Pasolini e Caravaggio nella versione di Sgarbi

Torno ora da Ferento, dove ho visto Sgarbi parlare di Caravaggio, quasi una sua ossessione, dopo una lunga premessa comparativa su Pasolini, che però nel discorso culturale e non solo di stasera é sentito da Sgarbi, o almeno così l’ho percepito io, più come una porta che rimanda ad altri discorsi che come un artista comparabile ai suoi eroi pittorici. E, insomma, non è cosa si possa smentire più di tanto, essendo il Nostro esperto di arti figurative e non letterarie.

Nella “lunga premessa”, dopo la lunga e sdegnata prolusione di Moravia ai funerali di Pasolini, viene tracciato un parallelo tra i due artisti, uno a far da matrice per l’altro, e vengono svelati alcuni particolari della biografia pasoliniana ignoti ai più. Sgarbi dice che grazie alla propria formazione, ad aver lui stesso frequentati alcuni pensatori dell’arte in gioventù, ha potuto scoprire che tra i maestri intellettuali di Pasolini vi era chi, nell’immediato dopoguerra, costruiva la fortuna attuale di Caravaggio nella storia dell’arte.

Dunque Pasolini aveva questa “vita parallela” davanti e pare quasi vi si adegui. Scorrono le immagini di adolescenti caravaggeschi paragonati ai Citti o a Davoli, fino all’ultimo Pelosi. Ragazzi di vita in entrambi i casi, forse Pasolini sceglieva i suoi partner occasionali o “stanziali” con i quadri di Caravaggio in mente, affinché (sembra suggerire Sgarbi) la biografia di “Pierpa’” sia una “vita per l’arte”, un masterpiece, un capolavoro.

Ma le due vite si scoprono parallele anche sul piano della poetica. E si ha l’impressione che accanto alla retorica fascista che Pasolini poteva scoprire in quartieri come l’Eur o in zone come Via della Conciliazione (dei Patti Lateranensi che risolvevano la Questione Romana tra papalini e risorgimentali, e tra Stato e Chiesa) ci fosse una retorica pontificia (tutt’uno con la religione, quando viene annunciata e riassunta nel “Credo nella Chiesa, Una, Santa, Cattolica, Apostolica”) alla fine della stessa Via della Conciliazione. Che fosse retorico non solo il concerto di corpi nei mosaici fascisti alla Stazione Ostiense, oggi sotto tutela della Sovrintendenza, ma lo stesso Giudizio Universale del Buonarroti.
Personalmente penso che l’Arte sia una Retorica in atto, che Poetica e Retorica coincidano e semmai a divergere siano solo i modi e gli scopi. In questo senso, il neorealismo di cui anche Pasolini fu parte letterariamente e cinematograficamente, neo perché vi fu già il realismo verista del secondo Ottocento (ma dovremmo anche pensare a certe pagine manzoniane e d’azegliane per capire quanto sia retorica esso stesso), ha proprio in Caravaggio, nella sua ricerca fotografica ante litteram, un antesignano, un precursore.

Il realismo è certamente retorica della denuncia sociale, retorica stabilita da chi avrebbe addirittura a volte se non spesso i mezzi per risolverla almeno in parte, ma decide che è compito che spetta ad altri.

Dunque il realismo finisce con l’essere non solo celebrazione di chi denuncia i disagi sociali: è speculazione su chi questo disagio lo subisce, e ne esce scornato dal potente e poi preso in giro dall’intellettuale momentaneamente privo di mecenate.

E forse è questa la chiave per capire quanto Caravaggio sia contemporaneo a noi, insieme a quell’uso della luce che sostituisce anche da un punto di vista logico (e dialogico con la scena) l’uso della prospettiva. Nei quadri caravaggeschi infatti il punto di fuga è la sorgente di luce che illumina, come si usa negli studi fotografici, la realtà raffigurata. Non possono non venire in mente le pitture parietali egizie contenute all’interno delle piramidi: noi spettatori di fronte ai quadri di Caravaggio stiamo spiando dal buco della serratura, siamo come ladri di tombe a un tempo spaventati e attoniti di fronte a un momento di sole che illumina corridoi dipinti, osserviamo quasi ignoranti realtà vive avvenute secoli prima, il che è poi il fascino della Fotografia in quanto Macchina del Tempo.

Siamo, forse pasolinianamente, Caravaggio stesso, che cattura frammenti di reale e vuole che l’osservatore dei suoi quadri si immedesimi in lui, divenga lui.

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Spero di trovare la registrazione online, o su dvd. Stupidamente non mi sono portato nulla, nemmeno per l’audio. Assurdo che non ci fosse almeno una telecamera, perché Ferento é spettacolare e loro lo sanno.

Volevo interloquire con lui per quel che riguarda la candidatura congiunta di Viterbo ed altrove a Capitale della Cultura, sul destino da dare, per me museale, alla sede della Banca d’Italia di Viale Marconi che verrà presto dismessa, a ciò che a Viterbo manca anche perché le è stata tolta, mi riferisco all’etruscologia romana di cui Roma non ha certamente bisogno per campare. Ma un misto di stanchezza e timidezza e incapacità di immaginare un dialogo – la mente rivolta ancora a ciò che ci è stato dato di vedere e pensare – ha prevalso e mestamente me ne sono andato.

Rimane il ricordo fresco di un uomo che, seppur con una verve che gli studi televisivi ammorbano, preferendogli i momenti di ira, quasi assenti in queste due abbondanti e intensissime ore, non ha più l’aria dell’impunito come all’epoca del blog quotidiano ante litteram che impersonava dopo tangentopoli, ma si domanda, forse anche per la scomparsa di Eco suo recente “cognato” da un punto di vista lavorativo, ciò che si domandano i padri, soprattutto spirituali: quanto mi resta da vivere, quanto posso ancora stare vicino ai miei affetti intellettuali e alle mie cose?

Apple Watch: perché non comprarlo (ora)

Come recita Wikipedia, nel keynote del 9 settembre 2014, Tim Cook e i suoi collaboratori presentano un nuovo prodotto Apple, l’Apple Watch.

L'Apple Watch ha il family feeling del primissimo iPhone.

L’Apple Watch ha il family feeling del primissimo iPhone. La meravigliosa cassa cromata, stondata agli angoli, è praticamente la stessa del primo iPhone.

L’Apple Watch desta notevole curiosità tra il pubblico, entusiasmo ed aspettativa per il suo utilizzo. Le app promettono di moltiplicarsi tra settembre 2014 e primo trimestre 2015, al termine del quale sarà messo in vendita.
Quelle che seguono sono personali valutazioni e impressioni non tanto su strada, giacché non è in mio possesso, ma su ciò che ormai è comunque dato sapere sull’Apple Watch.

1. L’elenco delle nazioni oggetto del lancio non comprende l’Italia. Probabilmente, visto che si sta parlando di un orologio, a influire nella mancata inclusione del nostro Paese sono stati determinanti due fattori: l’Italia non è (più) questo grande mercato di beni voluttuari, nello specifico smartphone top di gamma e orologi, e la crisi oramai endemica che sta attraversando il nostro mercato interno, oberato da due voci fondamentali: il mutuo per la casa e il carrello della spesa.

Questo tuttavia non è un particolare svantaggio. Come vedremo successivamente, l’Apple Watch si annuncia essere solo la prima generazione di una linea nuova di prodotti per Apple.

2. L’Apple Watch si serve di connessioni wireless per presumibilmente 16 ore continuative di batteria a diretto contatto con il corpo umano. Nel caso specifico, due vene, la cefalica e la basilica, a forte portata sanguigna operano a pochi millimetri dalla fonte di emissioni radio wireless. Le cellule eventualmente alterate nel loro corredo genetico andrebbero in circolo per tutto il corpo. La cosa è aggravata dall’essere l’Apple Watch pensato particolarmente per gli esercizi sportivi (l’America sente molto la questione della sedentarietà, della cattiva alimentazione e dell’obesità).

La somiglianza col primitivo iPhone è impressionante.

La somiglianza col primitivo iPhone è impressionante.

Come si può facilmente comprendere con una ricerca via web, non esiste abbastanza letteratura medica su un’esposizione di onde poco potenti ma estremamente vicine ai tessuti umani per un tempo tanto prolungato (si tratta praticamente di tutto il periodo di veglia quotidiano) e continuativo (un orologio non si toglie dal polso se non per riporlo sul comodino e, in questo caso, metterlo sotto carica per la mattina successiva).

3. Lo spessore dell’Apple Watch è suscettibile di miglioramenti. Lo spessore dell’Apple Watch, venduto nelle due casse da 38mm e da 42mm, è stimato (fonte Wikipedia) in 12,6 millimetri.
Ora, teniamo presente che il suo design è praticamente lo stesso del primo iPhone presentato nel 2007 da Steve Jobs in persona e che quel cellulare aveva uno spessore paragonabile (11,6 millimetri). Invece gli ultimi due iPhone (6 e 6plus) pur avendo parte della fotocamera posteriore sporgente e non contabilizzata in questo calcolo, hanno uno spessore di soli 6,9 millimetri. Bisogna sperare che l’evoluzione di spessore e dunque peso dell’Apple Phone non ci impieghi 7 anni come fu per i due estremi della linea iPhone qui considerati.

4. Il materiale della cassa dell’Apple Watch è suscettibile di miglioramenti. C’è da giurarlo: questa prima generazione di Apple Watch uscirà piena di ammaccature, esattamente come accadeva al primo iPhone. Con l’aggravante che non sarà possibile proteggere l’orologio con involucri di silicone, inventati apposta per i vetri degli smartphone che alla prima caduta si frantumavano in tanti pezzi.

iPhone 3g

Gli orologi, per loro natura, sono una grandiosa protezione per il polso. Prendono molte botte e molti urti. Basta farci caso. Non sono esposti alle sole cadute, come i cellulari, ma anche a tutto giò che urta contro un braccio ciondolante.
Lo svantaggio di Apple in questo campo specifico è che tutti abbiamo avuto un orologio, tutti sappiamo cosa voglia dire e tutti invidiamo le casse in titanio e i vetri antigraffio. Ora, per un vetro antigraffio è necessario comprare la versione Apple Watch in acciaio cromato, facilissima da graffiare e ammaccare. Le altre due versioni sono alluminio e oro, quest’ultima venduta al prezzo assurdo di diecimila euro (assurdo fino a un certo punto, nessun orologio svizzero può competere tecnologicamente con un Casio Data Bank di venticinque anni fa, figuriamoci con uno smartwatch).

L’iPhone 3GS, che introduceva modifiche minori nel design. L’Apple Watch ha fondamentalmente lo stesso family feeling. La corsa della Apple verso prodotti più sottili, leggeri e dalla durata della batteria maggiore è fondamentale per la presentazione delle sue novità

Bisogna aggiungere una cosa. L’Apple Watch non è antischizzo, tantomeno waterproof. Altrimenti come inventarsi il prossimo entusiasmante keynote? Non lo vogliamo invitare il celebre nuotatore che mostra la app configurata per il suo allenamento in piscina?