Gli ingrati

Se mi fermo e ripenso al passato scopro che quelli che non mi hanno saldato erano tutti più grandi di me di vent’anni.

Traditori cronici.
Campioni di cinismo.
Cannibali dei sogni altrui.
Cannibali di chi è più giovane di loro.
Ingrati verso le generazioni precedenti.
Edonisti già sotto Nixon.
Figli solo di se stessi. Padri solo di se stessi.

Prima o poi questo Paese dovrà analizzare i danni sociali fatti dai sessantottini di una parte e dell’altra, caproni talebani intolleranti schifosi. E anche un po’ figli e ndrocchia 😉

Cominciò la generazione precedente, quelli diventati maggiorenni sotto la guerra, la gioventù fascista, a diffondere il sistema dei paraocchi, l’incapacità di dialogare. Furono loro la guerra civile. Il fascismo ha la grave responsabilità di aver insegnato a odiare, a credere e non a ragionare, di aver istigato quel linguaggio di violenza e sopraffazione che Pertini condensa nel motto guerrigliero “A brigante brigante e mezzo!”. Quella gioventù ebbe la sua guerra, quella gioventù fu sedata dal boom economico e da una Costituzione piena di promesse berluschine, ma trasmise il germe dell’odio fazioso e talebano ai sessantottini.
In altre parole, i “nativi fascisti”, i “ventenni del Ventennio” (repubblichini e partigiani) erano gli intransigenti mostri creati dalla retorica e dalla propaganda fascista.

I sessantottini di destra e di sinistra ebbero anch’essi la loro guerra civile. Questi dandy militanti se la fecero durare molto a lungo, gli anni di piombo, un Vietnam all’italiana, per ottenere uno status migliore dallo Stato. E lo ottennero dall’esplosione della spesa pubblica conseguente al compromesso storico. Alla mangiatoia statale tutti si approvvigionavano, e chi ne rimaneva escluso era pronto a tirare di nuovo fuori l’ascia di guerra.

Una generazione di ricattatori , di scrocconi, di odiatori professionisti, di servi e puttane del potere che rimangono estasiati dal potere che rimane loro incollato sulle mani, sulla bocca, e su ogni altro orifizio. Per loro lavorare significa litigare, compiere il male, non ascoltare e lo fanno in modo maledettamente professionale ed efficace. Sono un disco rotto, sempre con le stesse frasi fatte, adeguate ai tempi, strumentalizzabili. Presenzialisti nella mangiatoia pubblica, ma incapaci di fare economia reale.

Sono ancora vivi, oggi. E sono incazzati neri. Come puoi pensare di andare a Brussels a gambizzare chi ti nega i soldi? A uccidere un funzionario UE poco propenso ad assecondare il protezionismo statale dell’inefficienza e il voto di scambio? Semplicemente non si può, ancora ti incastrano in una infamante accusa di pedofilia appena atterri, e che fotte tutto lo stuolo di questuanti che ti sostiene.

Incazzati perché il debito pubblico deve smettere di crescere, incazzati perché l’euro è finalmente la moneta sana che non mangia i risparmi degli italiani (schiavi del capitalismo finanziario, a sentir loro… STO CAZZO CHE VE SE FREGA!) con la svalutazione a due cifre. Drogati irrazionali nel momento dell’astinenza, rompicoglioni con tutti i torti di questo mondo e senza alcuna coscienza morale, si stanno attrezzando di falli equini per incularci ancora.

Non un’ultima volta, perché la verità è che vogliono addirittura sopravviverci.

Annunci

Una politica schizoide

Torno a scrivere dopo qualche settimana di vicende che, se si trattasse di una partita di calcio, sarebbero al cardiopalma. In questi giorni ci sono stati continui capovolgimenti di fronte, tra due candidature opposte (Marini vs Prodi) e la successiva rielezione di Napolitano (che della casta è espressione da sempre), il secondo governo di scopo, stavolta pienamente politico, tra PD e PdL, con a capo il nipote del factotum di Berlusconi e come vice un suo avvocato.
L’alleanza tra PD e PdL è un trait d’union della politica di partito di Berlusconi, a cui teneva fin da prima della discesa in campo, ma è stata propiziata dal progressivo autoallontanamento del suo nemico di sempre, quello che chiama la tessera numero uno del PD, e alla cui residenza fiscale svizzera allude quando parla di meritarsi una medaglia per tutte le tasse pagate dal gruppo Fininvest.
E poi ci sono stati altri colpi di scena: per esempio il primo ministro nero, zittito dai fatti di Milano, ed è cronaca di questi giorni, dove un picconatore ghanese fa tre morti e dimostra nei fatti ai populisti di sinistra che per essere impiegato pubblico bisogna aver studiato, e che l’analfabetismo anche se di colore non va premiato mai.
O come la presidente della Camera, che manda la polizia a casa di un giornalista per una foto nature che ritrae altra donna, presumibilmente non italiana. Cosa che nemmeno la Merkel, oggetto di simile scherzo pochi giorni prima, ha avuto in mente di intraprendere nei propri confini.
E’ particolare il caso della Boldrini: coloro che ha aiutato in passato rimangono lì, in attesa di altro aiuto. Un aiuto che le ONLUS offrono con i nostri soldi da almeno trent’anni, e che non produce il risultato di avere nazioni africane che camminano con le proprie gambe, un aiuto cioè che si autogenera, malato, anziché eliminare la propria necessità.
E grazie a questa taumaturgia alla rovescia, attraverso il cui profluvio legittimante il bambino povero non rinuncia alla propria corona di spine, chi aiuta nelle modalità che ho descritto assume responsabilità di potere e teorizza la non criticabilità da parte del corpo elettorale del proprio operato, ovvero la propria impunità.

Ma la Boldrini è lì come foglia di fico di un’alleanza PD-SEL che non aveva probabilità di sfociare in un governo. SEL senza quell’alleanza non sarebbe mai entrata in Parlamento; il PD dal canto suo sin dai tempi dell’alleanza veltroniana con l’IDV sa che porta voti ai suoi alleati, sa cioè che l’alleanza con SEL avrebbe tolto un po’ di voti al Movimento 5 Stelle.
In altre parole, quello che sto dicendo è che ciò che la base del PD immaginava su Renzi (che tatticamente s’è messo apertamente su una posizione di non alleanza con il PdL) è stato compiuto, con Monti prima e con Letta poi, dalla “classe dirigente”, ossia dalla casta derogante e inamovibile piddina.

In tutto questo, come ragionano gli italiani che hanno deciso di non emigrare? Semplice: hanno visto che i grillini sono semplicemente dilettanti allo sbaraglio, che Grillo per quanto bravo nel comandare non ha legittimazione sul centinaio e passa dei suoi parlamentari, che la democrazia interna del M5S è risibile. In altre parole, l’unica risposta con sommo smacco per chi scrive è sempre la stessa, e spiega in parte l’accelerazione dei processi che la vedono imputata.

La politica è una cosa sporca. Da qualsiasi parte la si analizzi, la politica è incessantemente condannata a tradire se stessa, ciò che la mosse.
La politica è una cosa sporca. Vedere Bertinotti vestito elegantemente anziché da rappresentante delle classi lavoratrici, quando potrebbe destinare ciò che guadagna al partito e non a qualche negoziante, dovrebbe far riflettere su quello che accade in qualsiasi altro partito, sindacato, istituzione.
Ma se Bertinotti si veste così – se ha quella erre moscia, quando potrebbe tranquillamente pagarsi un corso di dizione e sarebbe pure suo dovere farlo, mentre parla in maniera tanto elevata, tanto intellettuale – è per avere l’arma di poter dare agli altri del populista. Questa è la politica. Non sarebbe più democratico che nell’agorà televisivo io vedessi rappresentato fisicamente il lavoratore, l’operaio, il contadino? E quando Bertinotti, perché Bertinotti è solo un esempio, venisse a trovarsi tra la sua gente – sua per modo di dire, mica so se è così – chi si sentirebbe a suo agio di fianco a uno vestito da signore?
Questa premessa per far capire ciò che sta succedendo in questi giorni. A un angolo del ring abbiamo lo stralogoro Berlusconi, capace grazie ai suoi tv-dollari di risalire rapidamente , dall’altro abbiamo uno che sulle bugie altrui ci campava di rendita: Fassino.
Fassino dal punto di vista dell’immagine è uno alla Veltroni. Uno che sembra non abbia ambizioni, sembra uno che riceve volentieri ordini, che si difende quand’è giusto difendersi, non ha reazioni volgari, non è un irascibile. Un tipo fidato. Vai a capire poi perché i DS avessero bisogno di una seconda banca oltre MPS.
Cosa sta accadendo? una cosa molto semplice. Come era già successo 10 anni fa a Brescia, Berlusconi smentisce e rilancia, divertendosi come un matto adesso che è arrivato il suo turno. Fa bene? Certo che fa bene, visto che la politica è una cosa sporca, visto che in un paese a maggioranza egoista costruire un impero gli deve essere costato il triplo in termini di ipocrisia e ruffianeria rispetto a un qualsiasi altro imprenditore europeo o americano. Allo stesso tempo, leggo su repubblica la reazione di Fassino ogni volta che gli arrivano ste scudisciate. Sono chiacchiere. La persona di valore, trovandosi al suo posto, si dimette. L’analogia, che forse ha spinto Pansa a chiedere le dimissioni del gruppo dirigente, è con Brescia 10 anni fa. Perché dobbiamo dire grazie a Brescia, grazie a Berlusconi, se Di Pietro si dimise e finì Mani Pulite. Il cavaliere c’aveva già provato offrendogli la poltrona di ministro. C’è riuscito facendo leva sulla coerenza di una persona normale. La stessa operazione che sta tentando oggi con Fassino, che si è sempre dipinto come politico coerente e attento. Non lo è: non c’è solo questa o quell’intercettazione, ma anche la mancanza di fiducia nei compagni di partito, o l’ambizione al potere, che lo spingono a non dimettersi.
Di Pietro tornò da Brescia pulito, assolto con formula piena, senza amnistie, prescrizioni, leggi ad hoc, politici amici, televisioni amiche, giudici amici, senza un partito fatto in fretta e furia per salvarlo da sicura condanna, senza che gli avvocati che lo difendono siedano in parlamento. Tornò soprattutto pulito da qualsiasi eventuale conflitto di interessi, seppur piccolo. Perché una Mercedes non è paragonabile a BNL, nè a ciò che ha fatto sinora l’impero berlusconiano per la tenuta della democrazia. Se si chiama impero ci sarà un motivo no?
Fassino il conflitto di interessi ce l’ha. Il problema è che non ce l’ha solo come personaggio politico. Ce l’ha per la carica che ricopre. Quell’abbiamo è sintomatico. Qui non c’è un singolo politico con le mani in pasta, ma un partito che è stato impostato per non fare sola politica. Ci sono molte ragioni perché Fassino si dimetta.
In questo momento Forza Italia e gli ex-democristiani rappresentano la parte meno nobile della politica. Pretendere da essi gesti democratici, aperti, coerenti è troppo per le loro forze. Da bravi rappresentanti della destra, sono incapaci di vedere la trave nel proprio occhio, mentre ingigantiscono a dismisura la pagliuzza nell’occhio altrui. RIpeto: se una Mercedes aveva davvero tutto quel valore, avremmo dovuto spedire Berlusconi al confino su Plutone, in vacanza.
Tuttavia, per chi si dipinge come migliore, come eticamente alto, non è possibile lo stesso metro. AN, DS, Lega e Rifondazione non possono sgarrare nemmeno un po’. Fassino si dimetta. Non faccia il riformista fino in fondo.
Ma non lo farà. È un politico, e la politica è una cosa che bisogna conservare così com’è: sporca.