Jean-Nicholas Arthur Rimbaud

Cos’è il genio? Non lo saprei definire esattamente. Di certo un uomo di genio e un uomo di talento hanno qualcosa in comune, nel senso che si staccano dalla massa ma la beneficiano. Epperò, mentre il talentuoso comunque deve applicarsi per arrivare a un risultato, il genio sembra essere già “sulla preda”.

Il mondo ha prodotto diversi geni. Per la scienza Einstein è l’esempio più eclatante, mentre ciò che attira di Tesla e Majorana è la loro potenzialità inespressa e il loro lavoro misconosciuto. Leonardo e Michelangelo non furono solo geni, ma rivali, anche se il primo voleva essere più ingegnere e il secondo più scultore: entrambi tuttavia li ricordiamo per le loro opere pittoriche. Dante e Shakespeare si rifanno alla classicità, e (probabilmente oggetto di un mio prossimo post) Leopardi nonostante tutto deve molto del suo pessimismo cosmico alla morale comune della Grecia presocratica. Di Mozart conosciamo una genialità esuberante, ma che si muove all’interno di strutture musicali già conosciute. Picasso lavora in un momento particolare per l’arte: la fotografia aveva scalzato la pittura figurativa nella rappresentazione della realtà, e ciò apre le porte all’arte concettuale, mentre molta figurazione picassiana sembra riflettere uno specchio rotto (“Everything is broken up \ & dances” Jim Morrison) o meglio una sorta di pellicola fotografica rigida che andando in frantumi imprime angolazioni differenti e poi viene rimessa insieme in un collage per lo sviluppo della foto positiva.

C’è però, in questa carrellata sui geni, un individuo particolare, dalla vita piena di mistero, che fin da giovani impariamo ad amare. Questo genio poetico, puro, è Arthur Rimbaud.

Vocali, manoscritto originale. Da Wikipedia Commons

Qui non si vuole fare analisi strettamente letteraria delle opere di Rimbaud: mi limito a dire che fino a un certo punto della storia dell’uomo l’arte o è celebrativa e monumentale o non è. La catena tira finquando la borghesia distrugge il mecenatismo. Il poeta maudit è il poeta orfano, che scrive rivolgendosi a se stesso e, come forse è il caso di Rimbaud, per pochi amici.

Fra due anni, fra un anno forse, sarò a Parigi. – Anch’io, signori del giornale, sarò Parnassiano! – Ho in me qualcosa, non so bene… che vuol salire…– (a Théodore de Banville; Charleville, 24 maggio 1870)

Nascono le avanguardie e i salotti, ma non può essere l’arte istituzionalizzabile e dunque duratura di prima. La grandezza di Rimbaud è anche in questo assoluto della coscienza, scevro di qualsiasi habitus sociale e psicologico, avanzando e rendendosi universalmente accettabile in un mondo contemporaneo introdotto anche dalle ricerche di Freud e dall’evoluzione post freudiana della psicologia, un mondo che cioè vede nell’aspetto psicologico un fattore importante del benessere.

È falso dire: Io penso: si dovrebbe dire io sono pensato. – Scusi il gioco di parole. IO è un altro. (a Georges Izambard; Charleville, 13 maggio 1871)


Nietzsche (altro genio, filologo che scopre come Leopardi l’inconsistenza delle fonti della fede cristiana, e ne rimane diversamente orfano) parla dell’uomo in quanto animale delirante. Rimbaud toglie il delirio e restituisce l’aspetto necessario della nostra particolare animalità: si pensi al brano ALBA in Illuminazioni.

Rimbaud che scrive avendo come primo pubblico qualificato il suo professore, Georges Izambard, poi sostituito da Verlaine, con cui ha un rapporto burrascoso, un menage poi fallito  che lo fa improvvisamente smettere di scrivere, quasi avesse bisogno di un Chirone e non di un pubblico di massa.

Qui entriamo per l’appunto dentro il mistero. Perché in Rimbaud abbiamo un ragazzo cresciuto senza figura paterna, e che cerca in una guida spirituale (Izambard, poi Verlaine) l’approvazione per i propri risultati scolastici brillanti, fino a trasformarli in qualcosa che dura ed è destinato a durare nella letteratura mondiale. D’altro canto, Verlaine è sì l’altro grande poeta che tutti conosciamo, ma anche uno sbandato e un violento: sulla moglie (che brutalizza), sullo stesso Rimbaud (cui spara a Brussels), sulla madre (una donna che conservava sulla mensola del camino i feti dei propri aborti dentro i vasi) che tenta di strangolare, su un figlio legittimo che nato da poco sbatte contro un muro. Verlaine ama avere relazioni omosessuali con ragazzi attorno ai diciotto anni (come con Rimbaud, ma anche producendosi nella relazione platonica con l’allievo Lucien Létinois) e nei momenti di maggiore sconforto cerca consolazione con le prostitute, contraendo malattie veneree, abbandonandosi all’alcolismo e frequentando gli ambienti peggiori delle città del nord Europa.

Il mistero consiste nel cambiamento totale che si verifica in Rimbaud. Se prima aspira in un certo qual modo alla gloria letteraria, e fa di tutto per mettersi in luce in patria, dopo i due anni passati in giro con l’amico Verlaine abbandona definitivamente la poesia, diventa capocantiere (attenzione, facendo dichiarare il falso alla madre, che cioè ha sempre lavorato nei suoi possedimenti terrieri) poi mercante di schiavi (la schiavitù è il motivo per cui l’Etiopia non sarebbe dovuta essere parte della Società delle Nazioni nel 1936, e ciò contribuisce a indebolire le sanzioni contro l’Italia fascista) e mercante d’armi (probabilmente le stesse che spareranno contro gli italiani colonizzatori ad Adua). Insomma, un attaccamento al denaro e una ricerca di lavori borderline, disprezzabili, totalmente lontani dalle personalità artistiche e letterarie, al netto di Verlaine, che fino ad allora ha frequentato. E non c’è accenno nella corrispondenza successiva alle proprie poesie, al punto da far sospettare allo scrivente un’impostura, uno scambio di persona.

Vi sono diversi elementi a corredo di questa interpretazione. Innanzitutto si può dire che Rimbaud e Verlaine si assentarono dalle rispettive famiglie per un paio d’anni, e che il primo non fosse proprio beneamato nella sua. L’avidità della madre di Rimbaud si riverbererà poi nella sorella, con modalità che ricordano quelle di Nietzsche (Plutarco, autore delle Vite Parallele, avrebbe da scriverne su entrambi).
All’epoca non è che si girasse con le carte d’identità con tanto di foto segnaletica.

Ritorna, ritorna, amico mio, caro, unico amico, ritorna. Ti giuro che sarò buono. Se sono stato grossolano con te, era uno scherzo in cui m’incaponivo, me ne pento più di quel che non sia possibile dire. Ritorna, tutto sarà dimenticato. Che disgrazia, che tu abbia dato peso a quello scherzo. Da due giorni non smetto di piangere. (a Paul Verlaine; Londra, 4 luglio 1873)

Il brano di cui sopra testimonia che ci fu un malinteso tra i due, ma non sappiamo in cosa consistesse: eppure il rancore di Verlaine (“Loyola” lo appellerà Rimbaud nelle missive di qualche anno più tardi, riferendosi alla sua ipocrita conversione al cattolicesimo) rimarrà, segno che fu qualcosa di incredibilmente pesante. C’è da dire, contro l’ipotesi dello scambio di persona, che basta un’analisi grafologica sulla corrispondenza rimbaudiana per smontarla.
Ad ogni modo, Rimbaud parla in altre lettere che sta componendo un Libro Nero, o Negro. Probabilmente Une Saison En Enfer è quel libro, o un suo rimaneggiamento, una sua rielaborazione postuma.
Possiamo immaginare Verlaine oggetto da un lato delle prese in giro parnassiane, criticato dalla moglie, nelle cui braccia probabilmente era corso per sfuggire alla madre, e da cui era scappato per consolarsi con Rimbaud. E quest’ultimo, che invece di confortarlo lo canzonava, invece di rassicurarlo lo minacciava, magari con la pubblicazione di un diario della loro relazione. Nel caso dello scambio di persona a farne le spese è Rimbaud, ucciso e fatto sparire a Londra, rimpiazzato da un altro conoscente di Verlaine, simile per alcuni segni (naso) ma con una corporatura differente, e soprattutto differente viso, come poi testimoniano le fotografie africane. Nel caso canonico invece, a Londra o Brussels a sparire è questo libro, che Rimbaud rimaneggerà a Roche componendo Una Stagione All’Inferno.

Una Stagione della vita cioè pagata all’Inferno. “Mi sento di vivere all’Inferno, dunque ci sono” scriverà. E poi l’infernale stagione letteraria non solo verrà archiviata, ma addirittura bruciata e sepolta.

Insomma, che il “criminale” Verlaine abbia sostenuto la parte dell’assassino di Rimbaud o piuttosto della sua ispirazione a scrivere, il lampo rimbaudiano nella letteratura mondiale nasce e muore nel giro di pochi anni.

Tavola sinottica dei due Rimbaud, notare l'aspetto differente dall'attacco dei capelli al mento appuntito nell'adulto e stondato nel ragazzo. Le ultime foto mostrano la mano sinistra deforme, solitamente nascosta. Sono foto che dimostrano, oltre alla loro pochezza qualitativa, alla loro rarità, alla loro incapacità di rendere certa l'identità del Rimbaud adulto, la ritrosia del medesimo per i primi piani.

Tavola sinottica dei due Rimbaud, notare l’aspetto differente dall’attacco dei capelli al mento appuntito nell’adulto e stondato nel ragazzo. Le ultime foto mostrano la mano sinistra deforme, solitamente nascosta. Sono foto che dimostrano, oltre alla loro pochezza qualitativa, alla loro rarità, alla loro incapacità di rendere certa l’identità del Rimbaud adulto, la ritrosia del medesimo per i primi piani.

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11 thoughts on “Jean-Nicholas Arthur Rimbaud

  1. Veramente quello che hai scritto è sbagliato. Quello che voglio dire è che tutte le foto del “Rimbaud Adulto” che hai messo nell’immagine, erano tutte allegate e descritte nei dettagli nelle sue lettere. Mi spiego: Tutte le sue foto da adulto, erano entrate in possesso dei familiari grazie alla corrispondenza tra Rimbaud in persona mentre era in africa e la Madre a Roche. Non esiste nessuna “Mano Deforme”. La foto originale di cui parli è al museo Rimbaud a Charleville. Se le era scattate da solo. I disegni erano ritratti abbozzati dei conoscenti o di chi ha provato a riprodurne un immagine negli anni dopo la sua morte. Sempre con firma e descrizione nel retro o sotto ad esso. Morale: ok, puoi dire la tua, sul tuo Blog, ma se dici cose che non corrispondono a verità permettimi di farlo presente. Ps. Il tipo della Mummia è inguardabile………..non c’entra proprio nulla anche se l’hai messo apposta…

    • Scusami. Non ho capito cosa avrei scritto di sbagliato. Se ti riferisci al sospetto dello scambio di persona, ho scritto chiaramente “C’è da dire, contro l’ipotesi dello scambio di persona, che basta un’analisi grafologica sulla corrispondenza rimbaudiana per smontarla.”

    • Riguardo al tipo della Mummia, me ne frego se lo si reputa inguardabile (tanto inguardabile da essere un attore da cinema americano…). Era semplicemente per rendere l’idea su dei connotati rimbaudiani che nel giro di pochissimo cambiano radicalmente.

  2. Infine, sulla mano deforme. Bisogna intendersi su cosa significhi. Per me è stato un modo breve di indicare la mano sinistra, resa parzialmente inabile dopo il ferimento al polso di Brussels, grazie a un colpo di pistola scaricatogli contro da Verlaine. In alcune foto, come quella del fucile in piedi, appare evidente nella sua postura innaturale e inopportuna.

  3. Ti ho risposto ma non so se ho inviato correttamente il messaggio, perchè non lo vedo ancora pubblicato… Comunque… Ultima cosa che volevo dire… Il suo nome ufficiale correttamente dovrebbe essere scritto così:”Jean Nicolas Arthur Rimbaud” Cioè senza l’h..

  4. Scusa, ho sbagliato infatti non ho inviato correttamente il messaggio! Intendevo che secondo me è sbagliato solo questo pezzo: “Tavola sinottica dei due Rimbaud, notare l’aspetto differente dall’attacco dei capelli al mento appuntito nell’adulto e stondato nel ragazzo. Le ultime foto mostrano la mano sinistra deforme, solitamente nascosta. Sono foto che dimostrano, oltre alla loro pochezza qualitativa, alla loro rarità, alla loro incapacità di rendere certa l’identità del Rimbaud adulto, la ritrosia del medesimo per i primi piani.” Da quello che so, l’unico che non c’entra nulla è il tipo della mummia perchè tutte le altre foto sono del vero Rimbaud. Adesso non sono tutte intere, ma in alcune sue foto di gruppo in Africa ci sono i due o tre soliti suoi compagni di “lavoro”. Anche nelle foto di Rimbaud a l’Hotel de L’Univers (Hotel de l’Europe) compaiono sempre gli stessi e anche lui è presente. Idem per la foto di gruppo degli esploratori, dove Rimbaud tiene il fucile. E a mio modesto parere, lì in mezzo è sempre il più gnocco di tutti 😀 vabè, nel senso che immagino fossero pochi a quell’epoca i personaggi con quelle sue solite particolarità della forma del viso, capelli, baffetti e via dicendo. Quando arriva in Africa non ha baffetti ed è più bianco, mentre col passare del tempo si vede che è sempre più abbronzato, smagrito e con quei capelli più lunghi. La pettinatura è sempre quella e l’attaccatura dei capelli idem, è sempre la solita, anche da piccolo aveva la fronte alta, se prendi per esempio la foto della comunione. Non vedo molte differenze.. Certo i lineamenti con gli anni cambiano per tutt e con le fatiche e la vita massacrante che Rimbaud conduceva in Africa, immagino che il viso, ma anche tutto il corpo ne abbiano risentito, parlando del mento più appuntito. E’ ovvio che non si può confrontare la foto di un Rimbaud diciassettenne in carne, che sta bene, con le foto di un Rimbaud trentenne sciupato e dimagrito. Inoltre, ultima cosa, ripeto che quelle foto che si è auto-scattato in piedi in Africa erano finite tra le mani della madre grazie alle lettere che si scambiavano. Nella loro corrispondenza lui allega quelle foto e le descrive dicendo:”Questo sono io in piedi in un giardino di banani”, “Questo sono sempre io con le braccia incrociate in un giardino di piante da caffé” scusandosi per la cattiva qualità delle foto aggiungendo che voleva regalare anche uno scorcio del paesaggio che frequentava, oltre a voler far vedere la sua persona così che non si dimenticassero di come era fatto! Eheh.. Sempre simpatico oltretutto! Alla fine era per dire che non penso ci sia da dubitare sull’identità di Rimbaud in tutte quelle foto, è sempre lui, anche nei disegni.Poi ognuno può pensare ciò che vuole..

  5. Mah, guarda. Parere personale, se mando foto a mia madre non le mando una foto, sempre la stessa, a figura intera e con il sole a picco su un volto che non si riesce a riconoscere bene nel bianco e nero. Almeno una foto decente, magari a mezzo busto o in primo piano, gliela mando. Dico, abbiamo delle foto fantastiche di Nadar a Baudelaire, decenni prima!!
    Tra i 17 e i 30 anni non c’è tutta questa differenza, ammesso che la prima foto “adulta” risalisse a quando aveva già trent’anni e non addirittura prima.

  6. Si, in rete infatti tanti si sbagliano, compresi i prof.. ma sulla sua ex carta d’identità e sulla targa in pietra nella casa natale a Charleville è senza “h”..direi che forse quella è la forma giusta. Vabè, lui voleva mandare foto di sè stesso con scorcio del paesaggio, ha fatto quella scelta e non vedo perchè solo per questo allora non dovrebbe essere lui quello in foto ._. Lui stesso scrive che erano di pessima qualità perchè prima cosa, stava imparando e non era proprio il suo mestiere, seconda cosa il posto in cui doveva sviluppare le foto era poco adatto e la qualità dei materiali per lo sviluppo erano scarsi di qualità. Anche il suo apparecchio fotografico era di bassa qualità, di certo non poteva permettersi quello dei fotografi Professionisti come Carjat. Non fraintendermi, non sto mettendo in atto una causa contro di te 😀 volevo solo riferire quello che è stato scritto dal soggetto del tuo Post, in persona, nelle sue lettere, che credo sia la versione più credibile. Molti dicono “trafficante di schiavi” per esempio, quando lui stesso scrive a sua madre che non lo era affatto e non l’avrebbe mai fatto. Non ce lo vedo come bugiardo Rimbaud. Le armi e le pelli invece le trafficava e lo dice. E comunque ti assicuro che c’è gente che in climi avversi e con una vita faticosa,stressante, sregolata mettici le malattie, acqua distillata e cibi schifosi da 17 a 30 anni cambia un bel pò..Parliamo di un francese abituato alla baguette…vabè forse…ma c’è anche chi diventa calvo per esempio.. Lui scrive in una lettera che gli stavano aumentando i capelli bianchi a vista d’occhio.. Cavoli per fortuna che a lui non è successo l’altro caso, cioè perdere i capelli, altrimenti figuriamoci se gli fosse toccata pure la sfiga di diventare calvo, non l’avrebbe riconosciuto più nessuno! XD

  7. Io direi che è l’uso che determina la lingua 🙂
    Sulle foto, rispetto la questione del paesaggio. Ma cosa ha da nascondere uno che non manda alla madre l’immagine del proprio volto almeno una volta?
    Inoltre, con tutti i luoghi che ha attraversato, non ce n’era uno dove un fotografo discreto gli avrebbe potuto fare un ritratto in primo piano? Lasciamo perdere la qualità, parliamo della semplice inquadratura. Quelle di Rimbaud sono sotto il minimo sindacale, per così dire.

    Lo scopo del mio post però è un altro, e passa per il solito trucco di dipingere un giallo per attualizzare un personaggio storico 😛

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