Cos’è realmente la Ue

La UE è la nuova Weimar tra Anglosassoni e Russia nel Great Game. Noi ci perdiamo in questioni ideologiche tra guelfi e ghibellini, ma dietro c’è sempre la geopolitica.
Per quanto riguarda Churchill, è stato tra i pochi a capire che Weimar non era altro che un mostro famelico, che nella sua versione hitleriana è stato alimentato proprio dagli inglesi. L’aristocrazia inglese e i Windsor temevano i russi, soprattutto nella loro versione bolscevica (ma quello ideologico rimane un dettaglio, un accessorio in un vestito) e fecero tanti accordi in barba ai trattati di Versailles, come l’accordo navale anglotedesco con il regime nazista, che permetteva alla Germania di riarmarsi. E l’annessione dei Sudeti. E l’anschluss dell’Austria, dopo aver assassinato il cancelliere filofascista.
Ma era la politica dell’equilibrio, del divide et impera. Solo che poi la Germania invece di litigare con la Russia ci fa un patto, non solo di non aggressione, ma anche di spartizione della Polonia.
E gli inglesi si sono sentiti traditi. Perché i tedeschi, la Germania, la Repubblica di Weimar hitleriana, non ha più chiesto il permesso a loro. Naturalmente non hanno dichiarato guerra alla Russia in modo diretto, anche se quella si annetteva mezza Polonia e, mi par di ricordare, la Finlandia, i paesi baltici ecc…
Churchill abbandonò la teoria dello stato cuscinetto sacrificabile, e sposò quella della cortina di ferro. O forse la inventò lui. Dopo aver coinvolto con due Sagunto navali gli USA in due guerre mondiali, l’Inghilterra riuscì a metterli in mezzo anche nella Guerra Fredda. Ma il gioco le riesce solo in parte, perché gli USA la costringono a rinunciare al suo Impero Coloniale, ossia al motivo delle guerre mondiali.
E siamo all’oggi. Dal 1989 al 1992 l’Impero Sovietico, quello di riferimento del PCI, fa default, forse anche per aver finanziato con soldi che non aveva Cuba e i comunisti italiani, togliendoli ai propri cittadini.
A quel punto in Italia c’è la rincorsa a chi è più filoamericano, solo che gli americani non finanziano il PD come facevano con la DC. Ma non è questo il punto.
Il punto è che la NATO si deve allargare a est PRIMA che l’orso russo si risvegli. Ecco perché la CEE diventa UE, ecco perché gli USA premono per far entrare Israele e soprattutto Turchia.
Ergo, questa UE non ha niente di ideale. Paga l’Inghilterra perché stia dentro (dai tempi della Thatcher) e ora paga anche la Turchia. Questa UE è la Weimar 2.0 e DEVE odiare la Russia, per esempio con le sanzioni.
Ma anche non tanto islamizzandosi, ma sunnitizzandosi. Ossia accogliendo in seno quel tipo di terrorista che in Russia aiuta gli indipendentisti ceceni.


“Se lo scopo fondamentale della cartografia è rappresentare le relazioni spaziali, non sorprende che molte delle mappe collezionate da Mode puntino a enfatizzare un senso di prossimità, o a volte di accerchiamento. Ne è un esempio questa carta diffusa dai nazionalisti tedeschi negli anni Venti, dopo il Trattato di Versailles che aveva costretto la Germania a pesanti concessioni territoriali. Semplicemente indicando le aree di cultura tedesca, spiega Mode, la mappa poneva le basi per la rivendicazione non solo dei territori persi a Versailles, ma anche di regioni che non erano mai appartenute al Reich, prefigurando le aggressioni che poi furono messe in pratica dal nazismo.” (testo di Repubblica / National Geographic Italia)

 

 

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Gli ingrati

Se mi fermo e ripenso al passato scopro che quelli che non mi hanno saldato erano tutti più grandi di me di vent’anni.

Traditori cronici.
Campioni di cinismo.
Cannibali dei sogni altrui.
Cannibali di chi è più giovane di loro.
Ingrati verso le generazioni precedenti.
Edonisti già sotto Nixon.
Figli solo di se stessi. Padri solo di se stessi.

Prima o poi questo Paese dovrà analizzare i danni sociali fatti dai sessantottini di una parte e dell’altra, caproni talebani intolleranti schifosi. E anche un po’ figli e ndrocchia 😉

Cominciò la generazione precedente, quelli diventati maggiorenni sotto la guerra, la gioventù fascista, a diffondere il sistema dei paraocchi, l’incapacità di dialogare. Furono loro la guerra civile. Il fascismo ha la grave responsabilità di aver insegnato a odiare, a credere e non a ragionare, di aver istigato quel linguaggio di violenza e sopraffazione che Pertini condensa nel motto guerrigliero “A brigante brigante e mezzo!”. Quella gioventù ebbe la sua guerra, quella gioventù fu sedata dal boom economico e da una Costituzione piena di promesse berluschine, ma trasmise il germe dell’odio fazioso e talebano ai sessantottini.
In altre parole, i “nativi fascisti”, i “ventenni del Ventennio” (repubblichini e partigiani) erano gli intransigenti mostri creati dalla retorica e dalla propaganda fascista.

I sessantottini di destra e di sinistra ebbero anch’essi la loro guerra civile. Questi dandy militanti se la fecero durare molto a lungo, gli anni di piombo, un Vietnam all’italiana, per ottenere uno status migliore dallo Stato. E lo ottennero dall’esplosione della spesa pubblica conseguente al compromesso storico. Alla mangiatoia statale tutti si approvvigionavano, e chi ne rimaneva escluso era pronto a tirare di nuovo fuori l’ascia di guerra.

Una generazione di ricattatori , di scrocconi, di odiatori professionisti, di servi e puttane del potere che rimangono estasiati dal potere che rimane loro incollato sulle mani, sulla bocca, e su ogni altro orifizio. Per loro lavorare significa litigare, compiere il male, non ascoltare e lo fanno in modo maledettamente professionale ed efficace. Sono un disco rotto, sempre con le stesse frasi fatte, adeguate ai tempi, strumentalizzabili. Presenzialisti nella mangiatoia pubblica, ma incapaci di fare economia reale.

Sono ancora vivi, oggi. E sono incazzati neri. Come puoi pensare di andare a Brussels a gambizzare chi ti nega i soldi? A uccidere un funzionario UE poco propenso ad assecondare il protezionismo statale dell’inefficienza e il voto di scambio? Semplicemente non si può, ancora ti incastrano in una infamante accusa di pedofilia appena atterri, e che fotte tutto lo stuolo di questuanti che ti sostiene.

Incazzati perché il debito pubblico deve smettere di crescere, incazzati perché l’euro è finalmente la moneta sana che non mangia i risparmi degli italiani (schiavi del capitalismo finanziario, a sentir loro… STO CAZZO CHE VE SE FREGA!) con la svalutazione a due cifre. Drogati irrazionali nel momento dell’astinenza, rompicoglioni con tutti i torti di questo mondo e senza alcuna coscienza morale, si stanno attrezzando di falli equini per incularci ancora.

Non un’ultima volta, perché la verità è che vogliono addirittura sopravviverci.

Gli investimenti in Italia

Gli ultimi giorni della politica italiana ci hanno regalato un congelamento della evoluzione che credevamo dovesse arrivare comunque a un nuovo governo. I dissidi interni al PD, e la paura che capiti altrettanto nel PdL per cui tutti sostengono il “padre nobile” nel suo ennesimo estremo tentativo di salvarsi dai guai giudiziari, nonché i mal di pancia tra i montiani non sono una novità. La novità era costituita da Grillo, per quanto blogger milionario, che perdeva i pezzi nelle elezioni dei presidenti delle Camere. L’elezione di Grasso ha portato però a un rapido serrare le fila dei grillini, nonché a una offensiva Travaglio-Caselli verso l’ex procuratore generale siciliano che, per difendersi pubblicamente, ha dovuto ricorrere al mezzo televisivo e all’abbandono della sua deliberata abitudine alla prudenza, tutta siciliana, che lo ha fatto cadere non solo in gaffe verso il collega torinese ma, ed era evidente ascoltandolo, in troppi errori della lingua italiana.

Tutto questo ha portato ai Dieci Inutili Saggi, nominati e fortemente voluti da Napolitano, capaci da subito di non capire com’è fatto non solo il mondo moderno, ma quegli aspetti a loro più vicini, come la radio di Confindustria.

Altrove, sia in Europa che negli Stati Uniti, si sta tuttavia pensando all’Italia come a un luogo dove comincia ad apparire un grande ventaglio di bizopp. In altre parole, fare shopping nel nostro paese oggi è estremamente conveniente, sia nell’acquisizione di asset specifici, e in prima linea ci sono i tedeschi, sia nell’assortimento dei nuovi fondi di investimento, e qui gli studi sono americani.

A ciò bisogna aggiungere la certezza che sta attraversando ormai tutti i mercati: il bilancio nascosto dell’Italia, celato come hanno fatto le altre nazioni europee all’indomani di Maastricht, quasi che si stesse parlando di buchi di banche private, sta oramai emergendo dopo vent’anni di navigazione silenziosa. Da quando, cioè, nella nostra storia recente non è stato più possibile decidere politicamente per l’inflazione e la svalutazione competitiva.
Anzi, si può quasi dire, per la felicità di quanti tra i cittadini italiani siano emigrati altrove e “gufino” contro il nostro Paese per dirci e soprattutto dirsi e dire ai loro congiunti che hanno dovuto convincere all’emigrazione che avevano ragione, che l’Italia sta affrontando questo tema decisivo prima degli altri grandi paesi europei, Germania in testa.

Sono venuti alla luce i seguenti dati:

  1. saldo tra Stato e imprese fornitrici: si tratta di una cifra imprecisabile alla pubblica opinione, la cui stima comincia a sfondare quota 100 miliardi di euro, ma che è ben conosciuto dai nostri alti burocrati, massimamente concentrati nel difendere gelosamente il sistema paese. Il Governo Monti si è impegnato, pur di saldare almeno 40 miliardi di euro quest’anno, a toccare il deficit pubblico al massimo consentito del 2,9%. Ciò non dà respiro solo all’economia reale ma anche alla finanza nostrana che, seppur con crediti in sofferenza che devono essere fatti rientrare per i vari Basilea, cerca di sostenerla.
  2. evasioni di Stato per 30 miliardi € di mancati pagamenti dei contributi ai dipendenti pubblici. Questo elemento ha portato alla fusione tra la disastrata INPDAP e l’INPS.
  3. rimborso ad aziende e liberi professionisti di pagamenti IVA oltre il dovuto per 10 miliardi di euro.

L’emersione di tale nero di Stato, pericolosamente vicino alle stime (150 miliardi di euro) che organi dello stesso Stato Italiano facevano a proposito dell’evasione privata, sono la prima prova di una volontà magari non evidente altrimenti ma condivisa di riordino reale dei conti pubblici.

Questa volontà è ciò di cui c’è bisogno per attrarre investimenti esteri, il vero indice della credibilità internazionale dell’Italia, prima che prendano piede risposte populistiche quali il reddito di cittadinanza o il salario minimo garantito, populiste perché declinate all’italiana e non alla scandinava, quando già oggi sappiamo che in un’economia dinamica spesso le forme parassitarie non sono giustificabili. Solo mettendo nelle giuste condizioni gli italiani e gli stranieri di credere-investire nel nostro Paese potremo sapere se tale fiducia c’è e funziona. A prescindere dalle macchinazioni strettamente politiche.

L’evasione di chi???

Allora. Il Sole 24 ore pubblica un articolo, non smentito, che quantifica in 91 miliardi il debito che lo Stato Italiano ha con le imprese.
E già non sono più 70…
Poi viene fuori che, visto che siamo un popolo di evasori, abbiamo pagato di IVA 10-15 miliardi in più del dovuto. L’Agenzia delle Entrate, o Equitalia, o chi vi pare, tanto i vertici in grembiulino sono sempre gli stessi, bontà loro, ha deciso di restituirli. E siamo a 100 miliardi e passa.
Oggi leggo del buco dell’INPS. Tra INPDAP e mancati pagamenti della Pubblica Amministrazione, cioè evasione pubblica dei contributi previdenziali ai propri dipendenti, rischiamo di trovarci senza pensione. In pratica stiamo pagando a fondo perduto la pensione a Giuliano Amato: 31 mila euro ogni mese, a un ricco.
I mancati contributi di cui sopra, ovvero l’evasione della pubblica amministrazione in materia contributiva, si aggirano sui 30 miliardi.

A fronte di una stima cara agli statali di 150 miliardi di evasione fiscale, abbiamo uno stato che evade per 130 e più miliardi. Più i regali fiscali al Vaticano.

La crisi come alibi

Durante la passata stagione televisiva, il prezzemolo Giuliano Amato discettava, in quanto prof, come se fosse una lesson, della crisi italiana e internazionale. Che sono due cose diverse: cercherò qui di spiegare il perché.
Citava un aneddoto, il tassista americano che sceglieva la crisi come elemento caratteristico di italianità “Allora come va la crisi?” domandava all’accademico titolare di una pensione di 31 mila euro. Oppure di cosa voglia o non voglia dire il corrispondente ideogramma cinese, facendo comunque evidente che una crisi contiene il futuro, le “opportunità”.

Eppure, se questo può valere in un sistema che è o aspira a essere anglosassone, non può valere da noi. Da noi la crisi E’ il sistema. La crisi attuale nasconde le premesse e le riforme per la prossima. La crisi attuale è cioè l’alibi per le prossime.

In una recente intervista l’attuale Presidente della Repubblica ricordava che l’unica mancanza di crisi fosse il boom italiano dell’immediato dopoguerra. Per gli americani fu un autentico miracolo: l’Italia era la cenerentola del Piano Marshall, di fronte ai grandi beneficiati Inghilterra e Germania Ovest. Come spesso accade (vedi Churchill) quando gli anglosassoni ci apprezzano è perché siamo diventati loro competitor.

La crisi italiana cominciò con la morte di Enrico Mattei. Il successore, Cefis, lasciò perdere la sua politica petrolifera nei fatti terzomondista (75/25 anziché il fifty fifty delle sette sorelle) e di appoggio allo stesso tempo della economia italiana. Le elevate tassazioni dello Stato Italiano, accompagnate da idee sbagliate nella popolazione, per cui in un modo o in un altro dovere dello Stato è sovvenzionare le vite dei propri cittadini, hanno fatto il resto.

Oggi si parla di diritti negati. Sostenere i diritti è un lusso. Quello che a sinistra non si è mai, mai, mai capito è che senza un’esaltazione dell’imprenditoria diffusa, senza una fiscalità competitiva con quella delle altre grandi nazioni, senza uno Stato che non punisce fiscalmente chi si vuole arricchire tramite l’economia reale l’intero paese si disgrega. E allora addio diritti, diritti di alcune categorie protette a fronte della precarietà delle ultime due generazioni.

Stiamo assistendo infatti a una avidità di ritorno da parte di tante individualità che in un sistema aperto se ne sarebbero fregate di andare in perdita in una particolare attività, perché avevano la certezza di trovare comunque un sostegno nell’economia reale. In una economia dinamica, dove non ci sono rendite di posizione mascherate da “diritti”, come nel caso del professore presidente del consiglio onorevole presidente della treccani presidente del 150° anniversario dell’unità d’Italia. La sua pensione di 31 mila euro in un sistema che funziona non la dovrebbe percepire affatto. L’Inps che, inglobando l’Inpdap, guidata da un altro detentore di record (25 incarichi, 25 posti di lavoro tolti alla collettività) confessa che i giovani che pagano contributi molto probabilmente non avranno pensione, ci rende edotti di una considerazione semplice semplice: dunque ci sono 31 ragazzi almeno che stanno pagando la pensione ad Amato.
Il quale poi discetta di crisi.

Tant de forêts arrachées à la terre

 

Et massacrées

 

Achevées

 

Rotativées

 

 

 

Tant de forêts sacrifiées pour la pâte à papier

 

Des milliards de journaux

 

attirant annuellement l´attention des lecteurs

 

 sur les dangers du déboisement des bois et des forêts

(jacques prevert)

p.s.: per chi sa che il Movimento 5 Stelle è legato nei vertici alla massoneria internazionale, non stupirà il loro ostruzionismo di queste settimane. Non sia mai che i grillini, in autonomia, fanno qualcosa di utile per questo paese perché si distrugga l’alibi della crisi. No, macché, bisogna essere duri e puri, lo stesso concetto che hanno i piddini della dx.
Si è ottenuto in pratica che continui a governare Monti, e che autorevoli personalità DA NOI NON ELETTE A ESSERE D’AUSILIO ALL’ATTIVITA’ DI GOVERNO saranno chiamate da un Napolitano in semestre d’addio a tal compito. Chissà chi sono… 😉

Perchè sono contro la rinegoziazione del debito pubblico italiano

Allora… poniamo che Luigi va da Alessandra e gli chiede 10 euro. Alessandra glieli presta e Luigi dopo una settimana glieli restituisce. Bene.

Ora Luigi va da Alessandra e le dice: Hai visto che bravo debitore che sono? Alessandra concorda, e Luigi le chiede 100 euro. Alessandra rimane lì per lì sorpresa per il nuovo ordine di grandezza, ma poi glieli dà.

Ogni volta che Alessandra presta i soldi a Luigi non sta scommettendo sulla restituzione, ma è certa che Luigi le darà indietro i suoi soldi.

Ora, c’è un particolare. L’inflazione. L’inflazione dice che se a inizio anno mangiavi con 5 euro il cento per cento di un pollo arrosto, alla fine dello stesso anno ne mangi una percentuale inferiore. Attualmente è circa del 3 per cento. Ogni anno cioè, il potere d’acquisto del denaro perde all’incirca il 3 per cento del suo valore. O viceversa, il valore del denaro che si ha in tasca perde annualmente il 3 per cento del suo potere d’acquisto.

Allora Alessandra, capito il concetto, va da Luigi e gli dice: “Senti, bello guaglione, qua non ci stanno santi. Tu non solo mi levi le cient’euro dal portafogli, ma quando me le ridai chelle hanno perso potere d’acquisto. E’ chiaro stu fatt?”
Al che Luigi le risponde: “Va bbuo’. Allora ch’agg ffa?”
E Alessandra: “Tu m’e dda u ttre pe’ ccient, anzi, visto che la cosa varia, pe’ sta ssu’ssicure m’e dda u tre e miezz”
E Luigi le risponde: “Va bene, allora dal momento in cui me li hai dati al momento in cui te li ridarò, ti darò in aggiunta questo interesse su base annua. E questo lo considero il prezzo del tuo prestito, perché tu mi hai fatto il favore di darmi cient’euro togliendo il pane ai tuoi figli”
E Alessandra se ne va tutta contenta. Arrivato il momento che Luigi non ha più bisogno di quei soldi, che gli sono in più, s’incontra con Alessandra e glieli restituisce, CON GLI INTERESSI.

Ora, Luigi un bel giorno viene a sapere che Alessandra ha, poniamo, diecimila euro da parte, tutti i suoi averi, e si vuole comperare una bellissima automobile che è un affare. Con la macchina non è più costretta ad accompagnare i figli a scuola a piedi, ad andare in ufficio a piedi, a fare la spesa e portarla a casa a piedi. Siccome Luigi è un tipo che alla fine si svela, ORDISCE UNA MACCHINAZIONE.
La incontra e le chiede, tra le lacrime, esatti esatti diecimila euro, perchè (ma è una bugia) deve pagare un’operazione chirurgica impellente a un congiunto.
Alessandra, che di cognome fa BONOCORE, è molto triste, ma non può dirgli di no. Però gli ricorda la questione dell’interesse.
“Quando me li restituisci ricordati di darmi 350 euro, se lo fai dopo un anno, e 700 euro più l’interesse composto se dopo due” e Luigi annuisce.

Luigi ha un debito con Alessandra, è vero. Ma la cosa più importante è che Luigi ora è liquido, ha dieci mila euro in tasca. Alessandra invece non ha più potere d’acquisto, per esempio sull’auto che voleva, perché i dieci mila euro glieli hanno tolti.

Arriva la fine dell’anno e Alessandra incontra Luigi. “Allora, quest’operazione? L’ha fatta il tuo parente?”
“Si, si” Luigi finge d’essere accigliato “però dobbiamo parlare dei tuoi soldi”
“Non ce li hai?”
“Non è questo. E’ che so che i debiti grandi si negoziano”
“Ma come si negoziano… mi hai tolto tutto quello che avevo… per darli a te non ho comperato la macchina, i vestiti e le scarpe della mia famiglia si sono consumate per andare a piedi, ho dovuto fare poca spesa perché sennò tornavo troppo carica e stanca a casa e non potevo spicciare le faccende per la famiglia… ne ma pecchè? Per sentirmi dire che invece di 10350 euro me ne vuoi dare 8000??”

La verità, fuor di metafora, è che i debiti si pagano. Se oggi lo Stato dicesse ai cittadini: ok sono 30 mila euro a testa e ci liberiamo per sempre della questione, e in cambio m’impegno a non emettere più obbligazioni di Stato né qualsiasi altro tipo di debito acquistabile, mi impegno a pagare le aziende che mi forniscono nell’istante della consegna, mi impegno nel pareggio di bilancio, e nel non avere alcun debito con alcuno, beh per me farebbe la cosa più giusta al mondo.

Quei 400 e passa miliardi di euro che le banche francesi avevano dato allo Stato Italiano in cambio di BTP, CCT, BOT, e quant’altro sono 400 miliardi e passa di euro che l’economia francese s’è vista togliere sotto forma di minori investimenti, minori mutui per le famiglie francesi, minori fidi per le aziende e anche minori acquisti di titoli di Stato francesi (per cui c’è stata la fuga di Depardieu, visto che non potendo agire sul debito in mancanza d’acquirenti nazionali più facilmente controllabili lo Stato francese ha ipertassato i ricchi).

Ora, noi possiamo discutere su anatocismo e usura, di interesse minore, di spread con l’interesse tedesco (addirittura minore dell’inflazione, per cui chi investe in bond tedeschi erode il proprio capitale goccia a goccia) ma chi porta il suggerimento di abbattere il debito pubblico alla islandese pone questa questione: si possono negoziare due mila miliardi di CAPITALE di debito pubblico.

Si, si può, l’Argentina lo ha fatto due volte, l’Equador lo ha fatto, la Grecia lo sta necessariamente per fare, la Germania addirittura (che oggi pretende soldi dalla Grecia) doveva anche alla Grecia il famoso debito di guerra (e Keynes affronterà l’altro debito di guerra tedesco, quello del primo dopoguerra, nel suo esortazioni e profezie, ed. il saggiatore).
Però, mi domando, che debiti erano i loro? Erano dentro il G8 loro? Erano nel G20? Premono, come fa l’Italia, per entrare tra i membri permanenti delle Nazioni Unite? Premono, come fa l’Italia, per essere il terzo contribuente UE (per giunta in attivo) e il terzo contingente ONU al mondo?

Il debito italiano non è occasionale o incidentale, ma sistemico del complesso bancario e finanziario continentale. Quello che è successo è che le perdite finanziarie anglosassoni del 2008 si è cercato di portarle in UE attaccando proprio i debiti sovrani.
Uno si dirà: siccome sono debiti sovrani possono essere rinegoziati. Si, se non fosse che sono anche sistemici. Se non fosse per esempio che la Francia aveva da salvare Dexia insieme al Belgio e le mancava liquidità perché investita e a rischio nel debito italiano. Se non fosse che la Germania ha una sua sorta di Cassa Depositi e Prestiti (e Tremonti vuole copiarla) che finanziando le imprese tedesche ha in realtà esposto lo stato tedesco di molti volte il debito pubblico italiano.

Quindi, noi vent’anni fa abbiamo firmato Maastricht. Non ho mai visto in vent’anni alcuno scendere in piazza per pagare il proprio debito e togliere questo macigno dal futuro non solo suo e dei propri figli ma anche dal futuro di chi ci ha prestato i soldi e legittimamente li vuole indietro. L’UE ci da a disposizione altri vent’anni per restituirlo.

Paghiamolo, togliamoci dalla testa di poter sostenere l’economia con l’assistenza della spesa pubblica, e cominciamo a costruire un’economia reale sana in questo paese.