Il Patriota

Mi sento fortunato a essere nato italiano, a non avere radici in una particolare zona, ad aver avuto genitori che mi hanno dato sentimento per questo paese, ad aver letto Esopo e Plutarco da bambino, il popolino e l’eroe, ad aver creduto nel cristianesimo DOPO esser rimasto male dalla scoperta fatta sempre da regazzino che la mitologia era favola. Fortunato ad aver tante volte da ragazzo zappato, potato, vendemmiato e pigiato coi piedi. Fortunato ad aver trapiantato nella terra di mio padre una decina di alberelli di ulivo, che ora sono cresciuti, e ad aver pensato mentre scavavo nel fango ai denti del drago e a Cadmo. Fortunato, anche perchè con tutte le cose che ho da vedere qui non sento proprio il bisogno di svacanzare fuori. Fortunato ad avere così tanti da emulare, italiani passati alla storia e concittadini.

Fortunato, perchè in un certo senso mi sento espressione della mia terra, come l’ulivo e la vite. Partorito, spuntato fuori come un pollone, come una fontana di lava, come lo sbuffo di una sorgente termale che svapora via. Partorito dalla mia terra, dalla mia Madre Patria. Partorito dalla mia terra scossa, mossa, viva. Partorito da questa terra bella, amata e tribolata, martoriata e santa. Io l’ho avuta in mano, ce le ho messe dentro le mani, ce le ho immerse per poi tirarle su. Ho accarezzato i suoi animali, ho percorso i suoi campi di grano, ho visto i pescherecci tornare all’alba gravi di gabbiani, come un segno, mentre il sole ruggiva d’orgoglio. Le vette drastiche che s’avvitano verso il cielo cremisi, i boschi tenebrosi, le montagne d’acqua zampillante che diventa Tevere: io queste cose le ho viste e ne ho gioito perchè sono mie ed io appartengo a loro, mi nutro di loro.

Ho abbracciato la pioggia estiva una volta a Val Melaina di ritorno dall’università, come una benedizione. Facevo km lungo tutta la spiaggia di Cattolica per combattere i piedi piatti, quand’ero bambino. Ho contato non so quante grotte azzurre alle Tremiti, sul Gargano, nel Cilento. Ho accarezzato il monolite del Carso, attorno al quale é l’Altare. Ho attraversato la Pianura, e so che essa é una sola grande città. Ho incrociato gli occhi di decine di migliaia di Italiani sotto il Leone, negli autogrill, dentro gli abitacoli delle auto, nei treni, sui traghetti, nelle chiese, al mercato.

Non c’è un italiano che stia fermo, non uno; tutti attendono alle loro cose. Perchè questa é la nostra terra, operosa e viva e presente essa stessa, e questo é ciò che siamo.

E parró un invasato, ma affermo che le donne che calpestano questo suolo sono al meglio di come possano esprimersi in tutto il mondo. Altrove, ovunque, la loro seduzione non é così potente, la loro luce non ha altrettanta primavera: altrove potrei resistere loro.

L’ho detto, mi sento fortunato ad essere di questo paese. 🙂

lu.men. fecit mmxiv

L’autopromozione devota: il caso Kyenge – San GPII

Il selfie della Kyenge con GP2 che pareva un fotomontaggio si è dimostrato vero a un successivo post della post-congolese. Viene però da domandarsi a questo punto se uno o una possa diventare ministro perché una volta è stata toccato/a da un altro potente. Cioè, il potere taumaturgico del monarca che non solo guarisce dei mali del mondo ma permette a pochi eletti di dominare il mondo stesso, attraverso il trasferimento del potere detenuto (appunto la taumaturgia).
Tutto ciò appartiene a una visione medievale, tribale, che pure seduce i semplici, i sudditi, i cortigiani. Quelli che a dx come a sn continuano a fare la solita vita ma si professano nella toeletta pubblica del primo pomeriggio seguaci fedeli di Padre Pio.

Ai cittadini che scelgono la politica invece non deve sfuggire che l’unica seduzione, l’unica taumaturgia che li deve toccare è il suolo che calpestano, i monumenti di bellezza che li circondano, lo stato delle cose del Paese. Buttiamo a mare i personalismi, i leader carismatici, tutti gli ingiustificati motivi che ci fanno essere altrove nel momento in cui si decide della cosa pubblica. Se le cose vanno male è perché deleghiamo per assentarci.