Lampedusa

Appartengo a due famiglie migranti, sia all’interno che fuori i nostri confini: in rete ho ritrovato i nomi di bisavoli e prozii nelle scansioni dei registri di Ellis Island.
Mia madre, facendomi nascere a Napoli anziché a Roma dove già abitavamo mi ha anzi reso emigrato fin dalla nascita.
Ho una ragazza rumena.
Per il caro mutuo ho preso casa a Bagnoregio, spostandomi dal Nuovo Salario.
Ma ho fatto le superiori a Imola. Insomma, ho qualche elemento personale per capire.

È vero che l’Italia ha conosciuto un forte movimento migratorio. Ma allo stesso tempo nel nostro paese c’è una forte evoluzione sociale nel senso di un maggiore benessere diffuso, nel lungo periodo. Questa evoluzione non c’è invece nei paesi di provenienza degli sbarcati. E dei morti. E dei dispersi.

L’aiuto che il buon samaritano da al viandante è perfetto in quanto preveggente. Non basta l’elemosina, serve una politica. L’unica azione diplomatica che può contrastare positivamente queste tragedia, ma anche la pirateria somala all’origine del caso dei due marò in India, passa necessariamente per lo sviluppo del Corno d’Africa.

Introduco un altro elemento. Il fascismo cercò di migliorare la politica coloniale precedente con l’incoraggiamento per gli italiani a emigrare nelle nostre colonie anziché altrove. E tanto scrivo perché avevo uno zio proprietario di officina meccanica ad Addis Abeba. Ma sia con decenni di colonialismo sia con il decennale mandato Onu in Somalia, l’Italia ha dimostrato nei fatti di non saper incidere in quelle economie, sollevandole dalla mera sussistenza. Ecco quindi la necessità di un’azione congiunta, internazionale, prolungata nel tempo, gigantesca, e che coinvolga sia la UE sia i ricchi paesi del Golfo Persico.

Il Papa ha parlato di vergogna, senza però dirci chi si deve vergognare. Faccio presente che la versione ufficiale parla di una coperta bruciata a mo’ di segnalazione, che ha dato fuoco all’imbarcazione. Come si vede, costoro non sanno nemmeno maneggiare il fuoco, e ciò indica quanto lavoro ci sia da fare presso quelle popolazioni, nel rispetto della loro cultura e religione, affinché trovino pace e sviluppo nel loro paese.

Abolire infine la BossiFini, o il reato di clandestinità non trasformerà quei barconi in treni o aerei, così come non cambia un mare che, se trascina il peschereccio siciliano in acque tunisine, ci fa pure pagare salatissime ammende.

Annunci

Enrico Letta

Enrico Letta ha diversi volti. In parte mi ricorda De Gasperi, lo sguardo stralunato, certe asprezze dei lineamenti del viso.


Poi c’è il sorriso. Il sorriso da ebetino incallito, da impunito, da tizio che te l’ha giurata.

Quest’ultimo ghigno l’ha tirato fuori quando la grillina Paola Taverna gli ha sputato contro parole di fuoco. La guardava impassibile come un felino la preda, o come un killer la vittima, le nari dilatate, e la bocca da rana slargata a dilatarle ancora di più.

Ma qualcosa in più Letta lo mostra con l’inutile Zanda. Quest’ultimo ha in mano uno speech ovviamente retorico, perché la tv è l’arma più forte e chiaramente il bacino elettorale statale piddino lo ascolterà dire le solite menate: solo che non può essere aggiornato con le acrobazie di Berlusconi, l’ultima avvenuta proprio un minuto prima. Chiaramente Zanda è incapace di fare un discorso a braccio, e questo dà già un’idea del personaggio. Sfoga insulti adesso inutili e vili contro il PdL. Letta, sempre con il sorrisino da chierichetto, mulina gli occhi ora nel suo schieramento ora in quello di suo zio, ora sull’ex consigliere Rai ora su chi l’ha voluto al posto di Renzi.

E poi c’è il labiale. Il labiale da cui si scherma con la mano per tutto il tempo ma che di fronte al discorso breve e spiazzante (per Zanda) di Berlusconi (fatto, questo sì, a braccio) deve essere interpretato (“E’ un grande” dice ad Alfano, di cui aveva apprezzato con un altro tipo di sorriso ancora, ma uguale a tutti gli altri, le battute).

Infine, l’attenzione che Letta ha per Monti è rivelatrice. Monti era l’ambizione aggregatrice di Casini per tornare a una vecchia e nuova DC. Ha una sua visione, ovviamente conosciuta dagli italiani, filoUE e attenta però anche ai mercati finanziari. Per aumentare l’attrattiva del proprio discorso, Monti tende (com’è sua abitudine) a rivelare retroscena e confidenze. La diretta Rai mostra il volto di Letta totalmente rapito da qualcosa che pare una visione celeste ma che finisce con un auspicio esagerato, un passo più lungo della gamba. Dice infatti l’utile idiota Monti “[…] se un pezzo del Pdl guidato da Alfano e un pezzo del Pd guidato da Letta partecipassero a questo riformismo l’Italia andrebbe nella giusta direzione”: la reazione quasi da dopomessa parrocchiale lascia intendere la poca tensione nelle fila governative, la tranquillità di Letta e Alfano, quest’ultimo sempre prodigo di lazzi, e anche ciò che ci aspetta con la riforma della legge elettorale, non certo in senso maggioritario.

p.s.: grazie a Enrico Letta oggi sappiamo a che servono le fondazioni dei politici potenti…