Il commiato-elogio-monologo autoreferenziale

Chi ha seguito la litania laica della morte pubblica di Franca Rame non può essersi perso il monologo che Fo riferisce come suo e di cui ha dato ampia prova recitativa aggratise prima di quel ciao urlato alla maniera di parecchi decenni fa.
E ci sarebbe da scrivere su quanto anche l’Antico Testamento sia l’apocrifo di se stesso, di come una religione paternalistica e semitica tipica di allevatori e saccheggiatori di terre e raccolti altrui abbia preso il posto nella memoria collettiva di quell’altra, la religione matriarcale che rendeva in un certo senso serpente e donna un tutt’uno, fonte di conoscenza alternativa alla noiosa perenne e letargica eternità a cui uomini comunque avvezzi alla violenza aspiravano quasi inconsapevolmente nelle loro piccole lotte per il potere, millenni fa.

Se ne potrebbe scrivere a iosa, per ore, per pagine, e chissà che non lo faccia in futuro. Ma mi fermo alla parte politica del monologo, quella comunque contro un potere costituito (la Chiesa, ma non li biasimo nel merito) che ti incensa e ti legittima come avanguardia di un antipotere. Cioè appartenente comunque a un’area dove si lavora senza dolore e sofferenza, ma con soddisfazione professionale, umana e finanziaria.

Piuttosto, mi viene in mente il commiato che quel geniaccio di Sordi fa a Formichella, suo alter ego. Perché Formichella? Semplice: Sordi non s’era mai fermato, era passato sempre da un film all’altro, da un avanspettacolo all’altro, da una trasmissione radiofonica all’altra. Mai una vacanza, mai un impegno che annacquasse la sua attività principale.

E che differenza tra il Fo di poche ore fa e il Sordi dei nuovi mostri. Il primo ci consegna un piccolo spaccato e il secondo un mondo immenso, anche se il primo è reale e il secondo è ufficialmente un vecchio film anni Settanta. Questo nonostante il Nobel a Fo.

p.s.: il fango è tale perché è polvere di roccia mista a letame. Altro che argilla fina e pezzo unico: l’uomo (e la donna) sono un soffio divino dentro un flauto fatto della materia più umile e volgare.

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