Gli investimenti in Italia

Gli ultimi giorni della politica italiana ci hanno regalato un congelamento della evoluzione che credevamo dovesse arrivare comunque a un nuovo governo. I dissidi interni al PD, e la paura che capiti altrettanto nel PdL per cui tutti sostengono il “padre nobile” nel suo ennesimo estremo tentativo di salvarsi dai guai giudiziari, nonché i mal di pancia tra i montiani non sono una novità. La novità era costituita da Grillo, per quanto blogger milionario, che perdeva i pezzi nelle elezioni dei presidenti delle Camere. L’elezione di Grasso ha portato però a un rapido serrare le fila dei grillini, nonché a una offensiva Travaglio-Caselli verso l’ex procuratore generale siciliano che, per difendersi pubblicamente, ha dovuto ricorrere al mezzo televisivo e all’abbandono della sua deliberata abitudine alla prudenza, tutta siciliana, che lo ha fatto cadere non solo in gaffe verso il collega torinese ma, ed era evidente ascoltandolo, in troppi errori della lingua italiana.

Tutto questo ha portato ai Dieci Inutili Saggi, nominati e fortemente voluti da Napolitano, capaci da subito di non capire com’è fatto non solo il mondo moderno, ma quegli aspetti a loro più vicini, come la radio di Confindustria.

Altrove, sia in Europa che negli Stati Uniti, si sta tuttavia pensando all’Italia come a un luogo dove comincia ad apparire un grande ventaglio di bizopp. In altre parole, fare shopping nel nostro paese oggi è estremamente conveniente, sia nell’acquisizione di asset specifici, e in prima linea ci sono i tedeschi, sia nell’assortimento dei nuovi fondi di investimento, e qui gli studi sono americani.

A ciò bisogna aggiungere la certezza che sta attraversando ormai tutti i mercati: il bilancio nascosto dell’Italia, celato come hanno fatto le altre nazioni europee all’indomani di Maastricht, quasi che si stesse parlando di buchi di banche private, sta oramai emergendo dopo vent’anni di navigazione silenziosa. Da quando, cioè, nella nostra storia recente non è stato più possibile decidere politicamente per l’inflazione e la svalutazione competitiva.
Anzi, si può quasi dire, per la felicità di quanti tra i cittadini italiani siano emigrati altrove e “gufino” contro il nostro Paese per dirci e soprattutto dirsi e dire ai loro congiunti che hanno dovuto convincere all’emigrazione che avevano ragione, che l’Italia sta affrontando questo tema decisivo prima degli altri grandi paesi europei, Germania in testa.

Sono venuti alla luce i seguenti dati:

  1. saldo tra Stato e imprese fornitrici: si tratta di una cifra imprecisabile alla pubblica opinione, la cui stima comincia a sfondare quota 100 miliardi di euro, ma che è ben conosciuto dai nostri alti burocrati, massimamente concentrati nel difendere gelosamente il sistema paese. Il Governo Monti si è impegnato, pur di saldare almeno 40 miliardi di euro quest’anno, a toccare il deficit pubblico al massimo consentito del 2,9%. Ciò non dà respiro solo all’economia reale ma anche alla finanza nostrana che, seppur con crediti in sofferenza che devono essere fatti rientrare per i vari Basilea, cerca di sostenerla.
  2. evasioni di Stato per 30 miliardi € di mancati pagamenti dei contributi ai dipendenti pubblici. Questo elemento ha portato alla fusione tra la disastrata INPDAP e l’INPS.
  3. rimborso ad aziende e liberi professionisti di pagamenti IVA oltre il dovuto per 10 miliardi di euro.

L’emersione di tale nero di Stato, pericolosamente vicino alle stime (150 miliardi di euro) che organi dello stesso Stato Italiano facevano a proposito dell’evasione privata, sono la prima prova di una volontà magari non evidente altrimenti ma condivisa di riordino reale dei conti pubblici.

Questa volontà è ciò di cui c’è bisogno per attrarre investimenti esteri, il vero indice della credibilità internazionale dell’Italia, prima che prendano piede risposte populistiche quali il reddito di cittadinanza o il salario minimo garantito, populiste perché declinate all’italiana e non alla scandinava, quando già oggi sappiamo che in un’economia dinamica spesso le forme parassitarie non sono giustificabili. Solo mettendo nelle giuste condizioni gli italiani e gli stranieri di credere-investire nel nostro Paese potremo sapere se tale fiducia c’è e funziona. A prescindere dalle macchinazioni strettamente politiche.

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