Voglia di guerra

Come qualcuno ricorderà, ho raccontato in diversi post quale sia il quadro geopolitico in Medio Oriente. Per comodità, lo sintetizzo qui.
Per due secoli, la superpotenza britannica si è scontrata con la Russia in quanto potenza egemonica locale, attraverso quello che si chiama Great Game. Alla prima si sono affiancati gli USA, mentre per un periodo l’Italia (che però non ha capito molto del proprio ruolo) è stata l’altra potenza regionale.
Oltre a questi fattori esterni, i fattori interni vedono da un lato le ortodossie ebraica israeliana e sunnita saudita alleate ognuna a modo suo e per suoi scopi agli anglosassoni, mentre le eterodossie musulmane con in testa l’Iran sciita si sono allineate all’orso russo, e i partiti Baath di ispirazione parzialmente nazionalsocialista hanno portato una laicità minima che è stata spazzata via dalla strumentalizzazione obamiana delle primavere arabe.
L’identità regionale inoltre prevede fin dai tempi di Aristotele, che ne fece distinzione tra Greci liberi e Barbari Persiani schiavi volenterosi del Re dei Re, obbedienza (Islam) e sottomissione (Muslim). Per quel che riguarda Israele, nonostante la capacità ebraica di generare ricchezza, non ha fatto che umiliare le economie dei paesi confinanti e di evitare il contagio democratico dei goym islamici, secondo il concetto anglosassone (ma già grecoromano) che la democrazia e i diritti dei cittadini sono privilegi che altri popoli debbono pagare.

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In tutta questa sostanza di alleanze che cambiano a seconda delle circostanze, e che rende apparentemente il Medio Oriente un nodo di Gordio inestricabile, si è inserita la voglia di intervento della Francia del presidente Hollande.
Questa Francia tuttavia ha perso:

La guerra contro la Prussia del 1870
La guerra coloniale in Africa contro Albione, e il controllo di Suez
La prima guerra mondiale
La seconda guerra mondiale
La guerra in Indocina
La guerra in Algeria
La guerra economica contro il nemico d’oltrereno, diventandone succube commerciale e finanziario…

Allora uno se lo domanda davvero: i presidenti francesi a quale grandeur si riferiscono? A quella bonapartista? A quella borbonica? Perché non c’è mai stata alcuna grandezza in alcuna delle sue cinque repubbliche.

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A differenza della Francia, gli anglosassoni hanno un disegno.
Dobbiamo tornare indietro e riflettere su quanto l’Inghilterra abbia sofferto Napoleone (che le fece il blocco continentale e che trovò l’appoggio USA).
Dopo il 1815, l’Inghilterra organizzò la propria politica estera per stringere a tenaglia l’Europa continentale nel caso una nuova potenza europea avesse assunto nel bene e nel male il ruolo guida di unire il continente. Da un lato, intervenendo tra gli affari interni delle e tra le potenze europee, perseguendo quella politica dell’equilibrio, ossia del divide et impera, tesa a scongiurare l’insorgere di una nuova egemonia (che rendesse poi egemonico il continente…). Dall’altro arrivando alla linea Capo-Cairo e cercando di fare altrettanto tra Gerusalemme e Delhi, in questo scontrandosi con la mosca italiana (verso cui fu organizzato il riarmo della Weimar nazificata) e l’orso russo (che necessitava il riavvicinamento con gli USA).
Sono successe molte cose da inizio Novecento, ma questa linea politica non è cambiata. Il contenimento anglosassone dell’orso russo, che vuole sfondare a sud (verso il Golfo Persico) e sgomitare a ovest (e questo spiega le guerre serbe degli anni Novanta e Duemila) passa per l’annientamento di ogni voce di dissenso nel mondo islamico, di modo che l’emigrazione di massa in UE sia esclusivamente sunnita saudita wahabita e filoanglosassone e non per esempio sciita e filorussa (come lo è oggi l’Iran) o Baathista laica e filonazista (il che incontrerebbe la simpatia tedesca e in finale ancora russa). Questo perché rendendo l’UE un luogo per metà cristiano (con sensi di colpa verso Israele) e per metà islamico si verrebbe a realizzare un vero e proprio sabotaggio dell’Unione Europea, dell’Euro come moneta alternativa e più solida del Dollaro, di un modello di finanza alternativo a quello anglosassone (che ricordiamolo ha sabotato i debiti continental shortandoci sopra), del partner russo come fornitore di materie prime, dell’unità del continente eurasiatico di là da venire ma che viene già concepito con treni e ferrovie tedesche tra la Germania e la Cina.

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Anche Israele ha un suo disegno egemonico nella regione. Bisogna però stabilire se Eretz Israel, ossia l’accaparramento di territori e materie prime in Sinai e Siria, valga la candela.

Perché Israele non conta negli USA solo approvazione ma anche opposizione, la possibilità di diventare un produttore di petrolio darebbe allo stato ebraico una leva in più nella politica americana, potendo avere voce in capitolo sulla valuta che più d’ogni altra è legata all’oro nero, il dollaro.

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Opzioni elettorali

E’ di queste ore l’uscita di Grillo sul Porcellum. In sintesi Grillo propone di andare subito alle urne, profittando della probabile crisi di governo, e del cattivo spettacolo che Berlusconi sta costringendo il PdL a mostrare, per ottenere un risultato ancor più lusinghiero del 25% raccolto a febbraio.
Probabilmente c’è da aggiungere un repulisti che Grillo e Casaleggio sono intenzionati a dare tra i parlamentari grillini, che infatti dichiarano di essere piuttosto per la riforma elettorale, cosa che non solo trova in Letta una porta aperta, ma che si presterebbe ai calcoli spicci di Berlusconi e dei suoi.
Però non è questo il punto. Grillo ha raccolto il 25% dell’elettorato disposto a votare, anzi probabilmente il M5S ha contenuto un astensionismo più spinto del corpo elettorale. Giova ricordare che il risultato, già di per sé lusinghiero, è doppio del PSI craxiano che Grillo decenni fa sbeffeggiava, e che somiglia molto ai risultati di Forza Italia.
E qui si muove il solito Berlusconi. Non potendo offrire agli italiani sè stesso come novità, perché non lo è, cerca di tirare fuori dal cilindro la “Cosa” che più somiglia nel suo universo alla novità. Ma FI non può essere composta né dai soliti falchi né dalle solite colombe, perché in realtà questa distinzione non esiste di fronte all’altra, quella dei berluscones che nulla condividono con la crisi economica degli italiani, che nel dettaglio non hanno saputo evitare (e che dura dalla fine del Piano Marshall, con l’importante parentesi dell’esplosione del debito pubblico italiano negli anni Ottanta) e che per lunghi tratti di strada hanno addirittura rifiutato di riconoscere.

A questo punto, anche per esperienza personale, per averne sentito testimonianza diretta in molti ambiti e a molte latitudini, è chiaro che i grillini stanno cannibalizzando il centrodx. L’elettore berlusconiano o ex non è ideologizzato come il “capo” vorrebbe, cercando di parteciparci tutti del necessario anticomunismo, e anzi vede il suo piccolo (compresi i contenziosi con il fisco) in contraddizione con la capacità berluscona di evitare sempre i guai, buttandola in politica (cioè in caciara).
C’è a Palazzo Grazioli la consapevolezza di tutto questo, la comprensione cioè che il corpo elettorale, messo alle strette da un fisco sempre più intransigente (al di là delle parole di circostanza, risibili, dei diversi ministri e boiardi di stato con 25 stipendi) non è disposto ad alcuna tolleranza né a una “interpretazione” delle leggi in luogo della sua applicazione, a partire dalla Carta Costituzionale.

E il PD? Mah… il PD non tollera il privato tra le sue file, non ama i CV alla Renzi, ma si compiace di essere guidato da deroganti che nella vita, quando hanno “lavorato”, sono stati sul libro spese dello Stato. Che è l’immaginario collettivo di certo elettore di sinistra: una rendita di posizione di massa (ovvero la paghetta collettiva) e un debito pubblico da cui sono deresponsabilizzati come cittadini.
Per poi dare colpa alla Germania se si sentono sudditi.

Lettera aperta a Claudio Scajola

Caro Onorevole

ho, in questi anni, sempre avuto l’impressione che quando lei si poteva proporre come leadership alternativa nel centrodx sia stato colpito da guai giudiziari. Ultimamente poi, a pochi giorni dalla sentenza su Berlusconi, lei è stato preventivamente parcheggiato in una nuova grana giudiziaria. Si, sono anch’io abbastanza qualunquista da avere l’inopinabile e indimostrabile opinione da ritenere che ogni politico di grosso calibro non arrivi lassù per soli meriti, ma non per questo smetterò mai di votare la “casta”. Vorrei però più ricambio, in entrambi gli schieramenti. Altrimenti, è chiaro che ci saranno movimenti come Grillo a raccogliere scontento e invidia tra l’elettorato.

Non c’è bisogno che risponda a questa mia. Ma mi creda quando le scrivo che vorrei arrivasse il suo “quarto d’ora” warholiano di leadership e premiership, esattamente come tutti i leader di sn hanno goduto passandosi il testimone l’un l’altro. E ogni volta che credo sia arrivato il suo turno, vengo deluso.

Quindi le esprimo la mia solidarietà di cittadino e di elettore. E noto che la solidarietà e la vicinanza dei pidiellini è tutta rivolta oggi al solito Berlusconi.

Con stima. Luigi Menta