I fotografi progressisti

Nel mio precedente post ho fatto un riferimento ai fotografi progressisti (di sinistra, comunisti ecc…), ovvero i presunti tali, che qui vorrei spiegare meglio.
Come il politico comunista, l’attore comunista, l’intellettuale comunista, il fotografo comunista tende ad accumulare ricchezza perché ne ha diritto, un diritto (di proprietà) che però nega agli altri.
Ma c’è di più. Il fotografo di sinistra fa mercato delle sue foto di denuncia, quando ne produce. Ossia specula su chi avrebbe tutte le ragioni per dichiararsi progressista. Specula sul povero, sul sottoproletariato, sul malato di aids, sugli indios in Amazzonia, sui migranti ecc…
Lui va lì, imbastisce se può, deve, vuole, uno studio fotografico improvvisato (collaboratori, luci ecc…), fa i suoi scatti, fa la sua figura, e poi torna, pubblica, incassa prestigio e soldi, e non ha risolto nulla. Anzi.
Anzi avrà sempre bisogno di chi dipende in tutto dagli altri, di chi non ce la fa, degli sfortunati.
Così come il PD è il partito che candida i parenti dei morti ammazzati, speculando consenso sulla morte, così il fotografo impegnato afferma il suo successo sugli zombie della società che lo paga e lo plaude, sugli intoccabili, sull’esotismo miserabondo che esteriorizza la miserabilitudine del suo essere.
E se vai a scavare troverai realmente la grettezza e l’acredine verso il prossimo, mentre profitta della generosità di chi ha solo i propri resti carnali da dare.

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