Per qualche dollaro in più

Non tradirò alcun disvelamento se parlerò, spoilerandolo, del finale di un western di 50 anni fa.

Un western  può avere molti livelli di lettura e ciò ha certamente fatto la fortuna di Sergio Leone, che nella sua Trilogia del Dollaro si era messo essenzialmente a tramare storie, storie che ti tengono incollato e ti trasformano nell’investigatore di eventi forse avvenuti un secolo prima.

Mi sono focalizzato in particolare sulla frase del finale “Succede a volte fra fratello e sorella”.
Frase che si sposa solo parzialmente con l’affermazione precedente. “C’è aria di famiglia” è un po’ stonata: i due orologi riportano la stessa fotografia.

Nell’interpretazione classica, l’Indio ha ucciso il marito e stuprato la moglie, la quale invece di ucciderlo si ammazza.

In quello che sto raccontando, che non è il film ma l’interpretazione generale, tanti elementi non si intonano bene.

Avanzo la mia.

L’Indio non è sempre stato un fuorilegge e non è sempre stato un drogato. Anzi, era lui lo sposo o il promesso della ragazza.

Il film non dice che i due amanti fossero sposi, né che la ragazza uccisa fosse la sorella del Colonnello Mortimer.

Per me la situazione è questa.

Quell’orologio era già destinato all’Indio, perché l’Indio era lo sposo della ragazza.

La ragazza non era la sorella del Colonnello ma sua figlia.

Il ragazzo e la ragazza erano fratello e sorella.

L’Indio sorprende cioè sua moglie o la sua promessa in un rapporto incestuoso.
Qualcosa scatta nella sua mente, una goccia di follia che è secreta in reazione all’anormalità che sta vivendo.

Quella frase del Colonnello rispetta, in questo caso, la parte che Lee Van Cleef interpreta. Leone mette addosso al Monco l’aura di mistero di “Per un pugno di dollari” e ne fa addirittura quasi il personaggio sequel. La mano usata solo per sparare ricorda la mano maciullata del primo episodio (ma anche la mano che Billy the Kid si dice usasse solo a contatto con la pistola).

Ossia, Leone mette gli elementi di mistero sia nella comunicazione non verbale del Monco sia nella comunicazione verbale, apparentemente ordinaria, del “Colonnello Mortimer, gran soldato ecc…”
L’ambiguità dei gesti del Monco equivale all’ambiguità delle affermazioni e delle risposte del Colonnello, che a volte mente, a volte sottintende, a volte accenna.

Riascoltare la parte del Colonnello, i suoi dialoghi, sapendo già il film, e quindi comprendendo il suo piano, fa capire che non ama mentire.

Allo stesso tempo, l’Indio elabora un piano che gli fa uccidere, nel finale, due uomini di una posse già ridotta da 15 a 11 elementi.

Ecco, per esempio. “I 14 potrebbero diventare 15: nel conto ci sono anch’io” ma non perché il Colonnello vuole diventare parte della posse, anche se poi si aggregherà offrendosi di sciogliere la serratura con l’acido.

È che già sta pensando al regalino, il “mazzo di rose”, per far accettare il Monco. Ossia un evaso, amico dell’Indio, e lasciapassare del Monco nella posse, che incrementa effettivamente il numero a 15.

E più avanti, nella stessa scena, il Colonnello dice al Monco che l’infiltrato dovrà essere lui. Perché? Perché non è conosciuto.

Già. Ma come mai non è conosciuto? Come mai il Colonnello stuzzica, apparentemente senza motivo, il Gobbo?

Il piano del Colonnello, “dall’interno e dall’esterno”, aveva bisogno di un complice. Un complice della posse, forse lo stesso Gobbo, oppure l’evaso, o un complice da fuori, un malcapitato. Il Monco dunque gioca tutta la sua ambiguità all’interno di questo piano.

Nel tempo del loro film, l’Indio uccide il proprio cognato e quasi violenta la propria promessa o moglie.
Perché a volte gli archetipi accadono.
Lei non lo uccide, avendone la possibilità, perché dovrebbe comunque spiegare la situazione in cui è stata sorpresa: l’incesto.
Femminilmente fa la sola cosa logica. Si uccide, e lo rende allo stesso tempo un delinquente e un essere afflitto dai sensi di colpa. L’Indio non può più lavarsi la coscienza, riappropriandosi della propria complementarietà sessuale. Può solo obliare se stesso drogandosi.
La droga, raccontata essenzialmente dalla fissità dello sguardo, e da alcune decisioni intelligenti e suicide al contempo, è la sua nuova compagna. È la parte sensibile di lui, che si sfoga riandando a un mondo che gli è scivolato via e che si è portato dietro la sua vita precedente.
L’Indio prova a rifarsi una vita, ma è troppo sensibile. Prova a distruggere questa sensibilità, ma il suicidio di lei l’ha rafforzata in modo da ipnotizzarlo, da incantarlo.
Lui nella parte oscura dell’amore ha ricevuto uno shock da cui non può riaversi, un trauma tardo infantile. Una scelta quasi edipica: uccidere il fratello e fottersi la sorella, al suo posto, finché non arriva l’anima del padre amletico, il Colonnello, a riportare l’equilibrio. Il Colonnello: allontanato dalla dimora domestica dalla guerra, dalla carriera, dalla propria ambizione che si alimenterà di uno scopo nuovo.

“Con i miei sistemi sono arrivato a 50 anni, e non sono pochi da queste parti!” e “… fino al giorno in cui mi accadde un fatto che mi rese la vita estremamente preziosa!”. Queste due frasi sono la sintesi di una storia di vita. Il sistema di educare una figlia, che pure è caduta nel troppo amore verso il proprio fratello, e il fatto fatale di essere risparmiato dalla fame di vendetta del marito, mentre lui combatteva nell’esercito, e non aveva potuto conoscere il genero nel fidanzamento o nelle nozze.

E, mentre combatteva, gli arriva la notizia della morte dei figli. Lui non guarda all’incesto, non giudica, anche se il giudizio può aver preoccupato la figlia, ma capisce. Capisce che ogni vita è preziosa, e dunque abbandona la carriera per non uccidere né far uccidere, ma diventa bounty killer, perché le poche vite dei criminali di cui riscuote la taglia saranno per lui la copertura per vendicarsi. Anche le vite dei ricercati, dei wanted, sono per lui preziose.

Nell’interpretazione classica, invece, l’Indio non si preoccupa di conoscere gli altri membri della famiglia, di cui sicuramente c’erano almeno diverse fotografie nella casa.

In entrambi i casi, non può riconoscere il Colonnello. Ossia il congiunto della sua vittima. Può solo intuire, “fin dall’inizio”, che sia un bounty killer, come l’altro. Ma, chissà, da qualche parte si aspetta qualcuno venuto dalla Carolina nel Nuovo Messico in cerca di vendetta.

Leone racconta, attraverso un western che sembra scarno, l’Italia di quegli anni.

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