Non di solo turismo

Un vecchio detto italiano recita più o meno così: chi non ha voglia di lavorare si abitui a mendicare.
La recente sconfitta referendaria dei no triv ha tuttavia evidenziato che esiste nel Paese una bella fetta di popolazione inconsapevole delle fondamenta su cui si sostiene lo stile di vita che la appaga. Questo insieme di tipi umani, sbrigativamente ribattezzati cattocomunisti, è in realtà diffuso a tutte le latitudini della politica.

Sono quelle persone che hanno il mito della rendita in un paese che si dice fondato sul lavoro, che amano l’esproprio proletario tranne quando ne sono loro le vittime, che cercano in tutti i modi di accaparrarsi dei danarosi frutti della disumana pressione fiscale italiana, pressione fiscale che non solo stronca il lavoro economicamente e aziendalmente sano, ma induce al suicidio decine di imprenditori ogni anno.

Queste persone, spesso donne, vivono a volte in casali che spacciano in società per ville signorili, ma non hanno la capacità finanziaria per sostenere tali ruderi, e allora si inventano agriturismi e b&b – attività di per sé dignitose – pur di conservare il proprio status di aristocratici & comunisti.

Oppure, per evitare (=evadere) tasse mettono su le onlus anziché le aziende, fanno associazioni culturali lí dove tutti sanno esserci dei ristoranti, talora ottimi, e vanno in giro mendicando una crocetta per il cinque per mille, e questo è il periodo.

Naturalmente hanno una visione padronale e razziatrice dei soldi altrui, per cui se capita di parlarci come é successo a me, si scopre che chi decide dei soldi di una persona sono loro per interposto stato tassatore. Il che è indegno, vergognoso, criminale e fa schifo.

Per queste persone é dogma, ovvietà e punto fermo del proprio agire pubblico che l’Italia possa campare di solo turismo. E non sia mai che gli citi decine di studi internazionali sul golf, come volano del settore. Verresti subito tacciato per amico dei “ricchi”, per portavoce dei capitalisti e per criptofascista.

E che non ti venga in mente di obiettare che tra il Sim di cui parlavano i brigatisti e le demoplutocrazie di cui si lagnava il Duce a cambiare è solo la terminologia! Saresti definitivamente catalogato per disfattista e amico di chissà quale entità massonica e piduista.

Insomma, nonostante che il turista cerchi essenzialmente relax dallo stress del proprio quotidiano e dunque prediliga realtà non problematiche sotto alcun punto di vista, secondo i teorici del “potremmo vivere di rendita grazie ai proventi del turismo” e della tal cazzata “che tutto il mondo ci invidia” non è il cliente ad avere quasi sempre ragione, ma loro ad averne sempre.

Non so se avete presente il mendicante fuori dalla chiesa che vi chiede gli spiccioli che avevate preparato per l’offertorio.

Quel mendicante è l’incarnazione di questi clandestini del settore turistico. E si sta diffondendo ovunque. È la mentalità dei soldati spagnoli che il Manzoni dice andassero per vigne ad alleggerir i contadini della fatica dei loro raccolti. La mentalità degli zingari, qualsiasi significato oggi abbia questa parola poco politically correct, e dei popoli nomadi che vedono negli stanziali esseri subumani, animali da razziare.

E non stupisce vedere tra i turisti dei ladri: evidentemente i cacciatori di frodo di souvenir culturali nostrani si sono adeguati all’andazzo degli avidi dispensatori di scontrini di caffé a cifre folli.

Per me l’immenso patrimonio culturale artistico e archeologico di cui ci facciamo orgogliosi custodi andrebbe alienato e sparso fuori, nel mondo. Siamo una nazione di robivecchi, non più di artisti.

Infatti i Fori Romani non sono più, con sommo dolore dello scrivente; più giù era il Colosseo, luogo di divertimenti anche cruenti e non certo di seghe mentali sui diversi stili architettonici. Così come c’era una volta Pompei, che non era un deplorevole e trascurato museo di corpi carbonizzati e poi dissolti nel fango e nei lapilli, ma una città economicamente viva.
Perché queste persone, dei veri e propri minus habens a far danni continui a tutta la collettività, non si sono ancora messi nella testa che la cultura esiste se l’economia è fiorente, ma non può né potrà mai sostituirsi ad essa.

Se l’Italia vuole più turismo non deve puntare solo sulla cultura

Io non ho mai visto nessuno che, nel periodo di ferie, tira fuori dagli scatoloni dei libri di scuola, se ancora li ha, il libro di storia, o il libro di arte.

Pensare, come fa l’italiano medio, che noi abbiamo la cultura e che siamo anzi i primi al mondo per cultura, con i siti Unesco che smettono di essere urbanisticamente vivi pur di offrire un’immagine da cartolina, senza immaginare un’offerta che recepisca altri tipi di richieste che pure i primi paesi al mondo per turismo soddisfano, vuol dire tagliarci fuori da gran parte del flusso turistico internazionale.

Per cui sì, posso anche fare visita a Pompei, ma scordiamoci che ci rimango una settimana. Anzi, è grasso che cola se la rivedo una seconda volta nella vita: sono in ferie per svagarmi, non per farmi decine di km di giri in un parco archeologico sotto il sole la pioggia stando tutta la giornata in piedi dopo già aver fatto la fila davanti la biglietteria, e farmi una capoccia così su come si viveva durante l’impero Romano e sugli effetti dell’eruzione di un vulcano che, detto per inciso, mica ha smesso OGGI di essere attivo…

Nel menu che un normale turista outbound (oggi l’unico danaroso da permettersi di pernottare) si costruisce, la cultura viene all’ultimo posto, come uno spuntino veloce a metà pomeriggio.

Determinare che un posto qualsiasi faccia tante visite non significa, come magari credono i buontemponi che redigono gli studi di settore sull’alberghiero, che a quelle visite corrispondano altrettanti elevati fatturati degli esercizi commerciali che gravitano (a fatica) intorno a quell’attrazione.

Puntare su un turismo dove la cultura per fattori sociali esterni è al primo posto porta un turista non stanziale ma occasionale. Il turista non cerca la cultura, cerca di distrarsi dallo stress dell’anno lavorativo. La cultura può essere una di queste tante distrazioni, ma per come l’abbiamo definita noi in Italia è data in modo troppo pesante. E noi stessi, senza spesso conoscerla, ci aspettiamo troppo da essa.

Spendiamo troppi soldi su musei che insieme non fanno le visite del solo Louvre e che andrebbero assolutamente privatizzati a soggetti tra loro distinti per sempre. Idem per gli accrocchi di ruderi in zone spesso a criminalità elevata, quando una buona accoglienza prevede la perfezione anche nei piccoli particolari. Pensiamo che l’insieme del patrimonio culturale e paesaggistico italiano sia un immenso giacimento di petrolio che non sappiamo sfruttare, quando in realtà è vero l’opposto. La cultura italiana è semplicemente un pozzo senza fondo dove buttiamo soldi per tutelare qualcosa che è naturale non smetta di cadere a pezzi, o di scrostarsi, o di scolorirsi, o di assorbire smog. Alienarlo almeno in parte non vuol dire solo liberarsi di tante voci di spesa, ma salvarlo in un Paese pieno di vulcani, di sismi, di alluvioni. Un Paese geologicamente vivo e umanamente incapace di sostenere, da solo, uno sforzo tanto immane.

L’approccio al turista non è professionale ma spesso piratesco. Non è un segreto che da Roma all’ultimo paese che il Lazio nasconde, il turista venga salassato anche semplicemente per un panino o un caffé, venduti a caro prezzo ma senza scontrino. Gli scippi e i furti negli alberghi sono quotidiani, si conosce da trent’anni la natura malvagia del 64 che va da Termini a San Pietro, eppure nemmeno la fama internazionale ha portato a migliorare la sicurezza dei passeggeri su questa linea Atac.

Ci si dimentica che il turista ama andare in posti dove vorrebbe vivere, e questo include ciò che noi desideriamo escludere dal discorso. In altre parole anche il turista é uno straniero che può investire sull’Italia, e se non lo fa, o lo fa poco, è perché è oculato nel decidere!
E noi allora? Cosa gli offriamo? Il pippone di storia e di arte quando non sappiamo nemmeno incidere, per ignavia, sul nostro presente? Ma chi vogliamo prendere in giro? Gente più istruita di noi? Gente che viene da paesi certamente più avanzati del nostro?

Gente che sul nostro conto ne sa più di noi, che viene in Italia nonostante gli italiani, nonostante le notizie che ogni giorno la loro stampa offre loro su di noi, sulla nostra poca serietà, su quanto siamo stati beneficiati prima del crollo del muro di Berlino e di come siamo caduti nelle classifiche internazionali oggi che non serviamo più?

Oggi che siamo un Paese in declino non riusciamo nemmeno a difendere i nostri piccoli imprenditori che hanno investito la vita di intere generazioni familiari sugli stabilimenti balneari: arriva l’UE e stabilisce che la concessione non può durare un tempo tanto lungo. Questo perché si vuole la catena di stabilimenti balneari tedesca, con bagnini tedeschi, estesa dalle Canarie alle Baleari alla Riviera Romagnola o Ligure o alla Versilia, fin giù nelle isole Egee. Certo, d’inverno rimarrebbe un ilota italiano a fare il custode, il metronotte e anche il metrogiorno per esempio dei duecento e passa stabilimenti cattolichini, e delle centinaia di Misano, Gabicce, Riccione, Rimini…

Ma il menefreghismo dei supposti intelligenti con la laurea in Lettere, Filosofia, Belle Arti e qualsiasi altra disciplina umanistica, che manifestano in piazza quando si tratta di farsi assorbire dallo Stato magari come responsabile di una sala museale, è patente nel non essere solidale con la parte privata dell’offerta turistica complessiva italiana. Perché?

Perché il privato DEVE essere cattivo, evasore, traditore di Cristo, mentre lo tartassi per mantenerti con i soldi che lui ha guadagnato INVENTANDOSELO IL LAVORO, E NON TROVANDOSELO PRONTO SULLA SCRIVANIA, OGNI GIORNO!!!