Lourdes è un frigidarium

Cercherò di stabilire i motivi per cui mi sono trovato a individuare nei pellegrinaggi a Lourdes una motivazione “termale”. Come si sa, Lourdes è un centro di apparizioni mariane situato, come Fatima Medjugorje e Loreto, nella cosiddetta Rosary Belt, ossia attorno al 40° N.

Le mie domande sono le seguenti:

A) L’acqua di Lourdes sorge spontaneamente dalle rocce? SI

B) Le vasche dove i pellegrini fanno i bagni sono alimentate da tale acqua? SI

C) Le vasche dove i pellegrini fanno i bagni sono esposte a nord? SI

D) I pellegrini vi fanno i bagni per immersione totale del corpo? SI

E) I pellegrini traggono giovamento da tali bagni, tanto da portarsi l’acqua a casa? SI

F) Come è definibile l’acqua di Lourdes? Fredda, attorno ai 4°C (la temperatura di massima densità per unità di volume), senza particolari caratteristiche note.

Dunque l’acqua di Lourdes è chiaramente assimilabile all’acqua di un frigidarium, o di ciò che oggi sarebbe definita come terme di acqua fredda. In effetti Lourdes ospita un frigidarium, e un romano antico l’avrebbe certamente descritta così. Si può affermare addirittura che sia un frigidarium sacro, ed è noto che Lourdes sia posta nelle vicinanze di centri termali pirenaici. Ora, bisognerebbe sapere solo se tali bagni in acqua fredda erano fatti d’abitudine anche prima del 1800.

L’immersione del corpo in un’acqua così fredda viene fatta in un intervallo di tempo estremamente breve. Tempi più lunghi sarebbero naturalmente pericolosi. Un tempo così breve tuttavia da la possibilità all’acqua fredda di comunicare al corpo uno schiaffo termico, al quale il corpo stesso reagisce con una benefica sferzata di energia. Lo shock termico è tale per cui si parla di acqua che non bagna.

Oggi per terme s’intendono solo i calidarium, non è più presente la distinzione romana, e l’aspetto religioso di sorgenti spontanee non è certo lo stesso di quando esisteva il “paganesimo”.

Perchè sono contro la rinegoziazione del debito pubblico italiano

Allora… poniamo che Luigi va da Alessandra e gli chiede 10 euro. Alessandra glieli presta e Luigi dopo una settimana glieli restituisce. Bene.

Ora Luigi va da Alessandra e le dice: Hai visto che bravo debitore che sono? Alessandra concorda, e Luigi le chiede 100 euro. Alessandra rimane lì per lì sorpresa per il nuovo ordine di grandezza, ma poi glieli dà.

Ogni volta che Alessandra presta i soldi a Luigi non sta scommettendo sulla restituzione, ma è certa che Luigi le darà indietro i suoi soldi.

Ora, c’è un particolare. L’inflazione. L’inflazione dice che se a inizio anno mangiavi con 5 euro il cento per cento di un pollo arrosto, alla fine dello stesso anno ne mangi una percentuale inferiore. Attualmente è circa del 3 per cento. Ogni anno cioè, il potere d’acquisto del denaro perde all’incirca il 3 per cento del suo valore. O viceversa, il valore del denaro che si ha in tasca perde annualmente il 3 per cento del suo potere d’acquisto.

Allora Alessandra, capito il concetto, va da Luigi e gli dice: “Senti, bello guaglione, qua non ci stanno santi. Tu non solo mi levi le cient’euro dal portafogli, ma quando me le ridai chelle hanno perso potere d’acquisto. E’ chiaro stu fatt?”
Al che Luigi le risponde: “Va bbuo’. Allora ch’agg ffa?”
E Alessandra: “Tu m’e dda u ttre pe’ ccient, anzi, visto che la cosa varia, pe’ sta ssu’ssicure m’e dda u tre e miezz”
E Luigi le risponde: “Va bene, allora dal momento in cui me li hai dati al momento in cui te li ridarò, ti darò in aggiunta questo interesse su base annua. E questo lo considero il prezzo del tuo prestito, perché tu mi hai fatto il favore di darmi cient’euro togliendo il pane ai tuoi figli”
E Alessandra se ne va tutta contenta. Arrivato il momento che Luigi non ha più bisogno di quei soldi, che gli sono in più, s’incontra con Alessandra e glieli restituisce, CON GLI INTERESSI.

Ora, Luigi un bel giorno viene a sapere che Alessandra ha, poniamo, diecimila euro da parte, tutti i suoi averi, e si vuole comperare una bellissima automobile che è un affare. Con la macchina non è più costretta ad accompagnare i figli a scuola a piedi, ad andare in ufficio a piedi, a fare la spesa e portarla a casa a piedi. Siccome Luigi è un tipo che alla fine si svela, ORDISCE UNA MACCHINAZIONE.
La incontra e le chiede, tra le lacrime, esatti esatti diecimila euro, perchè (ma è una bugia) deve pagare un’operazione chirurgica impellente a un congiunto.
Alessandra, che di cognome fa BONOCORE, è molto triste, ma non può dirgli di no. Però gli ricorda la questione dell’interesse.
“Quando me li restituisci ricordati di darmi 350 euro, se lo fai dopo un anno, e 700 euro più l’interesse composto se dopo due” e Luigi annuisce.

Luigi ha un debito con Alessandra, è vero. Ma la cosa più importante è che Luigi ora è liquido, ha dieci mila euro in tasca. Alessandra invece non ha più potere d’acquisto, per esempio sull’auto che voleva, perché i dieci mila euro glieli hanno tolti.

Arriva la fine dell’anno e Alessandra incontra Luigi. “Allora, quest’operazione? L’ha fatta il tuo parente?”
“Si, si” Luigi finge d’essere accigliato “però dobbiamo parlare dei tuoi soldi”
“Non ce li hai?”
“Non è questo. E’ che so che i debiti grandi si negoziano”
“Ma come si negoziano… mi hai tolto tutto quello che avevo… per darli a te non ho comperato la macchina, i vestiti e le scarpe della mia famiglia si sono consumate per andare a piedi, ho dovuto fare poca spesa perché sennò tornavo troppo carica e stanca a casa e non potevo spicciare le faccende per la famiglia… ne ma pecchè? Per sentirmi dire che invece di 10350 euro me ne vuoi dare 8000??”

La verità, fuor di metafora, è che i debiti si pagano. Se oggi lo Stato dicesse ai cittadini: ok sono 30 mila euro a testa e ci liberiamo per sempre della questione, e in cambio m’impegno a non emettere più obbligazioni di Stato né qualsiasi altro tipo di debito acquistabile, mi impegno a pagare le aziende che mi forniscono nell’istante della consegna, mi impegno nel pareggio di bilancio, e nel non avere alcun debito con alcuno, beh per me farebbe la cosa più giusta al mondo.

Quei 400 e passa miliardi di euro che le banche francesi avevano dato allo Stato Italiano in cambio di BTP, CCT, BOT, e quant’altro sono 400 miliardi e passa di euro che l’economia francese s’è vista togliere sotto forma di minori investimenti, minori mutui per le famiglie francesi, minori fidi per le aziende e anche minori acquisti di titoli di Stato francesi (per cui c’è stata la fuga di Depardieu, visto che non potendo agire sul debito in mancanza d’acquirenti nazionali più facilmente controllabili lo Stato francese ha ipertassato i ricchi).

Ora, noi possiamo discutere su anatocismo e usura, di interesse minore, di spread con l’interesse tedesco (addirittura minore dell’inflazione, per cui chi investe in bond tedeschi erode il proprio capitale goccia a goccia) ma chi porta il suggerimento di abbattere il debito pubblico alla islandese pone questa questione: si possono negoziare due mila miliardi di CAPITALE di debito pubblico.

Si, si può, l’Argentina lo ha fatto due volte, l’Equador lo ha fatto, la Grecia lo sta necessariamente per fare, la Germania addirittura (che oggi pretende soldi dalla Grecia) doveva anche alla Grecia il famoso debito di guerra (e Keynes affronterà l’altro debito di guerra tedesco, quello del primo dopoguerra, nel suo esortazioni e profezie, ed. il saggiatore).
Però, mi domando, che debiti erano i loro? Erano dentro il G8 loro? Erano nel G20? Premono, come fa l’Italia, per entrare tra i membri permanenti delle Nazioni Unite? Premono, come fa l’Italia, per essere il terzo contribuente UE (per giunta in attivo) e il terzo contingente ONU al mondo?

Il debito italiano non è occasionale o incidentale, ma sistemico del complesso bancario e finanziario continentale. Quello che è successo è che le perdite finanziarie anglosassoni del 2008 si è cercato di portarle in UE attaccando proprio i debiti sovrani.
Uno si dirà: siccome sono debiti sovrani possono essere rinegoziati. Si, se non fosse che sono anche sistemici. Se non fosse per esempio che la Francia aveva da salvare Dexia insieme al Belgio e le mancava liquidità perché investita e a rischio nel debito italiano. Se non fosse che la Germania ha una sua sorta di Cassa Depositi e Prestiti (e Tremonti vuole copiarla) che finanziando le imprese tedesche ha in realtà esposto lo stato tedesco di molti volte il debito pubblico italiano.

Quindi, noi vent’anni fa abbiamo firmato Maastricht. Non ho mai visto in vent’anni alcuno scendere in piazza per pagare il proprio debito e togliere questo macigno dal futuro non solo suo e dei propri figli ma anche dal futuro di chi ci ha prestato i soldi e legittimamente li vuole indietro. L’UE ci da a disposizione altri vent’anni per restituirlo.

Paghiamolo, togliamoci dalla testa di poter sostenere l’economia con l’assistenza della spesa pubblica, e cominciamo a costruire un’economia reale sana in questo paese.