Cos’è la Mafia?

Cos’è la Mafia?
Innanzitutto colpisce la parola, di provenienza araba. In siciliano mafioso può significare “bello”, un complimento dato a un giovanotto dalla madre.
È il governo del paese. Non quello istituzionale, ma quello ombra. I vecchi, i più organizzati, i più calmi e i più esperti all’interno di una società contadina.
Facile capire che in quanto governo ombra sia per la segretezza che per le attività non era esattamente una cosa legale. Da qui nasce la morte di Peppino Impastato (e di suo padre, già confinato tre anni dal fascismo per mafia, che in modo fumantino si affrettò a ribellarsi alla sentenza di morte emessa sul figlio).
È anche un’alternativa, di merda quanto si vuole, all’assenza dello Stato e dell’economia reale. Nel senso che un sacco di giovani diventano picciotti pur di non fare gli sbandati ai bar, i disoccupati, i senza futuro, in questo spalleggiati dai padri, omertosi, ma rancorosi verso lo Stato. E questa è una cosa che non dobbiamo MAI dimenticarci. Perché è facile raccontarci che un dato boss è il male assoluto, ma quando poi approfondiamo, e capiamo che la Mafia è un seducente fenomeno SOCIALE, qualche domanda ce la dobbiamo porre. E qui dobbiamo fare nostra la riflessione dell’ultimo Falcone. Quando, attaccato per averlo addirittura scritto in un libro, intuiva che la Mafia non potrà mai essere sconfitta se si chiudono gli occhi sul malessere sociale che la determina.

Se la Mafia rimane uno scontro tra famiglie “oneste” e famiglie disoneste, che si trascinano in un rapporto di odio per generazioni e generazioni, ci sarà sempre una società siciliana (e, a ben vedere, italiana e non solo italiana) spaccata in due. E dunque vanno capite e risolte le cause che determinano ieri e oggi questa pessima scelta di campo: la corruzione della cosa pubblica, la fiscalità avida, la burocrazia abnorme, la mancanza di lavoro, le infrastrutture fatiscenti, l’impermeabilità della parte statale della società siciliana a un ricambio democratico.

La Mafia dunque non è semplicemente e retoricamente una montagna di merda. È ben altro. È innanzitutto la NOSTRA montagna di merda. È innanzitutto una condizione umana a cui releghiamo alcuni soggetti tra i nostri concittadini, felici di non integrarli e di lasciarli indietro. La Mafia comincia a scuola quando l’insegnante, magari di sinistra, si tiene vicino alla cattedra i migliori e lascia negli ultimi banchi i ragazzi che riflettono nel pessimo andamento scolastico e comportamentale il disagio sociale che li aspetta a casa per logorarne entusiasmo e speranze. Eppure sono quei ragazzi il motivo per cui la scuola pubblica esiste ed è obbligatoria e gratuita. Per esempio.
La Mafia è nel considerare un bene di tutti come proprio, cosa che riguarda invero enti, amministrazioni, pubblici dipendenti. I mafiosi copiano semplicemente questa attitudine mentale.
La Mafia impone il racket sulle attività commerciali, che tuttavia hanno il dovere di versare fino all’ottanta per cento di tasse allo Stato.
La Mafia è una peste che contagia tramite lo spaccio di droga l’incapacità ormai cronica di sperare in un futuro decente sereno e dignitoso, incapacità che soffoca i suoi picciotti e i suoi boss.

Quindi, se vogliamo che la Mafia sia un fenomeno umano e che come ogni fenomeno umano abbia una fine, non ha senso giudicarla sterilmente come farebbe un giudice di Magistratura Democratica con un occhio alla politica. Non ha senso discriminare i futuri carcerati e addirittura i loro parenti marchiandoli con il segno di Caino e trattandoli come i nazisti trattavano gli ebrei. Perché in questo modo non se ne uscirà mai, se ne perpetuerà il vittimismo, la morale rovesciata, i rituali di affiliazione, la propensione criminale come segno di ribellione a un Sistema che non li vuole, che li dileggia (“montagna di merda”) e li discrimina impedendone la redenzione esistenziale, laica, civile, umana.
Se la giustizia penale italiana risolve la detenzione come recupero e non come pena, a maggior ragione il recupero va effettuato preventivamente, PRIMA CHE I REATI ACCADANO e scoraggiando l’associarsi mafioso dei soggetti a rischio.

La soluzione messa in campo negli ultimi anni dalla Regione Sicilia, assumere tutti keynesianamente anche se non vi è utilità nelle assunzioni, è solo un palliativo. Se ne paga l’onestà, ma sarà sempre un’onestà a libro paga, un lusso che prima o poi finirà. Serve economia reale, servono imprenditori che rimangano tali e servono statali che non dipingano se stessi in modo retorico e altisonante, come se appartenessero a una nuova aristocrazia i cui privilegi vanno dal poter essere gli unici appartenenti della classe media a farsi delle vacanze fuori fino a diritti lavorativi ormai sognati da tutti gli altri.

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