Lettera aperta a Nicola Zingaretti

Caro Presidente, complimenti per l’avvenuta elezione alla Regione Lazio.

Ci siamo scritti un po’ di tempo fa per il settore nord est della provincia di Roma, gli spot wifi a Sant’Angelo Romano, l’inaugurazione della Nomentana bis che ha un po’ alleggerito il traffico di Fonte Nuova (ma c’è ancora da fare un collegamento diretto con il GRA via Centrale del Latte, anche se sono poche centinaia di metri).

Le scrivo adesso per un’intervista che un giornale della Tuscia le farà. Da cittadino laziale, un po’ romano e un po’ viterbese d’adozione, le chiederei un focus specialmente sugli argomenti infrastrutturali che, anche se in epoca liberista possono risultare keynesiani, vedono la provincia viterbese ampiamente deficitaria rispetto al contesto nazionale.

Purtroppo ogni giorno ci si deve scontrare con particolarismi che rimandano a logiche di rendita di posizione, che mal s’adattano a una programmazione economica di crescita, ovvero di sviluppo sostenibile, e che vedono nella redistribuzione della ricchezza attraverso le semplici regole di un mercato dinamico il nemico, con ovvie conseguenze democratiche. Questa è la prima zona d’Italia che conobbe il brigantaggio, qui comincia a dividersi la Penisola, anche se l’eccezione straordinaria della Capitale attenua la mancanza di lavoro e di possibilità, a prezzo di una forte emigrazione e spopolamento, di costi sociali elevati e dello stesso intasamento di Roma, ingolfata di abitanti che una realtà differente ha cacciato via dalle proprie città e paesi.

Eppure il Viterbese ha una potenzialità che darebbe slancio all’intera economia nazionale. Quando si parla di crescita si parla di un miglioramento di una situazione economica preesistente. Se in futuro l’Italia dovesse crescere in modo consistente è perché alle province e alle regioni che trainano il PIL se n’è aggiunta improvvisamente una nuova.

Bisogna fare anche un’altra considerazione: le spinte centrifughe, i leghismi, i particolarismi, vengono attenuati quando la regione capitale, nel nostro caso il Lazio, si trasforma andando contro una tradizione bimillenaria nella zona del paese con più alto PIL. Attualmente il Lazio è secondo, dietro la Lombardia e prima del Veneto. Ma Veneti e Lombardi ci sono avanti nella loro contabilità col Fisco: loro sono contributori netti, noi percettori.

In altre parole lo sviluppo straordinario dell’economia laziale va non solo a favore di un maggior senso democratico nella cittadinanza ma anche incontro al sentimento di Unità Nazionale che nelle zone più periferiche dell’Italia ma più integrate con l’Europa si sta perdendo. So per esempio che la popolazione veneta è chiamata a un referendum sulla propria autodeterminazione il 6 Ottobre di quest’anno, sostenuto dalla Risoluzione 44 che il Consiglio Regionale Veneto ha votato.

La provincia di Viterbo, insieme a quelle di Terni, Grosseto e Siena (città totalmente dipendente da MPS) ha necessità. Le considerazioni negative sull’Aeroporto di Viterbo hanno portato Ryan Air a competere con il nostro vettore nazionale, attraverso la costruzione di nuovi slot a Fiumicino: il pericolo è che il turismo italiano venga deciso un domani a Parigi o chissà dove. Al contrario, l’aeroporto viterbese avrebbe aperto ai circuiti turistici internazionali quella che è forse la zona bella d’Italia, favorendone l’attrattività.

Poi c’è Civitavecchia, che all’epoca del riordino montiano delle province decise di rimanere romana: Civitavecchia è il più grosso porto turistico del Mediterraneo, ma si sta muovendo anche per incrementare il traffico merci. Opere come la Civitavecchia Livorno e la progettata Civitavecchia Orte Mestre andrebbero cantierizzate con sforzi straordinari, dando non solo una spinta economica considerevole ma la capacità entro una legislatura alle aziende laziali di muoversi verso la Francia e il Brennero evitando l’intasatissima A1. Anche qui, a fronte del costo economico iniziale per lo Stato, o per i privati che volessero partecipare, vi sarebbe un costo sociale evitato: annacquando il traffico su gomma, diluendolo, ci sarebbe una sostanziale diminuizione degli incidenti stradali mortali nella nostra Regione.

Poi ci sono altri interventi: per esempio il raddoppio di corsia tra Monterosi e Vetralla-Viterbo: la Cassia attende dall’epoca di Di Pietro Ministro delle Infrastrutture questo intervento.

E infine, portare a Viterbo l’etruscologia romana, dalla Sovrintendenza per l’Etruria Meridionale, al Museo di Villa Giulia: una sfida enorme, una pazzia per tutti i dipendenti pubblici che lavorano in questi enti e risiedono nella Capitale, ma un segno di valorizzazione della Tuscia che solo un atto politico coraggioso può portare a compimento, restituendole i suoi tesori più preziosi.

Ringraziandola per l’attenzione che mi ha dedicato e scusandomi se involontariamente ne ho abusato, attendo un cortese riscontro.

Luigi Menta

Annunci

One thought on “Lettera aperta a Nicola Zingaretti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...