Enrico Letta

Enrico Letta ha diversi volti. In parte mi ricorda De Gasperi, lo sguardo stralunato, certe asprezze dei lineamenti del viso.


Poi c’è il sorriso. Il sorriso da ebetino incallito, da impunito, da tizio che te l’ha giurata.

Quest’ultimo ghigno l’ha tirato fuori quando la grillina Paola Taverna gli ha sputato contro parole di fuoco. La guardava impassibile come un felino la preda, o come un killer la vittima, le nari dilatate, e la bocca da rana slargata a dilatarle ancora di più.

Ma qualcosa in più Letta lo mostra con l’inutile Zanda. Quest’ultimo ha in mano uno speech ovviamente retorico, perché la tv è l’arma più forte e chiaramente il bacino elettorale statale piddino lo ascolterà dire le solite menate: solo che non può essere aggiornato con le acrobazie di Berlusconi, l’ultima avvenuta proprio un minuto prima. Chiaramente Zanda è incapace di fare un discorso a braccio, e questo dà già un’idea del personaggio. Sfoga insulti adesso inutili e vili contro il PdL. Letta, sempre con il sorrisino da chierichetto, mulina gli occhi ora nel suo schieramento ora in quello di suo zio, ora sull’ex consigliere Rai ora su chi l’ha voluto al posto di Renzi.

E poi c’è il labiale. Il labiale da cui si scherma con la mano per tutto il tempo ma che di fronte al discorso breve e spiazzante (per Zanda) di Berlusconi (fatto, questo sì, a braccio) deve essere interpretato (“E’ un grande” dice ad Alfano, di cui aveva apprezzato con un altro tipo di sorriso ancora, ma uguale a tutti gli altri, le battute).

Infine, l’attenzione che Letta ha per Monti è rivelatrice. Monti era l’ambizione aggregatrice di Casini per tornare a una vecchia e nuova DC. Ha una sua visione, ovviamente conosciuta dagli italiani, filoUE e attenta però anche ai mercati finanziari. Per aumentare l’attrattiva del proprio discorso, Monti tende (com’è sua abitudine) a rivelare retroscena e confidenze. La diretta Rai mostra il volto di Letta totalmente rapito da qualcosa che pare una visione celeste ma che finisce con un auspicio esagerato, un passo più lungo della gamba. Dice infatti l’utile idiota Monti “[…] se un pezzo del Pdl guidato da Alfano e un pezzo del Pd guidato da Letta partecipassero a questo riformismo l’Italia andrebbe nella giusta direzione”: la reazione quasi da dopomessa parrocchiale lascia intendere la poca tensione nelle fila governative, la tranquillità di Letta e Alfano, quest’ultimo sempre prodigo di lazzi, e anche ciò che ci aspetta con la riforma della legge elettorale, non certo in senso maggioritario.

p.s.: grazie a Enrico Letta oggi sappiamo a che servono le fondazioni dei politici potenti…

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