Grande Israele, un’utopia o un’opportunità?

Scrivo questo post con la testa che è ancora preda di mille idee diverse, dopo aver cominciato ad approfondire quelle due parole con l’iniziale maiuscola poste a titolo di questo appunto.

Vorrei tornare innanzitutto con la mente a quell’incipit di Arthur Conan Doyle, nominato Sir probabilmente per i suoi meriti nell’aver tenuta buona l’opinione pubblica vittoriana dopo i fatti di Jack The Ripper con i famosi romanzi di Sherlock Holmes.
Siamo nella seconda metà dell’Ottocento, e il dottor Watson, alter ego dell’autore, torna reduce dalla guerra in Afghanistan contro i russi.

Ora, chi ha letto le mie poco fondate (non sono uno storico, e ammetto che la mia sia un’ipotesi campata in aria) idee su quanto l’Italia come potenza regionale del Mediterraneo Orientale desse fastidio alla rotta inglese Londra-Suez-India (la più importante per la superpotenza dell’epoca) con il suo colonialismo (che Mussolini non fa che proseguire, per dare all’Italia uno sviluppo da paese europeo)  sa dove voglio andare a parare. La Russia è un paese troppo a nord, e all’epoca cercava uno sbocco non solo verso il Mediterraneo, ma anche verso il Golfo Persico. Questa mossa si scontrava con la politica imperialista vittoriana, che stava lentamente riunendo via terra l’Egitto all’India dopo aver deciso lo stesso tra Città del Capo e il Cairo.

Questi movimenti geopolitici, totalmente slegati dalle ideologie (oppio moderno dei popoli) non devono stupire. Sono in altre parole le motivazioni delle strategie delle grandi potenze da parecchi secoli.

Tutto ciò aggrava, a mio parere, l’inconsapevolezza italiana di ciò che voleva la prima della classe (l’Inghilterra) tra le due guerre. Si pensava che il comunismo fosse la bestia nera del capitalismo inglese, non ci si è resi conto che quell’ex impero zarista così lontano in realtà era vicinissimo a minacciare gli interessi petroliferi inglesi in Medio Oriente, che si sarebbero compiuti con la saldatura tra Egitto e India.

Allo stesso tempo, il movimento sionista (ultimo epigono dei movimenti patriottici europei dell’Ottocento) prendeva corpo con il protettorato britannico nel Vicino Oriente sulla Palestina.
Quindi, quando si parla della redazione russa del falso storico che è conosciuto come “Protocolli dei Savi di Sion” non posso non riflettere su quanto il Sionismo promettesse di minacciare dall’interno dei propri confini la nazione russa per il suo impegno competitivo con quello inglese nella regione del petrolio.

Voglio aggiungere degli elementi. Se l’Italia non si fosse unita, probabilmente i riferimenti letterari a organizzazioni segrete italiane dell’Ottocento, vere (Carboneria) o presunte (la Mano Nera che lo stesso Conan Doyle cita) sarebbero sfociati in un qualcosa di simile ai Protocolli, le cui origini letterarie sono state infaticabilmente sviscerate nel nostro paese per esempio da Sergio Romano (ex ambasciatore a Mosca…) e Umberto Eco (appassionato fin da ragazzo ai romanzi d’appendice).
L’Europa dell’Ottocento infatti misura allo stesso modo l’emigrato italiano, quello polacco, quello ebreo e quello irlandese. Nazioni nobili, nazioni sorelle che hanno vissuto per secoli con lo straniero in casa, sfruttate, umiliate, esiliate. Non è un caso quel coro dell’Aida, il Va’ pensiero che tanta commozione nel Paese suscitò quando fu udito e che ancora oggi fa riflettere sulle condizioni del nostro paese, diviso, pieno di tasse non solo come oggi, ma da provincia a provincia (dogane, dazi, balzelli) e incapace di dare ai propri figli un futuro, spingendoli all’emigrazione di massa.
La formazione di questi stati, l’Italia, l’Irlanda, la Polonia, la Germania, è stata a più riprese un formidabile motivo di emulazione per il nascente pensiero sionista.

E a un certo punto della storia del Mediterraneo questa cosa accade. Così come Mussolini incoraggiava gli italiani a essere coloni anzichè migranti, così la Palestina fu meta di un esodo di massa che a un certo punto degli anni Trenta la Gran Bretagna si trova a dover frenare e la Germania nazista (sua alleata, come abbiamo visto in altri post) a incoraggiare. Perché? Perché in realtà molti di questi emigrandi ebrei provenivano dall’Unione Sovietica.

Ecco. Molto probabilmente oggi la gran parte degli ebrei ultraortodossi vorrebbe la formazione del Grande Israele (Eretz Israel), l’intera Mezzaluna Fertile che Dio nel Genesi promette da Nilo a Eufrate ad Abramo e ai suoi discendenti numerosi come stelle del cielo. Io non mi sento di condannare, dopo tremila anni di storia in cui ogni popolo dell’umanità ha avuto il suo “momento di gloria” assoggettando i vicini, il pensiero che ho appena esposto e che molti politici israeliani del passato e del presente hanno fatto proprio. Ma faccio dei ragionamenti.

Vediamo sempre Israele come cuneo dell’Occidente nel mondo arabo, ma siamo sicuri che la maggior parte dei cittadini israeliani, una volta raggiunta la supremazia nella regione (a cui si oppone l’Iran, spinto tatticamente e non strategicamente dalla Russia) continueranno a volere l’ala occidentale del pensiero umano nelle proprie coscienze e nella politica del paese? Già oggi Israele si comporta come un paese dell’Est Europa, un paese autoritario, nel non accettare le risoluzioni Onu che lo riguardano. La sua spietatezza (il muro…) verso i terroristi che ha in casa ricorda il trattamento che Putin ha riservato ai ribelli ceceni. Si chiama guerra al terrorismo. Verissimo. Ma la democrazia? Israele sta diffondendo democrazia reale in Medio Oriente?

Credo che i paesi anglosassoni si stiano realmente domandando come potrebbe essere l’Israele di domani. Gli Israeliani avevano in mente uno Stato Etnico (parrà incredibile, ma la cosa detta così suona inconfessabilmente nazi) certamente esasperati dal doversi miscelare con i popoli che li ospitavano. I paesi anglosassoni invece hanno in mente un Israele inclusivo, non puramente ebraico, con un potere democraticamente condiviso tra tutte le etnie e le religioni.

Questa è la più grande sconfitta per una speranza di sviluppo pacifico dell’area mediorientale. Anche un bambino capisce che la politica dei coloni che Israele porta avanti da decenni mina alla base qualsiasi tipo di economia locale.

Gli stessi ebrei non “ultra” che nel mondo vivono e lavorano alacremente si sono accorti di questa  grande contraddizione. Un popolo che ha vissuto in tremila anni di storia grandi tragedie, o grandi emorragie (in altre parole ebrei che hanno deciso di integrarsi con i goym, a partire molto probabilmente dalle leggendarie tribù perdute) e che ripete dalla parte del carnefice quegli stessi sbagli nella terra che finalmente ha la fortuna storica di tornare a calpestare. Soprattutto, ed è cosa che da italiano mi preme sottolineare egoisticamente, un popolo che ovunque andava creava ricchezza, e che se era cacciato lasciava un’economia incapace di andare avanti da sola, e in questo senso è esemplare la storia economica della Spagna del Cinquecento (el Siglo de Oro…). Questo stesso popolo, in Medio Oriente sta uccidendo l’economia palestinese, libanese, egiziana, con le sue guerre continue, l’atomica, l’incapacità di integrarsi con i vicini arabi.

Ci sono ebrei “illuminati” che arrivano all’eccesso di descriversi come genericamente palestinesi. Ci sono donne ebree che litigano con gli ultraortodossi per la parità dei diritti in campo religioso, sotto il Muro del Pianto (a me sta cosa ricorda molto le Pussy Riot). E Shalom, o Salaam, che è la parola più abusata nella regione, visto che sono tutti litigiosi, che sono fratelli coltelli, anche all’interno delle singole fazioni in lotta, è nell’etimologia stessa di Gerusalemme. Che la “pace sacra” voglia in realtà significare il suo opposto?






Infine, un augurio. Spero che gli ebrei italiani si sentano pienamente italiani, ma se devono sentirsi italiani a metà per far prosperare la nostra economia asfittica, m’accontento. E di certo non m’aspetto dagli ebrei italiani in Israele una particolare simpatia verso il mio paese, nei termini di strategia geopolitica che ho espresso sopra, che prescinda dalla constatazione che l’Italia è il paese più mediterraneo di tutti e un interlocutore naturale per ogni altro paese dell’area. Interlocutore, non potenza. Non vorrei vedere il mio paese destabilizzato così come è successo negli ultimi mesi a Egitto, Siria, Cipro, Turchia…

Ma gli Ebrei d’Italia non fanno parte del popolo italiano, pardon Popolo Italiano???

Annunci

2 thoughts on “Grande Israele, un’utopia o un’opportunità?

  1. Pingback: Voglia di guerra | Luigi Menta

  2. Credo ci siano diverse puntualizzazioni da fare. Per esempio: essere critici verso Israele non significa essere antisionisti, ed essere antisionisti non vuol dire essere antisemiti.
    La critica verso Israele comprende anche ciò che non ci piace della politica israeliana a prescindere dal suo essere “democrazia etnica” (un ossimoro in termini), ossia è una critica che faremmo per qualsiasi stato applicasse le stesse politiche che non ci piacciono. È anche vero che Israele è anni luce avanti a molti altri stati dell’area e che noi lo giudichiamo secondo standard europei e non medio orientali.
    Per comprendere cosa sia l’antisionismo bisognerebbe sapere che cos’è il Sionismo, cosa si prefigge, cosa voleva, e quali mezzi usò all’inizio. Il Sionismo è un movimento patriottico all’interno del mondo ebraico che rivendica una patria agli ebrei. Questa patria è in parte biblica, ossia leggendaria, e in parte storica. Un po’ come se gli italiani (ed è successo) rivendicassero l’impero romano. Un anacronismo.
    Nel frattempo molti ebrei si sono convertiti ad altra religione per poter sopravvivere, sono cioè diventati cristiani e/o musulmani. Alcuni di questi ex-ebrei vivevano in santa pace fianco a fianco con gli ebrei nella Palestina ottomana.
    Altri ebrei smettevano i propri caratteri etnici e si “moltiplicavano” con matrimoni misti a cristiani. Non è difficile trovare ebrei, anche a Roma, biondi e con tratti somatici nordici e non mediterranei.
    C’è inoltre da dire che, come i Fenici, gli ebrei erano storicamente commercianti (basta leggere i Vangeli da questo punto di vista per capirlo) e avevano basi in tutto il Mediterraneo, eppure la loro forte appartenenza culturale e religiosa impediva loro, se non volevano convertirsi ad altra religione, di integrarsi pienamente nelle altre nazioni, e quindi di sentire sempre nostalgia per una patria originaria. Di questo sentimento di nostalgia si nutre il Sionismo.
    Il Sionismo, epigono dei grandi movimenti patriottici europei, è anche l’anello di congiunzione tra l’ambiguità del terrorismo patriottico ottocentesco e l’ambiguità del terrorismo politico novecentesco. Non c’è solo Banda Stern, che fa azioni terroristiche contro l’occupante britannico (che promette tutto a tutti) e che cerca per due volte di allearsi in chiave antiinglese con il nazismo (il quale, tramite l’Haavara Agreement, aveva portato in Palestina migliaia di ebrei tedeschi e provocato un’emorragia valutaria e finanziaria nell’economia del Reich nonché sussulti ideologici interni con chi pretendeva all’interno del partito nazista maggior coerenza ideologica e razzista). Tutti i più importanti politici israeliani, prima di essere comandanti del neonato esercito israeliano, sono responsabili di azioni terroriste, prima contro obiettivi inglesi, poi uccidendo emissari Onu, e comunque contro obiettivi arabi.
    C’è da dire che la Bibbia (che non è un testo storico ma religioso politico e propagandistico) è l’unica “fonte” antica a storpiare il nome Palestina in Filistea. I testi egizi, più antichi, o Erodoto, praticamente coevo alla Bibbia, parlano proprio di Palestina. Insomma, questo nome è pacificamente conosciuto in tutto il Mediterraneo e quando i Romani “battezzano” quella provincia come Siria Palestina (lo stesso nome del protettorato britannico) non lo fanno solo per dispetto a un popolo che non vuole assoggettarsi, ma per rispetto al senso comune di tutti gli altri popoli del mediterraneo.
    L’epoca romana ci fa capire che c’è una sorta di tradizione in questa lingua di terra di passaggio, in cui una popolazione autoctona stanziale e costiera deve sempre sentirsi minacciata da una popolazione straniera, abitante nell’entroterra, che la soggioga perché ad essa superiore in termini militari, essendosi fatta le ossa in terre lontane. Se ci si pensa è così fra i “filistei” e Davide, che li saccheggia, tra gli ebrei e i romani, e oggi tra i palestinesi e gli ebrei israeliani.

    I quali non hanno alcuna intenzione di integrare troppo i palestinesi, ossia di fare un solo stato. Loro vogliono due stati di cui uno ridotto a non essere riconosciuto da nessuno e quindi impossibilitato a chiedere alcunché in qualsiasi sede. Ma anche la soluzione un solo stato non va loro giù. Perché? Perché rischiano, nella loro “democrazia etnica” che una volta assorbito l’elemento palestinese i partiti arabi diventino elettoralmente maggioranza. Significherebbe la morte dell’ideale sionista, e dunque la trasformazione di Israele in una repubblica palestinese, dove per “palestinese” non è da intendersi semplicemente la popolazione palestinese non ebraica, ma tutta la popolazione palestinese, ebrei compresi, così come era prima che il Sionismo nascesse.

    Disgraziatamente, la povertà insegna il bianco e il nero, la vita e la morte, e non i passaggi intermedi, e queste considerazioni non fanno presa sull’elettorato palestinese.

    Detto questo, personalmente mi auguro che i palestinesi diventino israeliani, a costo di ri-convertirsi a una religione che per un periodo di tempo alcune generazioni dei loro avi professarono, e lo facciano per migliorare il loro tenore di vita. Mi auguro anche che Israele, che oggi si estende su una superficie territoriale ridicola (eppure c’è chi crede al complotto sionista: se questi sono i frutti…) riprenda i territori che la Dichiarazione Balfour le assegnava, e dunque Gaza, Cisgiordania, e Transgiordania (data alla dinastia hashemita in riparazione della perdita del trono fatto proprio dalla dinastia saudita). E questo come elemento pacificatore dell’area.
    Ma ciò non può avvenire, perché già allo stato attuale Israele interrompe con i suoi pochi chilometri quadrati la continuità territoriale dell’Umma Islamica e di qualsiasi ambizione di ripristino del Califfato.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...