosa prodigiosa e malsana e prosegui per la strada con la tua solità serenità”.

Ercole segue i consigli della sorella. Attenzione: nessuna ninfa dei boschi, nè un dio del fiome (ammesso che se ne potesse ancora fidare) lo avvicina per spiegargli il perché e il percome. Il consiglio gli arriva da un perfetto estraneo, a lui parente, ma totalmente fuori dalla situazione che sta vivendo. Non ci sono spiegazioni da ottenere, quel problema è un prodigio il cui segreto non si può sciogliere e rivelare alla luce del sole. La malvagità ottusa e passiva del ciottolo rispetto al cammino (non in senso assoluto, ma verso lo scopo) è talmente impenetrabile da diventare sacra e intoccabile. Ercole, un dio, deve rispettarla, aggirandola, ovvero tenendosene distante. Questa favola è inoltre parente a quella dell’uomo che scalda un serpe indirizzito in seno: lì addirittura vediamo qualcuno che il problema lo attira a sè, rinvigorendolo.

Così, anche a noi può capitare che di fronte a questioni insormontabili non cerchiamo il consiglio di persone (anche amici) che con quelle questioni potrebbero essere attinenti, ma chiediamo a perfetti estranei. E’ un principio che troviamo in tanti ambiti: un punto di vista totalmente differente, che confonda i ruoli (il sentiero con la campagna affinché Ercole prosegua verso la meta), può essere risolutivo. Può aprirci nuove prospettive, e farci andare avanti.

Ora, ci sono alcuni paesini del ternano, disposti come anelli di una catena  lungo la valle del Tevere, che hanno, ognuno sugli altri, dei modi di dire canzonatori. Sono paesi umbri, si sentono un po’ elitari per via della grande stima che in genere italiani e stranieri di nazioni ricche hanno di quei luoghi, però scavando trovi anche lì i soliti campanilismi. E se reciti l’intera cantilena che il villaggio più dimenticato del viterbese, totalmente estraneo alla grande realtà turistica e di ospitalità umbra, conosce di loro beh… rimangono davvero male.

“Lugnano le sugnava
Alviano le avea,
Tenaglie le tenea
Montecchio le montava
e Baschi le buscava!”.

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3 thoughts on “Il punto di vista dell’estraneo

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