Lo Hobbit: Un Viaggio Inaspettato

Visto oggi. Ovviamente ho letto il Signore degli Anelli dopo lo Hobbit ma prima di vedere la trilogia al cinema. E oggi si ricomincia con una nuova trilogia.

Che dire? Innanzitutto questo a chi usa il solito argomento del libro migliore del film (a casa di libri ne ho migliaia, spesso comprati a un euro ma a volte anche costosi). Se prendo Il Nome della Rosa, ovviamente posso ritenere Eco migliore di Annaud, ma nessun Eco mi restituirà mai un Connery, limitandosi a copiare Conan Doyle per la caratterizzazione di Guglielmo.

E qui? Beh su questo primo capitolo c’è molto da dire. Non confondiamo il confezionamento originale di Jackson con la perdita al doppiaggio di Gianni Musy (sostituito peraltro in maniera efficace da Gigi Proietti, un jolly!). Vedremo un hobbit molto più da vicino, apprezzeremo la gelosia che prova per le sue cose e la sua casa, perché sono luoghi bellissimi. Personalmente ho sempre sognato una cabina armadio che mi faccia da dispensa, e lui ha adibito una intera stanza come fosse un atelier delle scorte alimentari, che i nani gli saccheggiano senza alcun complimento.

Questa è la chiave interpretativa. Nel Signore degli Anelli abbiamo trovato un fantasy in guerra. Qui invece c’è molto più quotidiano, molta più spontaeità. Si spera che nei prossimi due capitoli vi siano intermezzi come quello del mago bruno fattone, e come quello di Tom Bombadil nel tomo da cui è derivata la prima trilogia, che però lo ha cancellato. Perché signori Tolkien dipinge un mondo a tutto tondo, e dove prima abbiamo conosciuto una guerra mondiale che lo devastava qui lo troviamo in pace. Ma è una pace prebellica, come quella che precede la prima guerra mondiale nella biografia di Tolkien. Una belle epoque fatta di canti celtici, di balli, di risa, di trovate buffe e che bendispone lo spettatore come se si trattasse di un bel film di cappa e spada.

Davvero ragazzi: se voi andate a vedere lo Hobbit pensando a ciò che avete già visto cambiate idea alla svelta, così come l’approccio ai due libri deve essere differente. Anche come target, lo Hobbit è dichiaratamente un film per le famiglie, mentre il Signore degli Anelli appare più un romanzo cinematografico certamente epico ma di formazione (individualista) per giovani adolescenti. O se volete, la vecchia trilogia è un caffé forte per iniziare una giornata di lavoro, qui invece c’è una calda tisana per un week end in montagna davanti a un caldo fuoco che scintilla nel camino.

Un appunto sul 3D. Ovviamente metter su gli occhialini è fastidioso. Occhialini che devi pulire e che comunque diminuiscono la luminosità della proiezione. Però, attenzione: gli effetti speciali a prescindere dal 3D sono tutt’altra cosa rispetto alla vecchia trilogia. Lì si sgamano, qui no. Ve lo ripeto: alle porte del Duemila la CGI derivata da film come Titanic o King Kong che Jackson usa anche nel Signore degli Anelli si vedeva: qui è tutto maledettamente realistico. E il 3D te lo fa apprezzare all’inverosimile, così come ti fa apprezzare i classici panorami neozelandesi, così come l’invidiabile cottage del signor Bilbo.

Quindi, che andiate al cinema, o lo vogliate vedere in futuro su BR o DVD o in TV, dateci un taglio con l’elmetto alla Apocalipse Now e godetevi l’avventura alla Indiana Jones.