Tiziano Terzani e l’islam

A me la modernizzazione dell’Asia non piace per nulla. Non sono contrario al progresso, ma mi rammarico che per copiare a tutti costi il modello occidentale gli asiatici stiano perdendo la loro peculiarità. Non mi piace vedere i cinesi con la cravatta che, vorrei ricordarlo, in origine era il cappio che i mongoli ponevano al collo dei prigionieri. E non credo neppure che mangiare con la forchetta abbandonando l’uso dei bastoncini li renderà più felici. Un popolo che rinnega le proprie tradizioni finisce con il perdere anche la sua identità. A volte mi chiedo perché l’Occidente voglia tutti costi esportare su scala mondiale un sistema di vita che non soddisfa neppure coloro che lo vorrebbero imporre agli altri. Sarà l’Islam la nuova ideologia che ispirerà la ribellione dei paesi poveri.” Tiziano Terzani

NON CONDIVIDO NULLA. C’è sempre un elemento di insoddisfazione nell’essere umano, ma preferire povertà e barbarie senza fine a una societá pacificata, dal benessere diffuso, dove la responsabilità penale è individuale perché i suoi individui sono cittadini con diritti e doveri lo trovo aberrante.
Tutto quello che posso fare per mettermi in sintonia con questo scrittore é seguirlo nella chiosa finale, magari strumentalizzandone il concetto che ha espresso. Le religioni monoteiste sono religioni binarie acceso/spento, bene/male, vita/morte, tipicamente pauperiste, in un mondo plurale. Appiattiscono l’essere umano, le sue aspirazioni, le sue idee. Descriverle come ideologie all’indomani della caduta del muro è un atto di giustizia, perché tali sono. Affermando gli assoluti negano l’uomo, la sua condizione precaria, e non sono affatto di consolazione.
Così come il razzismo è una reazione sbagliata a un’invasione irrazionale delle risorse di un popolo, religioni monoteiste e ideologie comuniste sono una reazione sbagliata a valori e disvalori occidentali.

Ma con un distinguo. Altrove Terzani, sempre nei mesi successivi all’11 settembre, scrive di come l’Islam sia ovunque, “una grande e inquietante religione con una tradizione di atrocità e di delitti (come tante altre fedi peraltro) ma é assurdo pensare che si possa cancellarla dalla faccia della Terra“. Nel suo disincanto ormai maturo verso i paradisi promessi ai poveri, Terzani individua anche nell’Islam le debolezze che una mente ideologicamente schierata addebiterebbe solo alla parte avversa. Ma fa di più, sta pensando che i sovietici un attacco come quello dell’undici settembre se lo sognavano. Se lo avessero fatto, sarebbe scoppiato il conflitto nucleare.
In quel caso il nemico, l’Altro (idea tanto a cuore al giornalista), vive però  concentrato oltre la cortina di ferro cui l’aveva relegato l’azione politica di Churchill. Con l’Islam invece non è possibile. Infatti l’Islam è ovunque: ed è seduzione che può essere scacciata solo da seduzione Altra, che faccia sentire l’essere umano più completo, sereno, appagato.

L’Islam, che propugna un paradiso di latte e miele, ha in odio la trasformazione dei suoi fedeli in fedeli consumatori di beni e servizi. Immaginiamo solo l’emancipazione femminile nelle nazioni islamizzate: il pil raddoppierebbe, l’istruzione e la cura dell’infanzia e della terza età si espanderebbero ed evolverebbero in senso razionale e professionale, il dibattito culturale farebbe un salto di qualitá, le infrastrutture per il manifatturiero (elettrodomestici) sviluppandosi permetterebbero allo Stato il controllo del territorio (chè costituisce, in altre parole, la pacificazione coatta delle diverse istanze sociali nell’Italia fascista e di quelle religiose in Medio Oriente oggi). Il consumismo rende la societá plurale, apre nuove professioni e nicchie di mercato, necessita per vivere di una continua redistribuzione di ricchezza, e per quanto possa imbruttire il paesaggio con la speculazione edilizia, non è certamente la guerra del Vietnam, o del Kashmir tra India e Pakistan, o dell’Afghanistan, o la repressione cambogiana, o cinese in Tibet, o birmana.

È il consumismo ad aver permesso il sorgere di giornali e riviste letterarie. Consumismo è vendere milioni di copie di un libro, consumista è colui che costruisce una sua personale biblioteca, che è semplicemente una collezione più o meno pensata (come altre tipologie di collezioni) di libri. Quella stessa biblioteca, fatta di libri nella maggior parte dei casi economici, quindi non rivendibili a cifre da status sociale elevato, i suoi eredi non la vorranno, e con un miglior ritorno di immagine ne faranno donazione a un comune, un ente pubblico, una fondazione.

Quindi consumista è anche la professione di giornalista, di scrittore, di poeta che brama di consumare il foglio bianco. È l’avida curiosità del viaggiatore, che non sa stare a casetta sua, che DEVE ripartire, bruciando le tappe dei suoi tour, accumulando ricordi e oggetti anche infimi ma legati a personali avvenimenti vissuti in prima persona in luoghi esotici, non solo fermi a un tempo passato, ma fuori dal suo tempo.

Quella di Terzani, per concludere, é un’idea in linea con la nostalgia inattuale di Pasolini per la civiltà contadina, che il poeta nutriva entro i confini nazionali, guardando i paesani, i ragazzi di vita ecc. e che Terzani invece sente visitando popoli lontani. Ambedue in viaggio, o forse in fuga. La volontà di non godere QUESTA vita, ma di studiarsela, sdegnati, col binocolo. Versioni sublimi dell’emigrante che guarda all’Italia (Pasolini sognerá di vederla affondare nel suo bel mare) con tanta ma tanta ingratitudine e meschina grettezza.

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