Decrescita felice?

All’epoca, Paolo Romani era tra coloro che più si agitavano nel PdL per il nucleare. Poi è venuto il secondo referendum sul nucleare. E allora colpisce da un lato che l’on. Romani oggi sostenga con forza le rinnovabili, e dall’altro che finalmente (almeno per chi scrive) buttata alle spalle la questione del nucleare italiano vengano fuori coloro che parlano di “decrescita felice” e di supposta pericolosità, incapacità, difettosità dell’energia verde, affinché non si espanda dove costoro hanno la villa.
La mia famiglia è meridionale, e la decrescita del Sud che passa dalla Napoli Portici (prima ferrovia italiana) e dall’oro che oggi costituisce le riserve della Banca d’Italia allo schifo attuale la conosce. La decrescita non è mai felice. La decrescita favorisce le rendite e il latifondo e fotte la redistribuzione della ricchezza che un mercato vivace realizza quantomeno in parte.
La decrescita porta ignoranza, con tutti i suoi mostri al seguito. E torno alla mia affermazione iniziale, perché negli strani tempi che viviamo chi si muove comunque perché questo Paese cresca (si spera in salute) deve stare ora da una parte ora dall’altra.

E mi domando, dopo l’ennesimo sabotaggio alla crescita del Paese avvenuto ieri, quando i parlamentari grillini sono andati in appoggio al comitato No Tav in Val di Susa, se il popolo francese o quello tedesco avrebbero tollerato una forma di dissenso che ne mette in discussione il benessere.

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