Io credo che la violazione della proprietà privata sia un danno psicologico già avvenuto, comparabile e spesso peggiore dello stalking, e che non si possa giudicare “col senno di poi” scelte che sono fatte in uno stato alterato di coscienza. Credo che i responsabili di questo stato alterato siano i ladri, che commettendo un reato contro la proprietà commettono un reato contro la persona. Credo che chi non tiene conto di questo é una categoria di persone, come lo sono i giudici, che le cronache dei giornali ci dicono non toccate dai furti nelle loro ville. Credo che chi si accoda difetti caratterialmente di prodigalitá e dimentichi che quando ci furono tre morti ammazzati a Milano in trib, appartenenti a tre diverse tipologie professionali, la casta dei giudici reagí come fossero stati attaccati solo loro.
 
Credo che l’aggressione e la violazione alle cose siano atti disgustosi, come drogare una vittima prima di abusarne, visto che i nostri corpi secernono ormoni e altre sostanze alteranti senza che ne siamo consapevoli, come avviene nello stalking, proprio la condizione di chi subisce una violazione di domicilio. Credo infatti che la minaccia di violazione di domicilio e di furti in zone già olpite sia assimilabile alla fattispecie degli atti persecutori, visto che vittime reali e potenziali sono costrette a modificare le proprie abitudini di vita.
Credo quindi che le vittime, il cui stato di coscienza é in questo modo psichicamente alterato, non possano AFFATTO essere ritenute responsabili delle scelte che adottano per difendersi, né della loro efficacia. Credo che emettere una sentenza in nome del popolo italiano di un eccesso colposo di legittima difesa, o di omicidio colposo, o di omicidio volontario, o qualsiasi altra fattispecie, sia fondamentalmente antidemocratico, antipopolare, ipocrita e infondato, in quei casi in cui é evidente l’iniziale atto predatorio.
 
Credo che la proprietà privata sia sacra e precedente lo Stato. Credo che l’esistenza dello stato sia una nostra gentile concessione, ancorché necessaria, e MAI il contrario. Credo che la proprietà privata sia un diritto fondamentale dell’essere umano, nella sua acquisizione e mantenimento, se compiuti nel rispetto della legge. CREDO CHE LA PROPRIETÀ PRIVATA SIA UN DIRITTO FONDAMENTALE PERCHÉ CONCORRE AL RENDERE LA VITA UMANA DEGNA DI ESSERE VISSUTA E CHIAMATA TALE.
 
E mi disgusta sapere che la mia Patria in questo sia indietro rispetto ai paesi anglosassoni e alle nazioni che ad essi si ispirano, vergognosamente vittima di una tipologia di persone illiberale, liberticida, e la cui onestà é sovvenzionata e resa possibile dalle troppe tasse che paghiamo per i loro stipendi a vita.

Proposta schema di massima di Dossier/Report/Progetto per l’incremento turistico in Viterbo

A. La situazione di Viterbo oggi
A. 1. Cenni di una speranza nel viterbese: il caso Civita.
A. 2. Quale è l’immagine del turista italiano e quale quella del turista straniero presso gli operatori del viterbese, presso l’opinione pubblica viterbese, presso l’attuale amministrazione comunale di Viterbo.
A. 3. Come si è evoluto il turista nel contesto internazionale tra esigenze di relax e di sicurezza. La cultura è ancora fondamentale per convincere i cittadini a spostarsi in vacanza in un territorio?
A. 4. Le diverse figure di turista. Il Camperista. Il Turista della Domenica. Il Turista Bulimico. Il Turista Sportivo. Il Turista Pigro.
B. Come possono essere potenziate le Terme di Viterbo: situazione attuale.
B. 1. Presenze e fatturato delle principali terme e spa italiane.
C. Il centro storico medievale di Viterbo. Cosa è, come viene considerato in Europa e Nord America, e cosa può rappresentare.
C. 1. Iniziative legislative e finanziare da porre in atto per rendere il centro storico viterbese degno della pulizia formale e sostanziale dei centri storici in Nord Europa.
D. Le altre offerte che Viterbo possiede per le diverse figure di turista
D. 1. Il teatro
D. 2. I Musei
D. 2. 1. Cosa accadrà della sede di Bankitalia in Viale Marconi prossima alla dismissione e le proposte che possono maggiormente invogliare l’affluenza turistica.
D. 3. Le chiese
D. 3 . 1. Il complesso papale
D. 4. Le Frazioni e il Territorio
D. 4. 1. Bagnaia
D. 4. 2. San Martino al Cimino
D. 4. 3. Ferento
D. 5. Le attività commerciali: centro VS periferie?
D. 6. Perché un turista dovrebbe venire a visitare Viterbo desiderando in realtà di venirci a vivere?

Io credo che Maria Elena Boschi abbia fatto due piú due in modo brutale. I partigiani sono stati sovvenzionati poco e male (e ciò ne aumenta i meriti) dagli anglo americani, non dai russi, a cui magari erano in buona parte più affini ideologicamente. Insomma, si chiamava radio Londra, non radio Mosca.

Oggi gli angloamericani sono quelli che tengono su il governo Renzi. Per questo lei avrá pensato che i partigiani veri avrebbero appoggiato sta schifezza di riforma, mentre i simpatizzanti “ma che ne sanno, ma che ne vino sape”.

So di toccare un argomento delicato, ma lo dico uguale. Chi ha buttato giù Dc e Psi non lo ha fatto per ragioni di corruzione, ma perché l’Italia all’epoca faceva resistenze all’allargamento a est della NATO. Oggi Renzi si guarda bene dall’essere critico verso l’atlantismo. Tutto qui.

Profondamente dispiaciuto per la scomparsa del dolce folle Marco, che tanto dopo la morte quelli a cui t’accorgi d’essere affezionato li puoi chiamare giusto per nome e il resto é burocrazia cimiteriale.

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Hai rappresentato pazzamente la politica migliore, quella di spinte ideali, di ragionamenti, inclusiva e non becera e cretina. Dialogavi con tutti, dai venditori di aldilá ai fascisti che non ti repellevano, dagli esponenti della partitocrazia atlantica ai compagni comunisti, e ricordo in un visti da vicino andreottiano un tuo contro rimprovero per aver secondo loro abusato di questa parola, compagni, durante una diatriba parlamentare.
Ricordo le mattine dei tuoi scazzi radiofonici e della pazienza da fratello minore, da spalla, di Bordin, la cui rassegna stampa é e rimarrá irraggiungibile esempio nel giornalismo italiano.
Mi dispiaceva il finanziamento pubblico di qualche milionata di euro a radio radicale, ma in fondo chissenefrega, fosse per me terrei voi e butterei via tutto il resto.
Sei stato nella tua coerenza prima il sommo cretino, poi l’illuso, il pagliaccio che tutti pensavano mangiasse di nascosto tra una canna e l’altra, e infine oggi che capiamo la tua preveggenza disperata un martire della libertá di tutti noi.

Potremo mai mai smettere di dirti grazie? No, perché oggi che il Medioevo e la superstizione tornano con le loro prepotenti veritá infantili scopro che quello che hai conquistato, che ci hai fatto conquistare, é tremendamente fragile.

Io non so se in questo paese s’é compreso che la laicitá é, per esseri umani mortali, nella loro finitudine, proprio per il rispetto dei loro limiti, un valore assoluto, l’unico che ci consenta di essere tutti ugualmente liberi. Fuori la barbarie della sottomissione ci assedia, apre delle brecce, si insinua con i suoi cavalli di Troia del volemose bene. Fuori, il nulla e il male tramano e complottano per far tornare le tenebre di una legge vegetale. Di un modello di societá dove la libertá é appannaggio di pochi.

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Credo che tutti gli italiani vi siano vicino, come voi lo siete ai suoi cari, amici e familiari. Voi, non galassia ma famiglia radicale, famiglia politica nel senso più alto della parola, etico, di liberazione dalla nostra atavica sudditanza di popolo, protagonisti misconosciuti di battaglie contro ignoranze millenarie e per il progresso del Paese, guidati da un alfiere della libertà, un condottiero che rischiava la sua vita davvero, ogni volta, avanti alla sua truppa di innocenti, alla sua ciurma di sognatori.

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Mi ricordo d’averlo visto una volta sola, una ventina forse di anni fa. Passeggiava solo, dall’altro lato di Piazza San Silvestro, l’abito scuro, lo sguardo fisso e battagliero. Ricordo che rimasi sorpreso dell’altezza, sul metro e novanta, e della proporzione delle spalle, praticamente un armadio.

Più recentemente, ma sempre tanti anni fa, lessi un fondo di Adriano Sofri, quando ancora scriveva dal carcere per Panorama. Forse lo fa ancora, ma non ha più valore. Descriveva Pannella come bulimico, i digiuni un momento di catarsi alimentare. Bulimico in tutto, dal cibo alle sigarette all’onnipresenza su tanti fronti. E concludeva il ragionamento, non ricordo se anche il pezzo, domandandosi se ci saremmo mai salvati da questa avidità alimentare in senso lato, da questa fame.
Leggerlo mi diede fastidio. Pensai a muse mostruose, come l’invidia, o il benaltrismo, o il voler appiccicare ad altri una luce negativa che era propria di chi scriveva questi ragionamenti dal carcere.

Non di solo turismo

Un vecchio detto italiano recita più o meno così: chi non ha voglia di lavorare si abitui a mendicare.
La recente sconfitta referendaria dei no triv ha tuttavia evidenziato che esiste nel Paese una bella fetta di popolazione inconsapevole delle fondamenta su cui si sostiene lo stile di vita che la appaga. Questo insieme di tipi umani, sbrigativamente ribattezzati cattocomunisti, è in realtà diffuso a tutte le latitudini della politica.

Sono quelle persone che hanno il mito della rendita in un paese che si dice fondato sul lavoro, che amano l’esproprio proletario tranne quando ne sono loro le vittime, che cercano in tutti i modi di accaparrarsi dei danarosi frutti della disumana pressione fiscale italiana, pressione fiscale che non solo stronca il lavoro economicamente e aziendalmente sano, ma induce al suicidio decine di imprenditori ogni anno.

Queste persone, spesso donne, vivono a volte in casali che spacciano in società per ville signorili, ma non hanno la capacità finanziaria per sostenere tali ruderi, e allora si inventano agriturismi e b&b – attività di per sé dignitose – pur di conservare il proprio status di aristocratici & comunisti.

Oppure, per evitare (=evadere) tasse mettono su le onlus anziché le aziende, fanno associazioni culturali lí dove tutti sanno esserci dei ristoranti, talora ottimi, e vanno in giro mendicando una crocetta per il cinque per mille, e questo è il periodo.

Naturalmente hanno una visione padronale e razziatrice dei soldi altrui, per cui se capita di parlarci come é successo a me, si scopre che chi decide dei soldi di una persona sono loro per interposto stato tassatore. Il che è indegno, vergognoso, criminale e fa schifo.

Per queste persone é dogma, ovvietà e punto fermo del proprio agire pubblico che l’Italia possa campare di solo turismo. E non sia mai che gli citi decine di studi internazionali sul golf, come volano del settore. Verresti subito tacciato per amico dei “ricchi”, per portavoce dei capitalisti e per criptofascista.

E che non ti venga in mente di obiettare che tra il Sim di cui parlavano i brigatisti e le demoplutocrazie di cui si lagnava il Duce a cambiare è solo la terminologia! Saresti definitivamente catalogato per disfattista e amico di chissà quale entità massonica e piduista.

Insomma, nonostante che il turista cerchi essenzialmente relax dallo stress del proprio quotidiano e dunque prediliga realtà non problematiche sotto alcun punto di vista, secondo i teorici del “potremmo vivere di rendita grazie ai proventi del turismo” e della tal cazzata “che tutto il mondo ci invidia” non è il cliente ad avere quasi sempre ragione, ma loro ad averne sempre.

Non so se avete presente il mendicante fuori dalla chiesa che vi chiede gli spiccioli che avevate preparato per l’offertorio.

Quel mendicante è l’incarnazione di questi clandestini del settore turistico. E si sta diffondendo ovunque. È la mentalità dei soldati spagnoli che il Manzoni dice andassero per vigne ad alleggerir i contadini della fatica dei loro raccolti. La mentalità degli zingari, qualsiasi significato oggi abbia questa parola poco politically correct, e dei popoli nomadi che vedono negli stanziali esseri subumani, animali da razziare.

E non stupisce vedere tra i turisti dei ladri: evidentemente i cacciatori di frodo di souvenir culturali nostrani si sono adeguati all’andazzo degli avidi dispensatori di scontrini di caffé a cifre folli.

Per me l’immenso patrimonio culturale artistico e archeologico di cui ci facciamo orgogliosi custodi andrebbe alienato e sparso fuori, nel mondo. Siamo una nazione di robivecchi, non più di artisti.

Infatti i Fori Romani non sono più, con sommo dolore dello scrivente; più giù era il Colosseo, luogo di divertimenti anche cruenti e non certo di seghe mentali sui diversi stili architettonici. Così come c’era una volta Pompei, che non era un deplorevole e trascurato museo di corpi carbonizzati e poi dissolti nel fango e nei lapilli, ma una città economicamente viva.
Perché queste persone, dei veri e propri minus habens a far danni continui a tutta la collettività, non si sono ancora messi nella testa che la cultura esiste se l’economia è fiorente, ma non può né potrà mai sostituirsi ad essa.

La differenza tra antisemitismo e antisionismo

La recente polemica innescata alle dichiarazioni del sindaco di Londra Ken Livingstone, un evidente comunista nelle simpatie internazionali, coinvolgono tutta la storia europea.
Credo che siano la dimostrazione tangibile che esista una enorme differenza tra antisemitismo e antisionismo.
L’Inghilterra non ha espresso, come ha fatto la Germania nazista, particolari sentimenti antiebraici che non fossero gli stessi che hanno portato dal medioevo in poi le nazioni europee a ghettizzare gli ebrei.
Però l’Inghilterra è stata in politica estera fortemente antisionista. Dapprima perché, e ciò fa riflettere sulla politica dell’appeasement, non solo in Europa ma anche in Medio Oriente promette tutto a tutti, combinando disastri epocali (tra cui la seconda guerra mondiale e la situazione attuale in Palestina, divisa di fatto in quattro entità).
E dopo, dopo cioè la perdita dell’Impero Britannico e dello status di Superpotenza, perché all’interno della neonata Onu si muove affinché Israele, ossimoricamente democrazia etnica (!), diventi una società multirazziale (soluzione che gli ebrei approvano per tutte le altre nazioni, tranne che per la loro, dove l’elemento per loro estraneo può coesistere con la maggioranza ebraica a patto che quest’ultima rimanga tale, “maggioranza” ed “ebraica”).
Al contrario la Germania nazista, certamente ed odiosamente antisemita, pur non essendo filosionista, come pure ha detto il sindaco di Londra, non ha mai espresso sentimenti antisionisti se non dal momento dell’incontro del Gran Muftì di Gerusalemme con Hitler.
In questo senso sono da ricordare alcuni elementi, minimizzati o non citati dalla storiografia ufficiale:
a) l’Haavara Agreement (minimizzato)
b) La soluzione di deportazione in Madagascar degli ebrei tedeschi (per non pestare i calli agli inglesi)
c) I due tentativi della Banda Stern (terroristi sionisti antiinglesi) di trovare nel nazismo un alleato, durante la guerra, e andati a vuoto per la succitata simpatia tra Nazisti e Gran Muftì. Ciò rivela una percezione, non filtrata dalla storiografia ufficiale, positiva del nazismo all’interno del terrorismo sionista. Quello stesso terrorismo sionista che a guerra finita organizza attentati contro governatori inglesi e inviati ONU.

Ma la più grande di tutte le differenze tra antisemitismo e antisionismo la si trova nella seguente frase di Ben Gurion: “Se avessi saputo che era possibile salvare tutti i bambini della Germania trasportandoli in Inghilterra, e soltanto la metà trasferendoli nella terra d’Israele, avrei scelto la seconda soluzione, a noi non interessa soltanto il numero di questi bambini ma il calcolo storico del popolo d’Israele.”