Piccolo appunto sui Due Teologi di Jorge Luis Borges

Una delle eredità del pensiero socratico è la consapevolezza di non sapere tutto, idea condensata nella frase “io so di non sapere”.
Questa frase e questo concetto portano anche a una constatazione: noi possiamo essere più o meno consapevoli del nostro stato di conoscenza della realtà ma non di quello che gli altri sanno di ciò che ci circonda.

Per questo, dire a qualcuno che è intelligente, mentre noi ammettiamo di essere ignoranti, ha tutta l’aria dell’insulto. Come si fa infatti a dire di una persona che è intelligente senza una intelligenza e una conoscenza ampie? E d’altronde non è vero che le persone stupide ritengono stupido ciò che non comprendono?
Quindi, se la saggezza socratica ci dice che la realtà è in ultima analisi inconoscibile, anche se esplorabile, perché lanciarsi in un qualsiasi metro di giudizio di una persona di cui non si condividono le idee, trascinando la discussione su un piano disonorevole e primitivo?

E come si può poi biasimare l’indignazione altrui?

Ma tutto questo per dire che se Dio è a nostra immagine e somiglianza e due teologi combattono tra loro portando avanti due idee di Dio, forse quell’omonimo racconto di Borges sulla divinitá che nullifica gli opposti ha una chiave di lettura in più che andrebbe esplorata. Quella degli individui che vogliono insegnare senza aver imparato a imparare.

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