Notti magiche

Quel luglio avevo otto anni. Stavamo a Cattolica. Io e mio padre andavamo da Augusto, in via del porto. Mi ricordo la sua trattoria, l’odore di spiedo di pesce impanato al limone inebriava tutta la via. Guardammo il mondiale lí, tutti e tre. Augusto aveva una sorta di tv a proiezione, una roba ufologica, da guerre stellari, uno scatolone enorme, non molto luminoso. Mi ricordo il buio della stanza, il retroproiettore era poco luminoso: era come stare al cinema, ma con loro due che facevano commenti da adulti, perché per loro quello era un già visto.
Per me no, era magia. Ero entusiasta. L’urlo di Tardelli, con quel crescendo che raccontava una sofferenza a lungo tenuta dentro, era l’urlo di un eroe. Paolo Rossi mi faceva venire in mente San Francesco, con la sua magrezza, il viso scavato, e gli zigomi evidenti, lo sguardo spiritato e allo stesso tempo buono. Provai simpatia per il tifo semplice di Pertini, la pipa di Bearzot, la zazzera di Bruno Conti, i baffi da turco di Franco Causio e quelli alla siciliana di Gentile, che poi se li tagliò.
Oggi sono più grande di loro, mi guardo allo specchio, guardo le facce dei miei coetanei, e faccio il confronto. Siamo cresciuti con la promessa di diventare adulti in fretta, appresa clandestinamente scambiandoci figurine panini. Eppure i loro sono volti di uomini, i nostri di eterni ragazzi da prendere poco sul serio.

Mi rimarrà sempre impressa quella coppa. Conobbi così l’oro, la sua lucentezza cremosa, spumosa, la sua pesantezza, come un fardello. Era una gioia, ma si vedeva che i giocatori un po’ soffrivano a sollevarla, all’inizio. Era un globo retto da muse, o dee, ma il disegno delle cariatidi che lo reggevano pareva richiamare un drappo che cadendo lo svelava. Simboleggiava la presa di possesso calcistico del pianeta, ma somigliava anche al miglior boccone del piatto, quei cosciotti di cinghiale con cui terminano le storie di Asterix e Obelix.

C’è della numerologia tra i mondiali del 1982 e del 2006. C’è anche un periodo di crisi del nostro calcio, accompagnata da strascichi giudiziari precedentemente queste due incredibili vittorie della nazionale italiana. A volte si ha come l’impressione che le storiche vittorie calcistiche servano a sedare i moti popolari contro le loro elité, una sorta di governance delle istanze sociali attraverso il principio del panem et circenses.

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