Le ragioni di Renzi

Scrive Anna Finocchiaro su FB:

“Non mi sono mai candidata a nulla. Conosco bene i miei limiti e non ho mai avuto difficoltà ad ammetterli. Ho sempre servito le istituzioni in cui ho lavorato con dignità e onore, e con tutto l’impegno di cui ero capace, e non metterei mai in difficoltà né il mio Paese, né il mio partito. Trovo che l’attacco di cui mi ha gratificato Matteo Renzi sia davvero miserabile, per i toni e per i contenuti. E trovo inaccettabile e ignobile che venga da un esponente del mio stesso partito. Sono dell’opinione che chi si comporta in questo modo potrà anche vincere le elezioni, ma non ha le qualità umane indispensabili per essere un vero dirigente politico e un uomo di Stato.”

da Dagospia

Questo brano contiene alcune inesattezze ed è esso stesso un attacco ingiustificato e cattivo, da cui diventa comprensibile l’amarezza di Renzi. Vediamo il perché.

Scrive la Finocchiaro: “Non mi sono mai candidata a nulla”. Non è vero. La forma forse sarà salva (tutti possono raccontarci e raccontarsi che hanno accettato delle proposte di candidatura, non che si siano offerti spontaneamente) ma non lo è certamente la sostanza.
E’ innanzitutto emersa negli ultimi anni una metodica per il ricambio generazionale che vede nel limite di 2 candidature (M5S) o 3 candidature (PD) la possibilità da parte dell’elettorato italiano di apprezzare nuove candidature. Secondo questa regola interna, e purtroppo non ancora legge o articolo di legge all’interno di qualsiasi sistema elettorale, molti dei “maggiorenti” storici del PD non potevano essere candidati. Il PD si è trovato a dover escogitare delle eccezioni nemmeno tanto bizantine: personalità come la Bindi o la stessa Finocchiaro sono ancora lì IN DEROGA.
Altri, fra cui gli stessi fratelli coltelli D’Alema e Veltroni, hanno avuto il buon gusto di intascare la liquidazione da parlamentare (attorno ai duecentomila euro) prima che Grillo facesse approvare qualche espropriazione retroattiva, e si sono ritirati.

da Chi

La Finocchiaro, in particolare, è apparsa inoltre sulle cronache dei quotidiani per essere stata prima presa dai dubbi, verosimilmente di fronte al ritiro di gran parte della sua generazione di “cavalli di razza”, per poi autoconvincersi a collezionare una nuova elezione, magari a scapito di un candidato renziano.

Ma, ammesso che non si sia né autocandidata né candidata al Colle, preoccupa la sua reazione per un rimprovero che qualsiasi elettore italiano, in tempo di crisi, poteva farle. “Mettere in crisi il mio Paese e il mio Partito” è proprio quello che è successo, quando s’è fatta beccare all’Ikea mentre gli uomini della sua scorta, pagati dalla collettività per difenderla, venivano invece usati come facchini per risparmiare sulle spese di trasporto che, come sappiamo tutti, Ikea offre come opzione facoltativa.

da Chi

Tuttavia, Anna Finocchiaro non è semplicemente la protagonista di un trafiletto da Novella 3000. Il marito della Finocchiaro, Melchiorre Fidelbo, di cui lei non porta il cognome, è indagato da molti mesi. Ognuno se vuole può verificare.

L’espressione di Renzi, lontana dalla miserabilitudine di certi giudizi, era fin troppo all’acqua di rose. Renzi in pratica dice a Bersani: “Valuta bene l’opportunità di una candidatura a una magistratura, quella quirinalizia, che non solo è la più importante della Repubblica, ma si sta anche trasformando in senso accrescitivo del proprio ruolo nella politica nazionale”. Lo dice riferendosi direttamente solo al colore, alla chiacchiera, e non al grave imbarazzo che susciterebbe la sua nomina. Però quello è. E’ lì, pesante come un macigno.

da Chi

Renzi non s’abbassa a ricordarci (un avviso di garanzia può capitare a chiunque) il grave inciampo. Però Bersani lo sa, ed ha sbagliato non solo a derogare, sia in senso assoluto sia nello specifico della Finocchiaro, vecchie tattiche su personalità che hanno dato tutto quello che potevano, ma soprattutto a includere questo nome nella propria rosa di candidati.

Una cosa l’elettore del PD dovrebbe fare. Saper distinguere tra la rappresentatività che Renzi esprime di una corrente del PD dall’urgenza del ricambio generazionale. La prima è utile, la seconda necessaria. La politica italiana, nazionale e locale, ha necessità di essere svecchiata. La società italiana va svecchiata. E, di fronte ai limiti anagrafici in basso per la rappresentatività (18-25 per gli elettori, 25-40 per gli eletti e 50 per il nominato al Quirinale) non è più rimandabile un limite anagrafico in alto.

Potrebbe suonare così: “Chi, al termine del proprio mandato, abbia compiuto 67 anni non è adatto a tale mandato”.

Anche perché la politica non è un lavoro.


da Chi

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