Una politica schizoide

Torno a scrivere dopo qualche settimana di vicende che, se si trattasse di una partita di calcio, sarebbero al cardiopalma. In questi giorni ci sono stati continui capovolgimenti di fronte, tra due candidature opposte (Marini vs Prodi) e la successiva rielezione di Napolitano (che della casta è espressione da sempre), il secondo governo di scopo, stavolta pienamente politico, tra PD e PdL, con a capo il nipote del factotum di Berlusconi e come vice un suo avvocato.
L’alleanza tra PD e PdL è un trait d’union della politica di partito di Berlusconi, a cui teneva fin da prima della discesa in campo, ma è stata propiziata dal progressivo autoallontanamento del suo nemico di sempre, quello che chiama la tessera numero uno del PD, e alla cui residenza fiscale svizzera allude quando parla di meritarsi una medaglia per tutte le tasse pagate dal gruppo Fininvest.
E poi ci sono stati altri colpi di scena: per esempio il primo ministro nero, zittito dai fatti di Milano, ed è cronaca di questi giorni, dove un picconatore ghanese fa tre morti e dimostra nei fatti ai populisti di sinistra che per essere impiegato pubblico bisogna aver studiato, e che l’analfabetismo anche se di colore non va premiato mai.
O come la presidente della Camera, che manda la polizia a casa di un giornalista per una foto nature che ritrae altra donna, presumibilmente non italiana. Cosa che nemmeno la Merkel, oggetto di simile scherzo pochi giorni prima, ha avuto in mente di intraprendere nei propri confini.
E’ particolare il caso della Boldrini: coloro che ha aiutato in passato rimangono lì, in attesa di altro aiuto. Un aiuto che le ONLUS offrono con i nostri soldi da almeno trent’anni, e che non produce il risultato di avere nazioni africane che camminano con le proprie gambe, un aiuto cioè che si autogenera, malato, anziché eliminare la propria necessità.
E grazie a questa taumaturgia alla rovescia, attraverso il cui profluvio legittimante il bambino povero non rinuncia alla propria corona di spine, chi aiuta nelle modalità che ho descritto assume responsabilità di potere e teorizza la non criticabilità da parte del corpo elettorale del proprio operato, ovvero la propria impunità.

Ma la Boldrini è lì come foglia di fico di un’alleanza PD-SEL che non aveva probabilità di sfociare in un governo. SEL senza quell’alleanza non sarebbe mai entrata in Parlamento; il PD dal canto suo sin dai tempi dell’alleanza veltroniana con l’IDV sa che porta voti ai suoi alleati, sa cioè che l’alleanza con SEL avrebbe tolto un po’ di voti al Movimento 5 Stelle.
In altre parole, quello che sto dicendo è che ciò che la base del PD immaginava su Renzi (che tatticamente s’è messo apertamente su una posizione di non alleanza con il PdL) è stato compiuto, con Monti prima e con Letta poi, dalla “classe dirigente”, ossia dalla casta derogante e inamovibile piddina.

In tutto questo, come ragionano gli italiani che hanno deciso di non emigrare? Semplice: hanno visto che i grillini sono semplicemente dilettanti allo sbaraglio, che Grillo per quanto bravo nel comandare non ha legittimazione sul centinaio e passa dei suoi parlamentari, che la democrazia interna del M5S è risibile. In altre parole, l’unica risposta con sommo smacco per chi scrive è sempre la stessa, e spiega in parte l’accelerazione dei processi che la vedono imputata.

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