Le scorciatoie della mente

La storia di Billy Milligan (forse lo “SweetBilly” di Jim Morrison, insieme a Billy Cook e a Billy the Kid) è esemplare, in questo senso.
Le attività cerebrali non convenzionali, dal piccolo male (“assenza”) alla schizofrenia con 24 personalità alternative, sono da considerarsi una reazione autocurativa della mente umana, più o meno efficace e risolutiva, alle sollecitazioni psicosociali di un mondo imperfetto.
La verità è che la specie Uomo, e forse l’intero gruppo degli Ominidi, è in possesso di un cervello troppo grande per essere semplicemente funzionale all’ambiente circostante, e ciò in quanto l’ambiente circostante è totalmente alterato dalla presenza dei nostri simili.

Questo non è un discorso puramente psichiatrico, trattandosi di una specie animale E culturale, ma anche letterario, poetico, sociale.

Potremmo addirittura raccontarci che ognuno di noi possiede diverse personalità, tanti io sull’attenti nel cui mucchio o plotone possiamo scegliere. Per esempio, a seconda dell’interlocutore. Oppure con il variare delle stagioni, e dell’esposizione dell’organismo al sole. Aldous Huxley parlava di cura del sole, di sunbath, non solo e non tanto per regolare i livelli di serotonina e di endorfine nei diversi tessuti quanto per migliorare la nostra capacità visiva, una sorta di palestra ottica da esercitare ad occhi chiusi.
Nelle donne, le osservazioni umane sulle loro incostanti reazioni uterine/isteriche hanno coinciso con quelle dei cicli lunari, Insomma, ci comportiamo non sempre linearmente ma anche a seconda di come ci gira.

Ma qui c’è di più. Nei primi anni dopo la nascita il bambino assorbe i lati della personalità di chi lo cresce, per come gli appaiono. Se i genitori (o chi per loro) hanno caratteristiche che tengono nascoste, stiamo pur certi che quando verranno fuori il figlio o la figlia saranno lì pronti a cibarsene, a cannibalizzarli ritualmente per farli propri, anche in età adulta. Una sorta di capacità di apprendimento latente, che può manifestarsi come una regressione all’età dell’infanzia, ma che rimane pur sempre un progresso psichico vitale.
Attorno a ciò che ha cannibalizzato, l’individuo costruisce la propria immagine, la propria identità. Una identità che viene difesa anche con ciò che pensiamo sia un disturbo mentale, neurologico e psichico.

Questa natura molteplice, multiforme, è per esempio visibile nella Sindrome di Stoccolma, che sta ultimamente uccidendo la società svedese di fronte a una islamizzazione incontrollata. La vittima prende le parti del carnefice; giustificandolo e assecondandolo si rielabora sua complice. Per farlo esce dal proprio stato di normalità e accettabilità sociale, e mette a sua volta a repentaglio i meccanismi di socializzazione pattuiti precedentemente. Rende se stessa parte di un nuovo gruppo sociale e contrappone il nuovo al vecchio.

In Billy, vittima e carnefice coesistono. Billy scopre nel patrigno anche il proprio carnefice e lo cannibalizza prendendone il posto. Ma fa lo stesso anche con il proprio padre, imitandone i tentativi di suicidio. Possiamo dirci che siamo all’interno dell’ecosistema freudiano nel suo caso? Non lo so. Perché non possiamo davvero sapere se lo spirito di vendetta era presente in lui a quattro anni, se nel suo caso fosse indotto, appreso, istintivo, umano, scimmiesco, etologico, televisivo o chissà cosa.

Con la morte di Billy, che ha deciso di non curare il sarcoma (concedendosi al posto dell’ennesimo tentativo di suicidio una “lenta capitolazione”), i due libri autobiografici si stanno rapidamente trasformando in cinematografia. Il primo film, del 2016, è una sorta di presequel di Unbreakable, con un cameo di Bruce Willis alla fine, e forse Shyamalan spera in una saga sulla falsariga del Silenzio degli Innocenti.
Il secondo, biografico, è in forse, ma dovrebbe essere interpretato da Leonardo di Caprio.

Ciò non deve stupire: le gesta criminali sono vissute da Hollywood in modo quasi epico e costellano tutta la cineteca americana.

p.s.: il vero cognome di Billy Milligan, di questo probabile terzo “SweetBilly“, era Morrison. Era il secondo di tre figli, con un fratello e una sorella.
Il fratello, più grande, si chiamava Jim.

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