Connections

Gli umanisti si divertono tantissimo a fare il gioco della cartomante, parlami-che-ti-traduco. In pratica la cartomante mette le carte sul tavolo e cerca di tradurre non solo loro, ma anche le tue reazioni alla violenza figurativa dei tarocchi. Da queste reazioni trae una regola, una teoria caratteriale (il destino di un uomo è nel suo carattere). Tu a tua volta giochi a carte coperte per tradire il meno possibile, ma intanto ragioni sulla favola, sull'oracolo, adattandolo al tuo caso, vedendo di tirarne su una morale.
Insomma, è una matrice, una filigrana su una storia. Capita anche con gli oroscopi, con le poesie, con le biografie di gente famosa o di qualche nonno o zio i cui tratti biografici si inabissano per poi riemergere in noi, per questioni di sangue.
Connessioni.

Potrei dire che il gioco è il mestiere del poeta, regole da rispettare che non sono solo limiti ma corsie per andare più spediti a scrivere. Restringe il campo ma apre la mente.

Pensiamo a quelli che dicono che la forma è sostanza, il medium è il messaggio, less is more, la cornice senza quadro, la tela monotona con la fessa che la squarcia nel bel mezzo.
"Quando il gioco finisce comincia la partita" Jim Morrison
Ossia il gioco è simulazione senza scopo, il film pornografico di cui Eco diceva non esserci trama (ma la trama c'è, solo che non è NEL film), mentre la partita ha uno scopo: dichiararsi gioco, fare dell'innocenza una regola consapevole, un'apparenza che la svuota.

Proviamoci, prendendo due parole concettuali e sfregandole tra loro. Incendiamo il palazzo concettuale e scopriamo come ogni cosa significhi se stessa, il suo opposto è tutto il resto.

"Che cos'è la connessione?"
"Quando 2 mozioni, ritenute infinite
e reciprocamente elisorie, si identificano
per un attimo."
"Di tempo?"
"Si."
"Il tempo non esiste. Non c'è nessun tempo."
"Il tempo è una piantagione rettilinea."
– Jim Morrison –

Il Novecento è stato anche il secolo di queste associazioni di idee. C'è chi ne ha fatto performance estreme: il link che posto ragiona non solo su quanto può essere abominevole l'animo umano una volta cadute, nel gioco, le regole convenzionali, ma anche quanto sia facile costruire un'identità (di vittima, di carnefice) partendo da un oggetto:

http://www.piccolestorie.net/2017/05/22/donna-permette-al-pubblico-usare-suo-corpo-un-oggetto-6-ore-quello-accaduto-agghiacciante/

La provocazione non è verso gli abitanti della stanza ma verso di noi. Gli abitanti della stanza sono praticamente suoi complici, legati ad essa dalla scelta non casuale degli oggetti sul tavolo che lei ha voluto.

All'epoca gli anni di piombo, la prevalenza dei western al cinema, e di scene di violenza nei b-movie più pruriginosi, erano fattori di "liberazione". L'uomo occidentale era violento perché voleva dimostrarsi pubblicamente libero, penso per esempio alla scena finale di Easy rider, allo scoppio della bomba e alle violenze studentesche in Zabriskie Point, a due tipi di ottusità contrapposti e anagraficamente differenziati che in tanti film dell'epoca venivano messi in scena.
Per dirne una, Re Cecconi che fa lo scherzo all'amico gioielliere, si inventa una simulazione di rapina e ci rimette la vita.

Questa stessa ottusità, la violenza come forma di liberazione individuale e di massa, viene messa in opera qui. É in nuce nella settantina di oggetti. Una penna scrive, una piuma provoca solletico, una pistola uccide. La scelta volontaria degli strumenti da parte della potenziale vittima ha determinato il tipo di tortura dei potenziali carnefici. Il pubblico si è fatto artista e creatore del canale espressivo più percorso all'epoca: la violazione del corpo dell'Altro, come rito di definizione di due opposte identità.

Il sadismo della massa sul singolo trova il massimo sfogo con una vittima femminile, e anche questo fa parte della dotazione di partenza.

La provocazione non è verso gli abitanti della stanza ma verso di noi. Gli abitanti della stanza sono praticamente suoi complici, legati ad essa dalla scelta non casuale degli oggetti sul tavolo che lei ha voluto. Ne ha costruito l'identità e forse ne ha influenzato l'agire, con un qualche tipo di ricatto morale (es. "spero con questo lavoro di avere il successo che finora non ho visto, altrimenti mi toccherá emigrare oltrecortina, dai miei parenti").

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